Roma, 7 gen – Le vie del capitalismo rampante degli ultimi decenni forse non sono infinite come quelle dei cieli, ma sicuramente ci si avvicinano sempre di più. Tra le ultime novità in fatto di sfruttamento dei lavoratori, travestito da innovazione tecnologica, c’è la creazione di una start up inglese, la Standard Toilet, che propone sul proprio sito un rivoluzionario wc.
La tazza della tortura
L’idea non ha le sembianze del neoschiavismo che accostiamo – per esempio – agli impiegati di Amazon, costretti a pause cronometrate anche per bisogni fisiologici, ma il sanitario in questione non è meno spaventoso: la tazza, inclinata verso il basso con un angolo di tredici gradi, ha un design specifico fatto per rendere dapprima scomodo e poi, dopo cinque minuti, decisamente doloroso, il fatto di starci seduti sopra. La compagnia produttrice, sul suo sito internet ufficiale, cerca solo parzialmente di giustificarsi adducendo ragioni salutistiche.
Motivazioni economiche
Si citano studi indicanti un legame tra diverse patologie dell’ultimo tratto intestinale e l’attuale forma del water, e si fa riferimento alla necessità di assicurare ridotti tempi di attesa tra un utilizzatore e l’altro in luoghi affollati come centri commerciali o stazioni ferroviarie, ma le motivazioni economiche emergono abbastanza in fretta. Il primo paragrafo in evidenza sul sito, difatti, recita molto chiaramente: “Si stima che ogni anno, nel solo Regno Unito, le lunghe pause sul lavoro costino all’industria e al commercio circa 4 milioni di sterline”. Si fa anche riferimento a come, negli ultimi anni, i servizi igienici sul luogo d’impiego siano diventati una sorta di ufficio privato dove le persone vanno a consultare i propri social network e in generale i propri cellulari, riducendo la produttività delle aziende pubbliche e private.
Una vera e propria “shitstorm”
Per fortuna questo ennesimo tipo di schiavitù di orwelliana memoria, anche se probabilmente destinato ad imporsi in un futuro non remoto in nome dell’iperproduttività, sembra per il momento non aver conquistato i cuori del web: la tempesta di commenti via Internet contro “la tazza inclinata” è stata compatta e tutt’altro che trascurabile. Gli utenti hanno reagito con indignazione, mettendo in evidenza che le persone possono avere moltissime ragioni fisiche e biologiche per passare più di cinque minuti alla toilette. Qualcuno ha anche fatto notare una cosa ovvia e che perciò risulta forse paradossalmente meno evidente: se le persone sentono di doversi “rifugiare” in bagno per scappare dall’ufficio, cercare di limitare il tempo trascorso nel primo, anziché tentare di migliorare il tempo nel secondo, non può condurre a null’altro che a un’ulteriore alienazione dei lavoratori. Che difficilmente porterebbe a qualcosa di buono.
Alice Battaglia
3 comments
Questi non sanno nemmeno come si defeca, bisogna eventualmente alzare il piano su cui appoggiano i piedi, non il contrario! Comincino a dar da mangiare alla gente sano, coglioni! E facciano i cessi come i giapponesi tutt’ uno (bidè incluso), che i medici e gli infermieri trasecolano quando devono tirar giù le mutande a qualcuno… I costi si abbattono in una altra maniera…, ma non vogliono pagare i capaci!!
Siamo senza lavoro anche per questo tipo di ignoranza, presunzione, stupidità. Chiaro?!
Ecco perchè ammiro la Camorristi…Sono uomini d’onore che non si fanno mettere i piedi in testa dal sistema capitalista italiano che vuole pagare 2 euro all’ora i dipendenti che non hanno la liberta’ di andare manco a pisciare…
[…] l’interlocutore che non è nell’ufficio, in pratica. Fortunatamente, un po’ come per le tazze del bagno inclinate per impedire agli impiegati di perdere tempo al bagno, […]