Roma, 27 mag – Le elezioni europee segnano l’avanzata dei sovranisti-populisti, soprattutto nel Regno Unito, in Francia e in Italia, in grado di intercettare l’euroscetticismo diffuso nei Paesi Ue, in netta contrapposizione con i partiti europeisti. Ma in termini numerici questa crescita non basta a modificare l’assetto dell’Europarlamento. In Francia, il Rassemblement National di Marine Le Pen è il primo partito (23%), così come il Brexit Party di Nigel Farage (32%) lo è in Gran Bretagna (ma questo poco inciderà nel Parlamento Ue, visto che appena passerà la Brexit, i seggi britannici verranno eliminati). In Italia, la Lega di Matteo Salvini è al 34%. In Polonia la lista nazionalista Diritto e giustizia è la prima forza con il 42% dei suffragi, davanti ai centristi (39%) e ai socialdemocratici (6%). In Germania la Cdu-Csu resta in testa (pur registrando il peggior risultato della storia) con il 28,9% dei voti davanti ai Verdi (che incassano il 20,6%) e a Spd (centrosinistra) al 15,5%. Risultato non lontano da quello spagnolo, dove il Partito socialista (Psoe) è dato al 33%, il Partito popolare al 20% e Ciudadanos (centristi) al 12%. Il partito sovranista Vox è al 6%.


Europarlamento in stallo

Il gruppo Europa delle Nazioni e della Libertà, a cui appartengono la Lega e Rassemblement National, sale a 71 seggi, mentre il gruppo dei 5 Stelle e di Farage, Europa della Libertà e della Democrazia diretta, ottiene 44 seggi. Ma gli equilibri nell’Europarlamento non cambiano, perché il Partito popolare ha 179 seggi, 150 i socialisti, 108 i liberali, 68 i Verdi (che segnano una crescita notevole, ma non in Italia), 38 la Gue, gruppo di estrema sinistra. Ancora 36 deputati non hanno una collocazione dentro i partiti politici. In generale, anche a causa dell’avanzata sovranista-euroscettica, l’Europarlamento è in stallo, salvo alleanze improbabili. Sì, perché la maggioranza politica che dovrà “eleggere” il prossimo presidente della Commissione europea, e poi dare la fiducia a tutto il suo esecutivo, deve raccogliere almeno 376 voti, la metà più uno dei 751 seggi dell’Europarlamento. Andando a vedere le possibili alleanze, abbiamo da una parte, il Ppe e i Socialisti che da soli, per la prima volta, non hanno più la maggioranza assoluta; dall’altra, niente maggioranza neanche con un’improbabile alleanza di tutte le formazioni della destra conservatrice, populista o sovranista (Enf, Ecr, Efdd) e del Ppe (avrebbero 351 voti). Scenario plausibile appare un accordo tra il vecchio blocco di maggioranza Ppe-Socialisti e i liberali dell’Alde e di En Marche di Macron (437 voti).

Il voto Paese per Paese

Ecco come è andato il voto nei 28 Paesi membri, ordinati in base al numero di seggi.
Germania (96 seggi) La Cdu-Csu (centrodestra) in testa con il 28,9% dei voti davanti ai Verdi (20,6%) e a Spd (centrosinistra) al 15,5%. I sovranisti di AfD si attestano all’11%,
Francia (74 seggi) Il Rassemblement national lepenista sopra il 23% rispetto alla lista di Macron Lrem che raccoglie il 22% e gli ecologisti di Eelv sono al 13%. Les Republicains (centrodestra) sono all’8%.
Italia (73 seggi) Lega primo partito, oltre il 34%, davanti al Pd attorno al 22% e a M5s attorno al 17%.
Regno Unito (73 seggi) Il Partito della Brexit di Nigel Farage in testa al 32% davanti ai liberaldemocratici e ai laburisti (entrambi al 19%). De profundis per i Tory di Theresa May, che crollano all’8%, i Verdi all’11%.
Spagna (54 seggi) Il Partito socialista (Psoe) al 33%, il Partito popolare al 20% e Ciudadanos (centristi) al 12%. Il partito sovranista Vox è al 6%.
Polonia (51 seggi) La lista sovranista Diritto e giustizia è la prima forza con il 42% dei voti, davanti ai centristi (39%) e ai socialdemocratici (6%).
Romania (32 seggi) La lista conservatrice è al 26% alla pari con i socialdemocratici. Centristi al 24%.
Olanda (26 seggi) Laburisti (sinistra) in testa con il 18% davanti al Partito populare per la libertà e la democrazia (centro) con il 15% e i conservatori (12%).
Belgio (21 seggi) Il partito conservatore è in testa con il 13% davanti al partito sovranista Vlaams Belang (11%) e il Partito socialista al 10,46%.
Ungheria (21 seggi) Il partito populista Fidesz del premier Viktor Orban ha stravinto con il 52% contro 16% della Coalizione democratica (sinistra). Il partito centrista Momentum e’ al 10% davanti ai socialisti (7%) e al partito di estrema destra Jobbk (6%).
Grecia (21 seggi) Nuova democrazia (centrodestra) è al 33% davanti a Syriza (centrosinistra) al 24% e al Movimento per il cambiamento (7%). Alexis Tsipras, premier e leader di Syriza, ha annunciato che si terranno a fine giugno delle elezioni anticipate.
Portogallo (21 seggi) Il Partito socialista avanti con il 32% davanti ai socialdemocratici (22%) e al Blocco di sinistra al 10,5.
Repubblica Ceca (21 seggi) Il partito di sinistra è avanti con il 27% davanti ai conservatori (14%) e al Partito dei pirati (13%).
Svezia (20 seggi) Socialdemocratici primo partito al 25,%, davanti ai Moderati (conservatori) al 17%. I sovranisti sono al 17%, i Verdi al 9,5%.
Austria (18 seggi) Il Partito popolare (destra) prima forza al 34% davanti ai socialdemocratici (23%) e al partito sovranista Fpo (17%).
Bulgaria (17 seggi) Il partito conservatore è in testa con il 31% davanti al Partito socialista (24,33%) e al Movimento dei diritti e delle libertà (centro) al 13%.
Danimarca (13 seggi) I socialdemocratici arrivano primi con il 22,8% dei consensi, davanti ai centristi, fermi al 20,5% e la formazione sovranista, che supera appena il 13%.
Finlandia (13 seggi) Vincitori sono i conservatori della Coalizione nazionale, anche se con il 20,7% risultano comunque in calo rispetto al 2014. A guadagnare di più è la Lega verde, che con il 15,9% segna un risultato storico. Terzi, i socialdemocratici con il 14,7%, seguiti dai sovranisti dei Veri finlandesi, al 14%.
Slovacchia (13 seggi) Centristi primi con il 20,1% dei voti, davanti ai socialdemocratici, fermi al 15,7%, mentre il partito sovranista arriva al 12%.
Croazia (11 seggi) Buona affermazione dei conservatori con il 23,04% a netta distanza dai socialisti fermi al 17,9%) e alla lista indipendente di Kolakusic (8,09%).
Irlanda (11 seggi) I conservatori di Fine Gael conquistano il 29%, staccando i centristi del Fianna Fail al 15% e l’Alleanza indipendente, anch’essa al 15%. Stesso risultato per gli ecologisti, mentre la sinistra del Sinn Fein si ferma al 13%.
Lituania (11 seggi) In testa ci sono i conservatori dell’Unione della patria con 17,41%, seguiti dai socialdemocratici al 16,9%. Il partito populista al potere l’Unione dei Verdi e Contadini lituani (Lvzs), è terzo al 13,5%.
Lettonia (8 seggi) Dimezzano i propri voti ma restano primo partito i conservatori del Partito dell’Unità con il 26% dei voti, secondi i socialdemocratici (17,5%), terzo il partito sovranista (16,4%).
Slovenia (8 seggi) Primo il partito conservatore con il 26,4% dei voti, staccando di netto i socialdemocratici al 18,62%, mentre i centristi arrivano al 15,59%.
Cipro (6 seggi) I conservatori del Raduno democratico arrivano in testa, con il 31,8% dei consensi, staccando di quasi 6 punti il partito della sinistra Akel, al 26%, mentre i socialdemocratici arrivano al 11,9%.
Estonia (6 seggi) E’ il Partito Riformista a vincere, sia pur di un soffio: 21,7% contro il 21,5% conquistato dai socialdemocratici. Un’altra lista centrista segna il 18,6%. Contro ogni previsione, gli euroscettici di Ekre si devono accontentare del quarto posto, al 12%.
Lussemburgo (6 seggi) Liberali in vantaggio con il 21,44% dei voti, ma solo di strettissima misura rispetto ai conservatori cristiano-sociali del presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che non superano 21,1%. I verdi toccano il 18,91%.
Malta (6 seggi) I laburisti del premier Josef Muscat trionfano con il 55,9% dei voti, staccando di quasi 20 punti il partito nazionalista, che si ferma al 36,2%.

Adolfo Spezzaferro

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