Roma, 19 mar – Dopo aver dimostrato che George Soros ha finanziato massicciamente la fondazione di Avaaz, organizzazione americana che concretamente ha cercato di influenzare le elezioni politiche in Italia, Stati Uniti, Canada, Germania, Francia e Gran Bretagna (Brexit), passiamo ora ad analizzare quali sono le sue diverse mission internazionali e le ONG che a sua volta sostiene come in un sistema ben avviato di scatole cinesi.


Dal 2006 al 2010: le radici dell’esportazione di democrazia.

Dopo la sua fondazione, Avaaz inizia immediatamente a propagandare l’agenda globalista sorosiana: cambiamento climatico e esportazione di democrazia e diritti tramite le organizzazioni non governative infiltrate all’interno dei paesi ostili alla nuova colonizzazione economica.

Nello specifico nel 2008, Avaaz ha iniziato a fare pressioni sul G8 per le tematiche riguardanti il cambiamento climatico, al chiaro scopo di attaccare la produzione industriale negli stati occidentali e quindi di favorire lo spostamento della stessa nei paesi in via di sviluppo dove il costo del lavoro è più favorevole ai globalisti.

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Nel medesimo tempo, l’organizzazione ha buttato le basi nel Medio Oriente per destabilizzare gli stati ostili con una serie di campagne promozionali; nel 2009, in curiosa concomitanza con l’insediamento alla Casa Bianca di Barack Obama (l’ideatore dell’esportazione di democrazia tramite le ONG), l’Iran è stato il primo Paese ad essere apertamente sotto attacco con la petizione “Iran – Break The Blackout” dove si chiedeva una mobilitazione internazionale a favore dei manifestanti iraniani.

Per rispettare i diritti umani di talebani e jihadisti, Avaaz ha chiesto la chiusura immediata del campo di prigionia di Guantánamo: “Sostenuta da migliaia di donazioni dei membri di Avaaz in tutto il mondo, la campagna promozionale hanno ricordato ai politici che la tortura è illegale, non etica ed uno strumento di reclutamento per il leader del terrorismo Osama bin Laden e della sua rete Al Qaeda. Il nostro messaggio tagliente è stato raccolto dai media mondiali e ha fatto esplodere la capitale degli Stati Uniti”. Sarà solo una coincidenza che la chiusura di Guantánamo è stata chiesta anche dalla sorosiana Amnesty International con uno dei suoi soliti report?

Per meglio implementare l’agenda strategica, Avaaz ha finanziato, spesso grazie alla generosità di inconsapevoli donatori privati, diverse organizzazioni non governative spesso presenti nei Paesi di interesse. Ribadiamo sembra un sistema di scatole cinesi.

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Per meglio convogliare il dissenso in Iran, Avaaz ha finanziato Dynamic Internet Technology, sviluppatrice di software per aggirare la censura dei vari Paesi e già impiegata nel 2002 dal Governo americano, e Media Access InternationalAccess Now, finanziata da Avaaz per non meglio precisate “attività operative generali”, si dichiara difensore “dei diritti digitali degli utenti a rischio in tutto il mondo, lottando per comunicazioni aperte e sicure per tutti”. Negli ultimi 8 anni, Access Now è stata sovvenzionata congiuntamente o alternativamente anche da diverse organizzazioni sorosiane come MoveOn.org, Media Democracy Fund, Oak Foundation, The Sigrid Rausing Trust, e ovviamente la Open Society Foundations.

2011: le Primavere Arabe.

Il 2011 è un anno fondamentale per l’agenda globalista di George Soros: lo scoppio delle Primavere Arabe in Medio Oriente e Nord Africa. Infatti, coerentemente, Avaaz dedica un intero capitolo delle sue mission riportate nel bilancio.

Avaaz sostiene “i movimenti di protesta per la democrazia” in Tunisia ed Egitto, ovvero i gruppi coordinati dai Fratelli Musulmani che sono successivamente saliti al potere nei due Paesi. È menzionato anche il sostegno di Avaaz ai citizen journalist: usati principalmente in Siria (il conflitto scoppiato appunto nel marzo 2011) come fonti imparziali dai mainstream media occidentali e sostenuti anche da alcuni Stati europei, non sono nient’altro che miliziani appartenenti ai “ribelli moderati/combattenti ISIS e al Nusra” che hanno spinto dalle zone occupate la propaganda regime change contro l’esercito siriano e la presidenza di Assad.

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I fondi destinati da Avaaz al Medio Oriente e Nord Africa sono così passati da 30.045 dollari del 2010 a 276.388 dollari del 2011, e congiuntamente si sono curiosamente più che duplicati anche quelli destinati all’Europa, per meglio veicolare la propaganda a favore delle Primavere Arabe. Come sua consuetudine, Avaaz ha finanziato, per sostenere nel miglior modo possibile le Primavere Arabe, diverse organizzazioni.

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Continua il sostegno ad Access Now iniziato nel 2010; questa volta però lo scopo è specificato, ovvero sostenere la campagna “Break the Blackout” in Egitto, dopo che la stessa iniziativa era stata promossa in Iran.

Per permettere ai manifestanti delle Primavere Arabe l’aumento dell’impatto propagandistico sui Paesi occidentali, Avaaz ha finanziato Tor Project, creatore di un software che permette di mantenere l’anonimato e la non tracciabilità delle connessioni.

Tor Project è sovvenzionato anche dal Dipartimento di Stato Americano, dal SIDA (agenzia governativa svedese) e dal Ministero degli Esteri Tedesco.

Ci chiediamo: Tor Project può garantire l’effettivo anonimato dell’utente quando sono proprio i Governi a finanziare il progetto? Ricordiamo che il software è uno dei più utilizzati per accedere al dark web.

Sempre in ambito Primavere Arabe, Avaaz finanzia Small World News, progetto sviluppato per sostenere giornalisti e attivisti in comunità poco servite attraverso formatori e partner regionali in Iraq, Afghanistan, Libia, Egitto, Syria, Iran, Palestina e Serbia.

Il finanziamento di Avaaz a Demand Progress, anche se in bilancio lo scopo risulta essere “spese generali del programma”, sembra molto probabile che sia comunque indirizzato verso la situazione medio orientale e nordafricana da un punto di vista strettamente americano: “Cerchiamo di proteggere il carattere democratico di Internet e lo usiamo per rendere li governo responsabile e contestare la concentrazione del potere aziendale. Lavoriamo per far vincere i cambiamenti politici progressisti per le persone comuni attraverso l’organizzazione e l’attività di lobbying di base. Ci concentriamo sulle questioni delle libertà civili, dei diritti civili e delle riforme del governo”. Molto curioso che Demand Progress contesti la “concentrazione del potere aziendale” quando tra i suoi finanziatori figurano la Ford Foundation e diverse organizzazioni riconducibili a George Soros.

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2012-2013: l’impegno a supporto delle Primavere Arabe si intensifica.

Avaaz, nel biennio 2012-2013, aumenta il suo sostegno alle Primavere Arabe medio orientali e nordafricane, cavalcando la crociata “Internet Freedom” attraverso forti pressioni sui governi occidentali. Inoltre, Avaaz si mobilita per assistere economicamente (225.000 dollari) i ribelli arrestati dai governi dei Paesi coinvolti. Nel medesimo periodo, crescono significativamente i finanziamenti destinati ai Paesi Sub Sahariani che passano da 26.268 dollari del 2011 a 149.512 dollari del 2012, curiosamente proprio nel periodo antecedente al grande esodo di immigrati verso l’Italia.

Avaaz accresce i fondi destinati all’Europa per “sensibilizzare” i cittadini riguardo ai loro progetti in Medio Oriente e Nord Africa, incrementando la propaganda a favore dei “ribelli moderati” in Siria. L’organizzazione americana inizia ad accusare il Presidente Assad, coerentemente con le altro organizzazioni sorosiane, dell’uso di armi chimiche. Questo diventerà la storiella ripetuta come un mantra anche negli anni successivi per smuovere le coscienze mondiali; ricordiamo che l’uso di armi chimiche non è mai stato provato e che le uniche testimonianze in merito sono quelle dei citizen journalist dei “ribelli moderati” e dei White Helmets, altro strumento di propaganda finanziato dai colonialisti occidentali.

Nel bilancio di Avaaz, non poteva certamente mancare un capitolo sull’Australia, che nel 2013 avvia “l’Operation Sovereign Borders”, ovvero la lotta all’immigrazione irregolare e ai trafficanti di essere umani (blocco navale, campagna informativa “No Way” nei Paesi di origine, hotspot in Papua Nuova Guinea e Nauru, etc). Quale peggior politica sull’immigrazione per i sorosiani di Avaaz?

Compare una nuova “regione geografica” nei finanziamenti di Avaaz: la Russia per non meglio precisati servizi di traduzione e consulenza. I motivi di questo nuova mission di Avaaz sono chiarissimi: l’appoggio militare del Cremlino all’esercito siriano di Assad e l’entrata in vigore della “Russian Foreign Agent Law”, in cui si afferma che “qualsiasi diretta o indiretta interferenza nei nostri affari interni, qualsiasi forma di pressione sulla Russia, sui nostri alleati e sui nostri partner è inaccettabile”.

Il pacchetto legislativo, varato nel 2012, ha ovviamente coinvolto anche le organizzazioni non governative internazionali che, per poter operare in Russia, hanno dovuto registrarsi negli elenchi del Cremlino (un antesignano del pacchetto “Stop Soros” ungherese).

Nel 2012, Avaaz dona 81.000 dollari a Alliance for Open Society International, ramo della Open Society Foundations di Baltimora attivo sulle questioni medio orientali e nordafricane. La scopo, riportato a bilancio per tale finanziamento, è la causa delle “donne afgane”.

L’anno successivo, invece, Avaaz sostiene il Citizen Engagement Laboratory, organizzazione che si occupa di velocizzare la giustizia sociale tramite “reti aperte” e, che casualità, è un partner di Open Society Foundations.

2014-2015: la propaganda a sostegno dell’immigrazione verso l’Europa e il finanziamento alla prima nave ONG operante davanti alle coste libiche.

Nel biennio 2014-2015 l’Europa, Italia in primis, viene letteralmente invasa da un incessante e sempre crescente flusso migratorio dai Paesi destabilizzati dalle Primavere Arabe e dagli stati dell’Africa Sub Sahariana.

Ricordiamo, inoltre, che nel 2014 l’Europa pone fine all’operazione Mare Nostrum perché accusata di favorire i trafficanti aumentando il “pull factor”. L’operazione successiva, Triton, condotta da Frontex non ha previsto missioni di SAR davanti alle coste libiche. Questo ha determinato la discesa in mare delle ONG di mezza Europa.

L’impegno economico di Avaaz si concentra massicciamente in Europa passando dai 2.159.000 dollari del 2013 ai 6.235.191 dollari del 2014 e ai 7.062.248 dollari del 2015. I fondi sono destinati all’educazione degli immigrati, al loro trasferimento (da dove a dove?), al loro supporto, e alle campagne di sensibilizzazione dei cittadini europei e di pressione sui governi nazionali. Vorremmo anche ricordare ad Avaaz che gli immigrati sbarcati in Europa non possono essere definiti rifugiati fino al momento in cui non gli verrà concessa la protezione internazionale (mediamente in Italia, i rifugiati sono solo il 5%, mentre il 21% ottengono la protezione umanitaria e il 14% quella sussidiaria. Quindi il 60% sono migranti irregolari), e che i minori, principali protagonisti delle immagini delle sue petizioni, sono solo l’11% (percentuale aumentata insolitamente dopo l’approvazione delle legge del 2017 sui “minori stranieri non accompagnati”).

Non poteva mancare un sostanzioso finanziamento alle ONG operanti nel Mediterraneo: nel 2015, infatti, Avaaz dona alla maltese MOAS, fondata dai devoti e controversi coniugi Catrambone, 500.000 dollari per avviare, e forse dare l’esempio alle altre ONG, le operazioni di SAR davanti alle coste libiche.

Possiamo affermare che il finanziamento della sorosiana Avaaz al MOAS ha dato il via alle missioni di ricerca e salvataggio delle organizzazioni private, forzando l’accoglienza nel nostro Paese.

Probabilmente forte del golpe in Ucraina (diverse ONG che manifestavano a piazza Maidan erano finanziate da Soros), Avaaz continua nel 2014 nella sua personale battaglia nei confronti dell’odiata Russia: questa volta si fa paladina dei diritti LGBT, tema assai caro alle organizzazioni di Soros. Ricordiamo che nel 2015 viene approvato il pacchetto di legislativo “Russian Undesirable Organization Law”, che prevede l’espulsione delle fondazioni e delle organizzazioni straniere accusate di ingerenze sulla sovranità del Paese. Nella lista di proscrizione finiscono l’Open Society Foundations, l’Open Society Institute e il National Endowment for Democracy (organizzazione no profit statunitense fondata nel 1983 con l’obiettivo dichiarato di promuovere la democrazia all’estero, e finanziata dal Congresso americano).

La Siria continua ad essere nell’agenda di Avaaz: iniziano i finanziamenti alle organizzazioni “umanitarie” che operano sul territorio, non certamente imparziali e neutrali nel conflitto.

Nel 2015, è la volta di Karam Foundation di Lina Sergie Attar, attivista dei “ribelli moderati” siriani. La fondazione è partner della britannica The Syria Campaign, responsabile di una forte propaganda per il regime change, e dei White Helmets.

2016: cresce l’impegno a favore dei migranti in Europa e dei “ribelli moderati” in Siria.

Nel 2016, ultimo bilancio che abbiamo a disposizione, crescono ancora i finanziamenti di Avaaz destinati ai progetti in Europa a sostegno degli immigrati, alla causa siriana e a quella russa; come si poteva prevedere facilmente aumenta significativamente l’impegno economico (dai 85.247 dollari nel 2015 ai 291.764 dollari del 2016) verso gli stati sub sahariani, ovvero quelli con più alta percentuale di immigrazione verso l’Italia.

Avaaz persiste nella sua campagna di sensibilizzazione pro immigrati in Europa, che culmina in una petizione rivolta al Segretario Generale delle Nazioni Unite. Il 2016 è stato l’anno dei terribili attentati terroristici islamisti in Europa (Nizza, Berlino, Monaco, Saint-Étienne-du-Rouvray) e delle violenze sessuali commesse da immigrati a Colonia. Per evitare le possibili conseguenze sull’opinione pubblica, Avaaz lancia diverse campagne di sensibilizzazione al grido “Noi siamo uniti”, ovviamente al chiaro scopo di minimizzare la minaccia terroristica jihadista e le numerose violenze commesse dagli immigrati sbarcati in Europa. Vi ricordate i gessetti colorati, Imagine come colonna sonora e i fiorellini petalosi?

Avaaz, non ancora soddisfatta del suo forte supporto a favore dei “ribelli moderati” in Siria, dona 2 milioni di dollari ai White Helmets, ovvero i principali autori della propaganda anti Assad e i famosi creatori delle messinscene sugli attacchi con armi chimiche fatti dall’esercito siriano.

I fondi destinati a Res Pubblica.

Una consuetudine di Avaaz, dal 2006 al 2016, sono i finanziamenti destinati a Res Publica, ovvero uno dei suoi fondatori con MoveOn.org. Da Avaaz a Res Pubblica passano 323.770 dollari di fondi per scopi diversi; anche MoveOn.org nel 2016 riceve 200.000 dollari da Avaaz per “supporto generale” e non mancano i fondi destinati ad organizzazioni riconducibili alla Open Society Foundations.

Ricordiamo che Avaaz ha costituito la sede legale curiosamente nel Delaware definito da Il Sole 24 Orel’Eldorado delle società-fantasma”.

Ci chiediamo: perché i fondi dei donatori privati di Avaaz vengono impiegati per finanziare attività mirate o spese generali dei suoi fondatori? Non sembra un vero sistema di scatole cinesi?

Le ingerenze in Italia e in Russia continuano.

La campagna elettorale in Italia di Avaaz non si è conclusa con il voto del 4 marzo: “Caro Movimento 5 Stelle, cari partiti della sinistra e del centrosinistra, siamo la maggioranza dell’Italia che non ha votato per l’estrema destra e per l’odio di Matteo Salvini. Siamo elettori di partiti diversissimi, ma crediamo che spingere il M5S ad un accordo con queste forze, Lega in primis, sarebbe un incubo per l’Italia e l’Europa. Non vi chiediamo di firmare assegni in bianco. Vi chiediamo di aprire al dialogo. Di sedervi ad un tavolo, fare e ascoltare proposte e poi decidere. Dall’ambiente ai maggiori investimenti nella scuola e sanità pubblica a una riforma dell’Europa, sono moltissimi i punti di possibile incontro. Semplicemente non giratevi dall’altra parte. Senza ripicche per il passato, ma pensando all’Italia, al nostro presente e futuro. E poi di decidere”.

 

Quindi, come già riscontrato, la sorosiana Avaaz non si oppone ad un possibile governo guidato da Di Maio, chiaro indice che il Movimento 5 Stelle è apprezzato dall’élite globalista. Chiudiamo questa lunga inchiesta con l’ultima petizione pubblicata da Avaaz contro il nemico numero uno di George Soros, la Russia. Questa volta l’organizzazione vorrebbe boicottare i Mondiali di calcio a causa del supporto di Putin al Presidente Assad.

Avaaz preferisce sostenere i “ribelli moderati” che di moderato non hanno proprio nulla. Chiedetelo agli abitanti di Damasco quotidianamente bombardati dai mortai dei terroristi che occupano Ghouta Est.

Francesca Totolo

3 Commenti

  1. Ad Avaaz e molte altre organizzazioni straniere che non dichiarano i loro finanziatori occulti nè i veri scopi andrebbero vietate qualsiasi attività nel nostro paese e indagate poichè attentano alla sovranità del paese e quindi sono contro la nostra costituzione. Anche molti pennivendoli presstitutes nostrani al servizio della finanza usocratica straniera andrebbero indagati perchè mentono in continuazione al loro stesso popolo abusando della credulità popolare che è un reato.Per loro vi è anche il reato di alto tradimento del popolo italiano , presente nel nostro codice penale con reclusione dai 5 ai 10 anni.

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