salvini 3Roma, 24 dic – Mentre sociologi e politologi si sbizzarriscono per interpretare la svolta di Matteo Salvini alla luce di categorie come “razzismo”, “fascismo”, “nazismo”, il leader della Lega nord continua a stupire per spregiudicatezza e finisce per condividere la stessa trincea con la Fiom.


Ieri, infatti, a Legnano, davanti ai cancelli della Franco Tosi, storica azienda metalmeccanica, Salvini e gli uomini di Landini si sono ritrovati fianco a fianco per sostenere la lotta dei 300 dipendenti che rischiano il posto di lavoro (sull’azienda si sta avventando, ancora una volta, un gruppo indiano, Patel…).

“È da tempo che dialogo con la Fiom – spiega Salvini – per il rilancio di una delle più celebri aziende italiane come peraltro sul referendum per abrogare la legge Fornero. Il governo Renzi, come i predecessori, mancano deliberatamente di una seria politica industriale. Mi sembrano legittimi i sospetti dei lavoratori per questi continui rinvii”.

Sotto accusa in particolare il Pd, dato che il commissario straordinario sarebbe emanazione del partito di Renzi e avrebbe intenzione di spacchettare l’azienda e rivenderla spezzettata. Per Salvini, “il lavoro non può aspettare e neppure la serenità per le famiglie coinvolte. Neppure l’impianto industriale nazionale che mi sembra sempre più evidente voglia essere svenduto. E se con la Fiom dialoghiamo non mi sembra nulla di incredibile. Sui temi come l’occupazione e la politica industriale ben venga chiunque sia di sinistra sia di destra. Le barriere ideologiche cadono laddove è messo a repentaglio il lavoro”.

Oppure, se vogliamo, è una questione di stile: cravatte contro felpe. “Le felpe sono in effetti un must mio e di Landini – spiega scherzando Salvini – magari oggi coi rappresentanti della Fiom potremmo scambiarcele. Lo scandalo non è questo come a sinistra qualcuno vorrebbe far credere. La vergogna è che il lavoro sia stato dimenticato come priorità. A sinistra come a destra”.

Il segretario generale della Fiom di Legnano Renato Esmeraldi, dal canto suo, sembra non avere i complessi che bloccano mezza sinistra: “siamo pronti a dialogare con chiunque abbia a cuore le sorti della Tosi quindi ben venga Salvini. Siamo indipendenti dalla politica ma alla politica chiediamo di darsi da fare”.

Giorgio Nigra

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