Milano, 20 sett – Fervono i preparativi per il derby meneghino di domani sera. Antonio Conte, allenatore dell’Inter, commenta l’iniziativa lanciata dal Milan: una task-force interna contro il razzismo. “Qualsiasi insulto verso l’avversario è un problema, non solo il razzismo” dice Conte.


Conte: “In Inghilterra era meglio”

Il club rossonero ha dichiarato che la sua task force contro il razzismo ”svilupperà un programma articolato di attività per sensibilizzare l’opinione pubblica, monitorare e affrontare episodi o comportamenti razzisti sui social media e allo stadio”. Insomma, qualcosa di molto simile a quanto sta già compiendo Facebook nei confronti dei suoi scritti che si rendono colpevoli di non meglio specificati “incitamenti all’odio“. ” Ho avuto la fortuna e anche la bravura di fare un’esperienza in Inghilterra dove se succede una cosa del genere, buttano i 2-3 responsabili in prigione e non li fanno più entrare allo stadio” commenta l’allenatore che nel Regno Unito ha seduto sulla panchina del Chelsea. “In italia ho trovato le cose molto peggiorate. Qui si va allo stadio per insultare il calciatore, l’avversario, la squadra.  C’è tanto odio, tanto rancore, si scrive solo per insultare e fomentare odio”. Qualcuno dovrebbe rendere edotto Conte su quanto la macchina repressiva nei confronti dei tifosi, qui in Italia, è ben oliata da un pezzo; spesso con la scusa di voler “riportare le famiglie allo stadio” si perpetra una violazione delle libertà individuali dei tifosi – non a caso gli stadi sono stati “laboratori” che hanno partorito poi misure come quelle del Daspo. Andare allo stadio, ormai, significa sottoporsi ad una serie di controlli che sempre di più scoraggiano gli italiani ad andare allo stadio (con tanto profitto per le pay tv).

E accusa i giornalisti

“Dobbiamo migliorare tutti, noi nelle dichiarazioni e anche voi giornalisti: facile fare articoli sul razzismo, poi però in altri articoli si fomenta l’odio e la mancanza di rispetto”. Questo generico odio, secondo Conte, “è diseducativo”. “Bisognerebbe mandare messaggi positivi, qui si va allo stadio per insultare avversario, non per tifare la propria squadra” conclude Conte. Scommettiamo, tuttavia, che Conte, esordiente nel Lecce e allenato da Carletto Mazzone, abbia sentito molto di peggio di quanto ora non sia possibile ascoltare dagli spalti degli stadi italiani; quest’ondata di quaccherismo sportivo, che sta privando il calcio italiano di ogni elemento identitario agitando lo spauracchio di questo “odio” è davvero ciò che l’allenatore dell’Inter si augura? E’ davvero il bene del calcio?

Ilaria Paoletti

3 Commenti

  1. E brava la Paoletti. L’ho trovato insopportabile!
    In un articolo apparso due settimane fa sul sito della BBC si poteva leggere una rappresentazione tutt’altro che edenica
    rispetto a quella a cui Conte faceva riferimento:
    Ecco una spaccato dell’Eden a cui faceva riferimento Conte:
    “Social media platform Twitter says it has “taken action” on “more than 700 examples of hateful conduct” in the past two weeks after several Premier League players were racially abused”.

    Aggiungiamo anche le statistiche raccolte dall’ ’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti dell’uomo (Odihr) dell’Osce
    che raccoglie gli episodi di razzismo e xenofobia ricevute dagli stati europei (risale al 2014):
    In Italia i casi segnalati ammontavano a poco più di 400 – per la precisione, 413; in Francia (678), Finlandia (829), Germania (2.039), Svezia (2.768) e nel Regno Unito dalla concordia e dall’amore ben 43.113.
    In questi 4-5 anni le cose potrebbero essere peggiorate ma dubito che la situazione si degenerata a tal punto da
    registrare cifre come quelle indicate in UK.

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