Roma, 2 apr – Ne abbiamo avuto già ampia dimostrazione ai tempi del Covid, quando – in realtà – pensavamo che avessimo visto di tutto e anche di più. Invece, gli amministratori campani, capeggiati da quel mattatore sempiterno di Vincenzo De Luca, imboscato nel ruolo di deus ex machina, se ne sono inventata un’altra. Chiamati a raccolta gli amici, gli amici degli amici e i loro compagni si sono dati appuntamento nella Chiesa di Santa Maria La Nova, dalle parti di Montesanto, e hanno organizzato una due giorni per parlare di immigrazione e di immigrati.
Il convegno pro-immigrazione patrocinato dalla Regione Campania
La kermesse ospitata nell’antica chiesa trecentesca, dal titolo “Percorsi di inclusione per una nuova cittadinanza”, fortemente voluta dall’ex prefetto di Napoli Mario Morcone, oggi assessore regionale alla legalità e all’immigrazione della giunta De Luca, è stata organizzata proprio dalla Regione Campania. Da quello stesso De Luca che, spavaldo pur senza lanciafiamme, solo l’anno scorso minacciava e prometteva battaglie in ogni dove e per ogni come contro gli sbarchi di clandestini nella “sua” Salerno. E oggi… oggi è in corsa per il terzo mandato. E tutto fa brodo.
Quella che ha visto una ricca partecipazione, dall’attuale Prefetto fino all’assessore della Città Metropolitana di Napoli Trapanese, non è stato un convegno di sole parole, la solita fiera delle buone intenzioni. No! Qui, tra il Prefetto che citava Seneca che sicuramente è stato apprezzato anche da pezzi da novanta dell’immancabile Sanità, dell’Università, del Terzo Settore e dell’associazionismo, si sono date addirittura delle soluzioni: «È innegabile che il fenomeno degli sbarchi persiste; i fatti di Cutro e la situazione sociopolitica in Tunisia vanno denunciate, ma non dobbiamo distogliere lo sguardo da coloro che si trovano legittimamente nei nostri territori e che aspettano risposte. Molti di loro vivono in condizioni umilianti e ciò non è ammissibile nel nostro Paese. – continua Morcone – Implementeremo i percorsi di inclusione, stiamo puntando sull’housing, ma stiamo ancora attendendo i fondi del Pnrr» ha detto testualmente l’assessore Morcone. Senza soldi, insomma… e poi la chiosa che recita “cittadinanza più facile e per tutti”: «Ci confronteremo con le altre regioni, proporremo soluzioni, ci soffermeremo in particolar modo su tre punti chiave per noi prioritari come il supporto ai minori non accompagnati che giungono qui clandestinamente abbandonati alla peggior sorte; tratteremo la questione della cittadinanza proponendo soluzioni meno macchinose per ottenerla e tratteremo correttivi e proposte della legge Bossi-Fini». L’omologo Trapanese, invece, punta l’attenzione sulla sfaccettatura evergreen di questo tema “sempreverde”: la donna. Lapalissianamente descritta come “vittima della tratta” e, quindi, i minori, tanto per intenerire un po’.
La sinistra chiede ancora più immigrati
Tra gli invitati d’onore anche l’ex presidente Rai Roberto Zaccaria che, tanto per far notare che il problema è politico, guadagna le luci della ribalta grazie al suo intervento, come riporta NapoliToday, che è una sciabolata che va dal caso Diciotti ai centri di espulsione in Albania, e magari si fa notare da chi, non si sa mai, gli potesse offrire una cadrega a Palazzo San Giacomo: «Tenere persone, molte delle quali fragili, rinchiuse su una nave in balia del mare è contrario ad ogni diritto umano; la nostra Costituzione riconosce il diritto di asilo, eppure questo principio continua ad essere disatteso; vedi quello che sta accadendo con le “deportazioni” in Albania». Gli fa eco, manco a dirlo, che l’assessore Morcone che, chiudendo i lavori, assicura (sic!) azioni più efficaci per un’immigrazione sostenibile.
Mentre il professore Amato, ordinario del dipartimento di Scienze Umane e Sociali dell’Università L’Orientale e presidente del Momi (centro di elaborazione culturale Mobilità Migrazioni Internazionali) fa i conti alla Campania e conclude che c’è stato un boom pari al 300% di immigrati negli ultimi 20 anni, tanto da aver apportato una ridefinizione degli spazi urbani – ad appannaggio quasi totale degli immigrati irregolari, clandestini – la sinistra dei gessetti colorati & della Ztl, dei Rolex & del caviale chiede più immigrazione. Una sinistra che per parlare di immigrazione lo fa chiudendosi in una chiesa – che da luogo di culto diventa ancora luogo di politica “united color”, sempre lo stesso colore – dall’altra parte della città rispetto alla Stazione Centrale, al Lavinaio, alle Mure, zone, non necessariamente periferiche in cui la gente si barrica in casa appena tramonta il sole per paura di scippi, rapine, stupri, per non essere vittima involontaria della guerra tra bande. Insomma, il quadro è quello di ogni città in Italia. In quelle zone questa sinistra non va nemmeno a parlare con questi immigrati: tanto già sono sbarcati e forse sono già inutili. Valgono poco o nulla più.
La soluzione a questi deliri è la remigrazione
Una sinistra che dall’eremo cittadino, sempre più scollata dalla realtà quotidiana, da ogni tessuto sociale chiede con incommentabile faccia tosta il voto (purtroppo ancora) agli italiani per occuparsi degli immigrati. Strafottendosene del polso delle città, del volere degli autoctoni, di lavoratori e pensionati, di donne e bambine che chiedono maggior tutela, sicurezza, semplicemente interesse per chi in questo Paese ci è nato e ci vorrebbe vivere dignitosamente, prima di morire, possibilmente non per mano di questi clandestini.
Una sinistra totalmente incurante dei banchetti promossi da CasaPound Italia e letteralmente presi d’assalto anche nelle città campane, dove si raccolgono le firme per chiedere la remigrazione di tutti i clandestini e il rimpatrio per gli immigrati di seconda generazione che si sentono ostaggio di una politica clientelare come quella sopra descritta. Perché è questa la vera e unica soluzione. Quella immediata. La sola che può funzionare. La sola che non esasperi più le persone, le strutture, gli animi e le tasche. La sola che chiede la gente.
Tony Fabrizio