Roma, 29 giu – Nel tempo dei gretini è evidentemente difficile non sottovalutare una questione che invero esiste e va affrontata con una certa urgenza. Il tema è quello della salvaguardia del pianeta rispetto ad un uso sconsiderato delle risorse naturali e a pratiche quotidiane che rischiano di lasciare ai nostri figli un mondo diverso, inevitabilmente più povero, più sporco e non già pieno di bellezza, ma di monnezza.


Battaglie vuote

Scendere in piazza per richiamare l’attenzione su una questione così importante non è un atto cui guardare con diffidenza o con disprezzo. Lo diventa se le manifestazioni si risolvono in vuote dichiarazioni d’intenti, se si pretende di salvare il mondo solo uscendo di casa, se si sfrutta ogni occasione per lanciare i soliti anatemi contro i pericolosi sovranisti al potere.

Al pianeta servono fatti, non parole. Servono pratiche quotidiane virtuose da parte di tutti, servono modelli di produzione e consumo più efficaci e sostenibili, serve orientare l’economia verso soluzioni circolari. Tutti i vuoti proclami per la causa dell’ambiente – non nascondiamocelo – sono stati tradotti in iniziative concrete solo negli ultimi anni, con colpevole ritardo rispetto alla velocità con cui interi quartieri di Palermo e Napoli, nonché porzioni sempre più consistenti dei nostri mari, si sono riempiti di rifiuti.

Un problema chiamato plastica

Nell’ambito della questione ambientale, uno dei temi più urgenti su cui agire è senza dubbio quello della plastica, un derivato del petrolio che pure ha giocato – e continuerà a giocare – un ruolo importante nella nostra economia e nella nostra vita quotidiana. Purtroppo, la quantità di plastica dispersa nell’ambiente, in particolare in mare, sottoforma di rifiuti è in costante aumento.

Tutto ciò rappresenta un problema particolarmente serio: residui di plastica sono presenti in diverse specie marine e per questo tramite vengono immesse nella catena alimentare, costituendo un rischio anche per la nostra salute. Oltre a ciò, i rifiuti di plastica in ambiente marino hanno un impatto non indifferente anche su settori particolarmente importanti della nostra economia, quali il turismo, la pesca e il trasporto marittimo.

La prima significativa dichiarazione d’intenti è arrivata dal piano d’azione dell’Unione Europea per l’economia circolare, adottato dalla Commissione nel dicembre 2015, che si prefiggeva lo scopo di far emergere, attraverso una serie di incentivi, modalità innovative e più efficaci di produzione e di consumo e affrontava, sul tema specifico della plastica, questioni legate a riciclabilità, biodegradabilità e presenza di sostanze pericolose nelle materie plastiche, ponendosi inoltre l’obiettivo di ridurre significativamente i rifiuti marini.

Le misure previste sono state inasprite dalle norme approvate dal Parlamento nel maggio 2018. Sempre del 2015 è poi la direttiva del Parlamento e del Consiglio sull’utilizzo di borse di plastica in materiale leggero, recepita dal Parlamento italiano attraverso l’art. 9 bis del d.l. 91/2017. Allo scorso anno risale invece la Strategia europea per la plastica in un’economia circolare, che prevedeva misure e obiettivi specifici per migliorare gli aspetti economici e la qualità del riciclaggio della plastica, arginare i rifiuti di plastica e la loro dispersione nell’ambiente, indirizzare gli investimenti e l’innovazione verso soluzioni circolari, sfruttando l’azione frattanto condotta a livello mondiale e fornendo specifiche raccomandazioni alle autorità nazionali e all’industria. Proprio nell’ambito di questa strategia, nel maggio 2018 la Commissione ha presentato una proposta legislativa volta ad affrontare il problema della plastica monouso, segnatamente dei prodotti usa e getta più presenti come rifiuti nei nostri mari. Le misure individuate concernono a) il divieto di commercializzare i prodotti in plastica per cui esistono alternative facilmente disponibili ed economicamente accessibili fabbricati con materiale sostenibile (parliamo di bastoncini cotonati, posate, piatti, cannucce, mescolatori per bevande e aste per palloncini); b) obiettivi di riduzione del consumo per contenitori per alimenti e tazze per bevande; c) responsabilità estesa del produttore, che contribuirà a coprire i costi di gestione e bonifica dei rifiuti nonché delle misure di sensibilizzazione; d) obiettivi di raccolta; e) prescrizioni di etichettatura; f) misure di sensibilizzazione. Il Parlamento ha introdotto alcune modifiche in ottobre, tra le altre cose ampliando i divieti e introducendo obiettivi quantitativi chiari per la riduzione del consumo. Il Consiglio ha adottato il proprio orientamento generale il 31 ottobre, mentre l’accordo provvisorio interistituzionale è arrivato il 19 dicembre. L’iter legislativo si è concluso lo scorso 21 maggio con l’adozione formale da parte del Consiglio.

Ordinanze “plastic free”

A far ben sperare, però, è soprattutto l’immediata reazione da parte degli enti locali, e segnatamente da parte di decine di Comuni italiani che hanno subito recepito le raccomandazioni comunitarie anticipando i tempi per il bando della plastica monouso. Da Terni a Maratea, da Ischia a Carloforte, da Taormina a Chioggia, da Capo d’Orlando a Porto Azzurro, passando per Lercara Friddi e Balestrate, le ordinanze ‘plastic free’ stanno letteralmente dilagando, contagiando pressoché tutte le regioni della penisola, in particolare quelle che si affacciano sul mare.

Le misure comuni a tutte queste amministrazioni, di tutte le estrazioni politiche, sono essenzialmente tre: a) il divieto di distribuzione di sacchetti da asporto monouso in materiale non biodegradabile (ma con la concessione per l’uso delle scorte per 90 giorni dalla pubblicazione); b) il divieto di vendita di prodotti monouso non degradabili e/o compostabili, in particolare per i prodotti indicati nella proposta legislativa europea; c) il divieto di distribuzione, in qualsiasi tipo di evento pubblico, di materiale non biodegradabile e/o compostabile. I singoli Comuni hanno poi integrato queste misure con altre, per garantire efficacia maggiore alla propria azione: c’è chi ha installato ecocompattatori per il conferimento premiante della plastica, chi ha deciso di eliminare dai distributori le bottiglie di plastica, magari installando erogatori o fontanelle con naturalizzatore, chi ha eliminato l’impiego della plastica dalle mense scolastiche cittadine, chi ha prescritto l’uso esclusivo di bicchieri in materiale biodegradabile e compostabile e di paline in legno per i distributori automatici di bevande. Ulteriori azioni da sperimentare potrebbero essere la distribuzione ai cittadini di contenitori per l’acqua in materiale ecocompatibile (come ha di recente fatto l’Università di Bologna) e di borse riutilizzabili in stoffa o tessuto per fare la spesa.

Insomma, le azioni concrete da mettere in campo sono tante, e diversi amministratori con coraggio e lungimiranza le stanno già applicando. Fatti, non parole. Alla faccia dei gretini.

Giuseppe Scialabba

3 Commenti

  1. Il gigantesco problema di fondo, di cui non si parla mai, è la sovrappopolazione. Persino gli ambientalisti sembrano esserselo dimenticato, probabilmente perché non esiste una soluzione semplice e indolore. Come minimo bisognerebbe mettere un limite al numero di figli per famiglia; impensabile al giorno d’oggi. Ma finché non si risolve questo, tutto il resto è inutile.

  2. ..usare rasoi classici in metallo con lame sostuibili ( ottimi)..evitare di usare acqua confezionata in bottiglia plastica (acqua rubinetto : ottima)…ecc ecc..in riassunto: evitare l’uso di prodotti in plastica e confezioni in plastica..

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