Roma, 4 mar – Come ampiamente previsto, Nicola Zingaretti è il nuovo segretario del Partito Democratico. A scrutinio ancora in corso, il governatore del Lazio ha ottenuto circa il 65% di voti alle primarie del partito, con Maurizio Martina a poco più del 20% e Roberto Giachetti sotto al 15%.


Quindi, niente ricorso all’assemblea nazionale del Pd: centrato l’obiettivo di essere eletto con un buon margine. Centrato anche l’obiettivo di una partecipazione al voto che legittimasse a pieno la sua elezione.
Infatti ai gazebo organizzati in tutta Italia a quanto pare si sarebbero recati oltre un milione e mezzo di persone. Sotto il milione, la dirigenza Pd sarebbe stata (giustamente) preoccupata.

L’affluenza

Tuttavia l’affluenza è comunque al minimo storico, come fa notare il leader della Lega Matteo Salvini: “Buon lavoro al nuovo segretario, Nicola Zingaretti e complimenti per l’organizzazione anche se il dato di oggi è il minimo storico di partecipazione”.
“Rispetto ogni singolo voto espresso ma non posso non vedere che negli ultimi 10 anni la partecipazione al voto alle primarie del Pd si è quasi dimezzata. Dagli oltre 3 milioni del 2009 sono passati nel 2013 (Renzi segretario) a 2.814.000 e nel 2017 a poco più di un milione e 800 mila“, fa presente il vicepremier.

Inoltre, facciamo presente noi, hanno potuto votare non solo i cittadini italiani con tessera elettorale, ma anche i minorenni sopra i 16 anni e gli stranieri residenti in Italia con regolare permesso di soggiorno.

La vittoria di Zingaretti

Giachetti e Martina hanno già chiamato il nuovo segretario Pd per complimentarsi con lui. E anche Matteo Renzi ha dedicato un tweet al Zingaretti invocando lo stop al “fuoco amico” dentro il partito. Un messaggio tutto da verificare, visto che il governatore del Lazio non è certo su posizioni compatibili con quelle dell’ex premier.

“Viva la democrazia italiana che dà lezione ogni volta che può”, ha detto Zingaretti, “Sono contento per l’Italia. Grazie all’Italia che non si piega e che vuole arginare un governo pericoloso: sembra che a queste primarie abbia votato lo stesso numero di cittadini, se non di più, delle ultime. Un dato veramente straordinario. Mi darebbe una percentuale che oscilla tra il 65% e il 70% del consenso. Ringrazio Giachetti e Martina per le telefonate ricevute poco fa e perchè credo che abbiano dato una buona immagine del confronto nella battaglia politica”.

“Dobbiamo costruire un nuovo Pd”

“Io non mi considero un capo, ma il leader di una comunità che dovrà stare in campo. Io penso ai delusi, a coloro che un anno fa non sono andati a votare ma oggi erano in fila ai gazebo, a coloro che ci hanno frainteso, che hanno votato altre forze politiche. Penso a loro perchè ho visto in questo enorme risultato un primo segnale: molti sono tornati, stanno tornando. Dobbiamo costruire un nuovo Pd, un campo largo per voltare pagina in questo Paese”.

La virata a sinistra (e verso i 5 Stelle?)

Con la vittoria di Zingaretti, si apre una questione chiave per il futuro del Pd, che comunque vira a sinistra: il rapporto con il M5S.
Il presidente della Regione Lazio, che alla Pisana finora non ha disdegnato una maggioranza allargata di fatto ai 5 Stelle, potrebbe guardare proprio a loro, nella politica nazionale. Anche in ragione della delicata situazione della maggioranza.
Questo anche in virtù del fatto che Zingaretti ha più volte precisato che non lascerà la presidenza del Lazio.

Renzi resterà?

Con una vittoria di Zingaretti di simile portata, Renzi (che era dietro al candidato Giachetti, arrivato ultimo), anche se ha assicurato che non farà la guerra al nuovo segretario Pd, ora potrebbe lasciare un partito che di fatto lo ha espulso per creare una nuova formazione politica.

Resta da capire se l’ex segretario si farà un partito tutto suo. Magari subito dopo il voto alle Europee.

Con la vittoria di Zingaretti, anche in ragione del suo appello a far tornare chi si è allontanato, non è esclusa una ricucitura con LeU e Articolo 1-Mdp. Bersani, Boldrini e compagni potrebbero tornare al Nazareno.

Un cammino comunque in salita per un partito in crisi di consensi.

Adolfo Spezzaferro

2 Commenti

  1. […] Stessa parabola per le primarie, uno strumento che riscosse particolare successo, una vera e propria innovazione agli albori, quando nel 2005 Prodi venne incoronato candidato premier con 4,3 milioni di persone che si recarono ai gazebo. Andò un po’ peggio a Walter Veltroni che divenne segretario Pd nel 2007 con 3,5 milioni di votanti. Una parabola, discendente tanto per cambiare, continuata da Pier Luigi Bersani, che nel 2009 divenne segretario in una votazione che coinvolse 3,1 milioni di persone. Lo stesso numero lo decretò candidato premier nel 2012. Matteo Renzi, nonostante soffiasse forte il vento della rottamazione, portò solo 2,8 milioni di persone ai gazebo nel 2013. Un risultato largamente inferiore arrivò per il suo canto del cigno, la rielezione del 2017, quando furono oltre 1,8 milioni i votanti. Numeri alla mano, domenica scorsa si sono presentati in 1,7 milioni. Altri centomila elettori in meno. […]

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