Roma, 24 mag – Il governo gialloverde dà una “sforbiciata” alle pensioni e i sindacati scendono in piazza. In arrivo infatti un doppio intervento: il conguaglio sul taglio della rivalutazione annuale degli assegni per il 2019 e la riduzione degli assegni d’oro superiori ai 100 mila euro annui. I provvedimenti saranno operativi dal 1 giugno, giornata in cui scenderanno in piazza anche i pensionati di Cgil Cisl e Uil. “Dateci retta” è lo slogan della mobilitazione a Piazza San Giovanni a Roma contro la totale mancanza di attenzione nei loro confronti da parte del governo. In piazza presenti quindi anche i leader delle confederazioni, Maurizio Landini, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo.


I tagli voluti dal M5S

Secondo il meccanismo voluto dal Movimento 5 Stelle, le percentuali di decurtazione scattano in modo progressivo al di sopra del tetto dei 100 mila euro: dal 15% sulla parte di pensione fino a 130 mila euro, per poi arrivare al 40% sulla quota che supera il mezzo milione di euro. Il taglio in arrivo a giugno si va ad aggiungere anche a un altro sacrificio inflitto ai pensionati, cioè l’ennesimo blocco sulla rivalutazione basata sull’inflazione, una decisione che coinvolge ben 5,6 milioni di italiani. Non tutti però dovranno subire la “sforbiciata” dell’assegno. Secondo l’ultima circolare dell’Inps, in base alla legge, sono escluse le varie pensioni di invalidità e quelle che risultano dal cumulo con casse private oppure da totalizzazione.

L’attacco de sindacati

“L’unica misura messa in campo è quella del taglio della rivalutazione partita il 1° aprile a cui si aggiungerà un corposo conguaglio che i pensionati dovranno restituire nei prossimi mesi mentre la tanto sbandierata pensione di cittadinanza finirà per riguardare un numero molto limitato di persone e non basterà ad affrontare il tema della povertà”, è la critica mossa da Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp-Uil al governo. Secondo uno studio della Uil, nel caso di un pensionato con una pensione di poco superiore a tre volte il minimo, 1.568 euro nel 2019, il mancato adeguamento ha comportato una perdita permanente pari a circa 960 euro annui. Inoltre, il blocco produrrà risparmi per lo Stato pari a 3,6 miliardi di euro per i prossimi tre anni, che diverranno 17,3 miliardi nel prossimo decennio. Somme molto più corpose rispetto ai “pochi spiccioli” a cui fece riferimento il premier Giuseppe Conte. Si deve porre fine a questo “prelievo forzoso a discapito di milioni di pensionati”, è la denuncia del sindacato.

Ludovica Colli

1 commento

  1. L’ unica cosa giusta è il taglio delle mega pensioni dato che spesso non erano con il sistema contributivo e sono decine di volte maggiori dei contributi versati.Una volta uno mi racconto’ di un industriale che conosceva che aveva evaso una vita intera.Solo negli ultimi 5 anni dichiaro’ moltissimo e dato che il vecchio retributivo ti dava l’80% del dichiarato annuale nel quinquennio precedente, questo si prese quello che oggi è circa 20 mila euro mensili di pensione!Questi si chiamano parassiti che hanno approfittato di un periodo di boom italiano, distrutto dagli anni ’90 grazie alla svendita a stranieri delle aziende e banche pubbliche , bankitalia compresa,da parte di traditori della patria.E’ giusto che paghino anche loro dato che il popolo stà pagando cara sulla sua pelle la svendita del paese a potentati oligarchici occulti

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