Roma, 20 ago – Dopo aver inquadrato i fondatori e gli attivisti di Alarm Phone ora passiamo alle modalità di segnalazione dei barconi in difficoltà davanti alla LibiaEmanazione di Watch The Med, Alarm Phone è stato fondato con l’obiettivo di creare una linea telefonica diretta e autorganizzata per rifugiati in difficoltà nelle acque del Mar Mediterraneo”.  È quindi un centralino dedicato ai migranti che si trovano a bordo di imbarcazioni che partono dalle coste nordafricane e fanno rotta verso l’Europa, spesso come documenteremo non in situazioni di difficoltà.


Molti si sono chiesti come possano i migranti disporre di un telefono satellitare, perfettamente carico, con credito disponibile e con il numero di Alarm Phone salvato in rubrica. Il telefono fa parte del kit consegnato ai migranti dai trafficanti prima della partenza sul barcone, unitamente ad un dispositivo Gps per poter comunicare le coordinate, ad un numero sufficiente di taniche di carburante per raggiungere il luogo di rendez-vous con le Ong (o semplicemente per sfuggire dalla zona pattugliata dalla Guardia Costiera libica) e di generi alimentari di prima necessità.

Per capire come agisce Alarm Phone, abbiamo monitorato le ultime segnalazioni dai barconi dei migranti arrivate al centralino fondato dall’indagato per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, padre Mussie Zerai.

Subito traspare una particolare consuetudine: difficilmente Alarm Phone riceve segnalazioni da barconi in difficoltà quando le navi delle Ong non sono presenti davanti alle coste della Libia o non stanno facendo rotta per raggiungerle. Nella maggioranza dei casi, le imbarcazioni vengono poi intercettati dalle “navi umanitarie” e i migranti subito trasbordati, senza l’autorizzazione delle autorità competenti. Per verificarlo, basta scorrere la timeline di Twitter dell’organizzazione.

Nei primi giorni di agosto, contemporaneamente all’arrivo della nave della Ong spagnola, Proactiva Open Arms, iniziano le segnalazioni di Alarm Phone. Delle tre chiamate di emergenza ricevute dal centralino in poche ore, ben due riguardano gommoni curiosamente prossimi alla rotta di Open Arms. Quindi i migranti vengono trasbordati sulla nave spagnola, tempestivamente e senza difficoltà nel giro di poche ore.

Con 123 persone a bordo, la nave di Open Arms si è subito diretta verso Lampedusa, sebbene si trovasse vicino alle coste della Tunisia, Paese ritenuto “porto sicuro” dalle Nazioni Unite, nonché firmatario della Convenzione di Ginevra 

Qualche giorno dopo, con l’arrivo anche della nave Ocean Viking di SOS Mediterranee e Medici senza frontiere, arrivano prontamente altre segnalazioni dal centralino di Alarm Phone.

È stato Alarm Phone a segnalare il terzo barcone intercettato alla Open Arms, che per arrivare in zona è ripartita dalle acque antistanti Lampedusa, e il primo gommone trovato dalla Ocean Viking, peraltro appena arrivata in zona SAR della Libia e proprio lunga la rotta pianificata. Dei restanti due trasbordi della “nave umanitaria” battente bandiera norvegese non è chiaro se sono avvenuti in seguito alle segnalazioni di Alarm Phone.

Quindi nei primi undici giorni di agosto, Alarm Phone ha segnalato la presenza di sette presunti gommoni in difficoltà che, usando il telefono satellitare fornito dai trafficanti, hanno chiesto di essere soccorsi, fornendo le coordinate della loro posizione. Ben quattro sono stati prontamente intercettati dalle navi delle Ong, come se la zona SAR libica e maltese fosse un’autostrada deserta.

In questi due anni e mezzo di monitoraggio di quanto accadeva davanti alla Libia, abbiamo potuto constatare che questa è una prassi: chiamata con telefono satellitare (quasi sempre di Thuraya) dai barconi al centralino di Alarm Phone, segnalazione alle Ong delle coordinate comunicate (spesso il post sui social network viene pubblicato da Alarm Phone solo dopo la fine dell’operazione di trasbordo), trasbordo dei migranti sulle “navi umanitarie”.

Dall’inizio del 2019 ad oggi, la maggioranza dei barconi intercettati dalle Ong sono stati segnalati precedentemente da Alarm Phone, mentre nei casi rimanenti dagli aerei Colibrì di Pilotes Volontaires e Moonbird di Sea Watch, che pattugliavano la zona Sar della Libia.

Alarm Phone non si è limitata a fungere da bussola alle Ong per recuperare le imbarcazioni in presunto stato di emergenza (ricordiamo che il trasbordo del veliero Alex di Mediterranea Rescue non ha riguardato un gommone alla deriva): il centralino ha sia annunciato sui social network la partenza delle “navi umanitarie” e il loro arrivo davanti alla Libia (incoraggiando così i trafficanti a mettere in mare i barconi), sia divulgato fake news, come nel caso della “bambina di cinque anni morta a bordo” (stratagemma usato per spingere una nave della Marina Militare italiana, che si trovava nelle vicinanze, al trasbordo seppur fuori dalla propria zona di competenza).

Il centralino fondato da padre Mussie Zerai è attivo anche nel deserto africano con Alarm Phone Sahara che mette a disposizione dei migranti altri due numeri di telefono per le emergenze. I membri della rete Alarm Phone Sahara hanno creato sedi in Niger, Mali, Burkina Faso, Togo, Marocco, Germania e Austria. L’ufficio centrale si trova ad Agadez, in Niger, ovvero la tappa principale e lo snodo delle carovane di migranti, organizzate dai trafficanti.

Quindi Alarm Phone è presente grazie ai suoi numerosi attivisti e ai suoi numeri di emergenza nei Paesi di origine dei migranti, nel principale approdo del deserto (Agadez), e durante le rotte in mare, Mediterraneo centrale (Libia, Tunisia e Algeria verso l’Italia), Mediterraneo occidentale (Marocco verso la Spagna) e orientale (Turchia verso la Grecia e l’Italia).

Si può quindi affermare che il centralino di Alarm Phone faccia chiaramente parte della filiera dell’immigrazione irregolare, guidando durante il viaggio, dal punto di partenza alla “terra promessa”, i migranti che cercano di raggiungere clandestinamente l’Europa. Senza dimenticare che gli stessi migranti pagano profumatamente i trafficanti di esseri umani per il medesimo itinerario. Sovrapposizione o tacita collaborazione?

Francesca Totolo

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