Roma, 14 mag – Partiamo dall’antefatto. Il 6 maggio scorso il veliero Astral, della già indagata per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, Proactiva Open Arms, “soccorre” un gommone in acque territoriali libiche senza alcuna indicazione dell’MRCC (Centro di Coordinamento Soccorsi Marittimi) di Roma, arrivando tempestivamente e curiosamente prima della Guardia Costiera Libica già allertata. Il gommone si trovava senza motore, come consuetudine quando gli scafisti sono certi della presenza delle ONG in zona. A bordo della Astral al momento dell’ambiguo salvataggio, erano presenti l’onorevole di + Europa, Riccardo Magi, e il giornalista di Repubblica, Paolo G. Brera, impegnati sui social network in una massiccia attività di propaganda pro ONG.


È proprio quest’ultimo ad ammettere in un suo articolo che il “salvataggio” effettuato dalla Astral è avvenuto in acque territoriali libiche.

A questo punto, la crisi: il veliero di 30 metri non è predisposto per ospitare a bordo i 105 migranti soccorsi (neppure un gabinetto) e le autorità italiane negano l’autorizzazione sia allo sbarco in un porto siciliano sia al trasbordo su altre ONG presenti nella zona, perché il capitano della Astral, Riccardo Gatti, “non accetta di riportare i migranti nel Paese (la Libia) da cui (i migranti) tentano di fuggire” dato che questo “sarebbe un illecito respingimento di richiedenti asilo”.

Qui iniziano le denunce della ONG e di Riccardo Magi.

Una piccola considerazione: come è possibile che una nave priva di ogni tipo di predisposizione per l’assistenza delle vittime di un naufragio e certamente non omologata al trasporto di più di 100 persone (30 metri di lunghezza), possa agire indisturbata nella zona SAR libica? Ricordiamo altresì che i trasbordi tra ONG sono vietati dal Codice di Condotta del Ministro Minniti, sottoscritto anche da Proactiva Open Arms.

L’11 maggio, è iniziata l’udienza presso il Tribunale del Riesame di Ragusa che dovrà discutere il ricorso della Procura contro il dissequestro della nave Open Arms della ONG spagnola, Proactiva Open Arms. Il dissequestro era stato disposto dal Gip Giovanni Giampiccolo, membro di Magistratura Democratica, lo scorso 16 aprile.

Dopo due giorni di pressioni del governo britannico (stato di bandiera dell’imbarcazione) indirizzate alle istituzioni italiane, il “caso Astral” si risolve con l’autorizzazione al trasbordo dei 105 migranti sulla nave Aquarius di SOS MEDITERRANEE.

Ci vorranno altri tre giorni per l’autorizzazione allo sbarco dei 105 migranti a Catania, con un pieno di polemiche degli umanitari.

Il 10 maggio, dopo 4 giorni dal ripescaggio (non si può certo parlare di salvataggio) in acque territoriali libiche, i 105 migranti sbarcano dalla nave Aquarius a Catania.

Curiosamente, SOS MEDITERRANEE riparte per la zona SAR libica prontamente il giorno seguente, e senza effettuare l’opportuno e consueto scalo tecnico a Malta, porto di appoggio.

Qui arriva la prova provata di quello che spesso si è solo ipotizzato e sussurrato: la collaborazione tra alcune ONG e i trafficanti di esseri umani.

Il 12 maggio scorso, la nave Aquarius di SOS MEDITERRANEE arriva in zona SAR e, senza indugi, fa rotta verso l’area antistante la città libica di Zuwara, nota per la presenza diffusa di rifugi degli scafisti dove vengono nascosti i migranti pronti a partire.

Qualcosa però, quella mattina presto, va storto: l’intervento degli agenti del Dipartimento di Polizia di Zuwara ferma gli oltre 150 migranti, già stipati su 2 gommoni dai trafficanti, pronti a raggiungere la nave già posizionata della ONG. Solo 73 persone sono riuscite a prendere il largo precedentemente.

La sequenza prevede: l’annuncio della partenza della ONG da Catania fatto da MSF Sea (che fornisce personale medico-sanitario alla ONG) alle 21:57 dell’11 maggio, la partenza dei gommoni stroncata dall’intervento della Polizia libica da Zuwara nelle prime ore (circa le 4) del 12 maggio, il posizionamento di SOS MEDITERRANEE nella zona antistante, l’avvistamento del gommone riuscito a partire con i 73 migranti e il seguente “salvataggio”, nelle prime ore del pomeriggio.

A questo punto insolitamente la ONG italo-franco-tedesca, riceve l’ordine dall’MRCC di Roma di fare immediatamente rotta verso il porto di Messina.

Nel comunicato stampa redatto da SOS MEDITERRANEE pubblicato in seguito si legge a proposito dell’ultimo “salvataggio” dei 73 migranti: “Durante il soccorso erano presenti nell’area due piccole barche da pesca. Sebbene i loro occupanti non abbiano ostacolato il salvataggio, i nostri team hanno assistito all’estrazione del motore e della benzina dal gommone da parte degli occupanti di questi pescherecci una volta completata l’operazione di soccorso”.

I membri della ONG sembrano così cadere dalle nuvole, predisponendo forse una sorta di difesa alle accuse che le Procure italiane potrebbero obiettarle. “Le piccole barche da pesca”, come noto a tutti, sono usate da anni dagli scafisti per accompagnare i gommoni nella zona in cui si trovano le ONG e, come sempre succede, gli stessi tolgono il motore per i futuri viaggi.

Seguiremo gli sviluppi della vicenda nelle prossime ore.

Francesca Totolo

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