Roma, 23 feb – Palermo chiama Perugia. Il teorema è stato confezionato all’istante: martedì pomeriggio l’aggressione al responsabile di Forza Nuova, a Palermo; il giorno dopo, in tarda mattinata, la notizia di un esponente di Potere al Popolo accoltellato, a Perugia. Per alcuni è la prova che in Italia ci sono degli opposti estremismi fuori controllo, tali da giustificare un governo di larghe intese, per altri, molto semplicemente, il secondo episodio oscura il primo, dato che in Umbria ci è andato di mezzo un sincero democratico. La tesi del “compagno” perugino è chiara: due militanti di Potere al Popolo stavano attaccando manifesti, quando dal nulla è spuntata una macchina di loschi figuri che ha aggredito gli attacchini, accoltellandone uno.
Dopo lo sdegno di rito e le consuete richieste di scioglimento dei movimenti neofascisti, passo dopo passo, la versione degli esponenti di estrema sinistra va in frantumi. Cerchiamo allora di fare il punto. Per prima cosa: chi ha aggredito chi? L’Ansa, ieri, pur titolando il suo lancio d’agenzia su un dettaglio del tutto minore, si lascia sfuggire un particolare interessante, che viene direttamente dagli inquirenti: “La colla sarebbe stata trovata ‘fresca’ su quelli di CasaPound e non, invece, per le affissioni di Potere al popolo”. Ora, la versione di Potere al Popolo e CasaPound è speculare: entrambi sostengono che una loro squadra era in affissione ed è stata sorpresa da un vero e proprio raid avversario. Entrambi negano che si sia trattato di uno scontro nato da due squadre in attacchinaggio simultaneo. Una delle due versioni deve essere per forza falsa. Ebbene, i fatti sembrerebbero dimostrare che ad attaccare i manifesti fossero proprio i militanti di CasaPound.
Ma, ancora più determinante, sembra invece essere una testimonianza oculare, riportata anche da Repubblica. Leggiamo: “Una persona che abita nella zona avrebbe riferito agli inquirenti di aver visto gli esponenti di CasaPound mentre attaccavano i manifesti elettorali e poi l’arrivo dei due di Potere al popolo. Il testimone avrebbe visto quanto successo dalla propria abitazione, poco distante dal luogo dello scontro. Questo – è l’ipotesi al centro dell’indagine – sarebbe cominciato dopo l’arrivo dei due appartenenti alla formazione di sinistra”. Bingo. Il quadro sembra chiaro e senza tema di smentita. Ci sono aggressori e aggrediti. Potere al Popolo ha aggredito, CasaPound si è difesa. E la versione degli esponenti di estrema sinistra che va a farsi friggere.
Resta solo un nodo da chiarire: la “coltellata”. La cosa, però, appare subito strana. Intervistato da Umbria 24, Mario Pasquino, l’esponente di Potere al Popolo, ricostruisce così lo scontro: “Siamo stati accerchiati da un gruppo di quattro persone, tutte quante incappucciate, c’è stata un’aggressione dalla quale è nata una colluttazione durata qualche minuto, fino all’arrivo di alcuni passanti che hanno fatto dileguare i nostri aggressori. Mi sono accorto di essere stato ferito. In un primo momento c’era adrenalina e concitazione e non mi ero accorto, poi però mi sono reso conto che stavo sanguinando. La gamba era piena di sangue, ho rimediato due coltellate alla coscia. Anche la giacca, dietro, era bucata, mi hanno colpito pure alla schiena. Sono stato molto fortunato perché se la lama fosse entrata a quest’ora forse non sarei qui a parlare con lei… la giacca è di un tessuto molto solido e ha attutito il fendente”. Della presunta coltellata, quindi, Pasquino si accorge solo dopo, a causa delle ferite riportate. Ma non sembra che abbia visto il coltello.
Sui giornali, comunque, si parla di “quattro coltellate”. Giorni di prognosi per gli aggrediti: inizialmente si dice cinque, che poi, sui giornali, diventano sette o otto. Uno dei militanti di CasaPound, invece, ne ha sicuramente avuti otto. Un assalto all’arma bianca che finisce con ferite lievissime e, per di più, con gli aggressori in superiorità numerica (quattro contro due, secondo la versione di Pap) che stanno peggio degli aggrediti? È tutto molto strano.
 
Franco Bechis, direttore del Corriere dell’Umbria, pur soffiando sul fuoco della tesi degli opposti estremismi, è il primo a sbilanciarsi e su Twitter scrive: “I fatti di Perugia non sono così lineari come è apparso. Nessuna coltellata, è sicuro”. La Nazione rivela che le ferite sono “di punta”, quindi apparentemente non compatibili con una lama di coltello (anche se appare difficilmente comprensibile il riferimento ai “punteruoli che si usano per fare attacchinaggio”, che non è ben chiaro cosa siano). Diverse le ipotesi alternative sul tavolo degli inquirenti: da un ferimento accidentale con dei cocci di bottiglia a lesioni provocate dalla scopa, questa sì, usata per attaccare i manifesti. Non è nemmeno chiaro se il riferimento al coltello sia presente nella denuncia sporta contro ignoti da Pasquino o addirittura nei referti medici. Insomma, nulla è chiaro, in questa storia. Salvo un elemento, e cioè che ad attaccare sono stati gli estremisti di sinistra.
Giorgio Nigra


3 Commenti

  1. Non è una gran novità per gente di quel rango. Basta fare una ricerca su internet alla voce: “volantini cln per il trattamento dei fascisti” Diffamazione, false accuse per strumentalizzare l’opinione pubblica è alla base delle strategie per canalizzare il pensiero e avere il controllo delle masse.

  2. […] Perugia: la coltellata che non c’è mai stata e la figuraccia di Potere al Popolo Perugia, riscontri e testimoni parlano di aggressori e aggrediti: Potere al Popolo ha attaccato, CasaPound si è difesa. Ma non c’è stata nessuna coltellata. ILPRIMATONAZIONALE.IT —————————————————————————————————————————- […]

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