Sheffield, 19 sett  – A Sheffield, nel nord dell’Inghilterra, un club di striptease si è trovato contro la rabbia delle femministe che, ritenendolo un tempio dello sfruttamento del patriarcato, ne volevano la chiusura. Alla fine l’hanno spuntata le spogliarelliste, oneste lavoratrici, che hanno combattuto per tenerlo aperto.


Il diritto a spogliarsi

Non solo le spogliarelliste del club, appartenente alla catena Spearmint Rhino, hanno ottenuto di continuare a lavorare ma hanno anche deciso di sfilare per le vie di Sheffield per festeggiare e per difendere il loro diritto a spogliarsi su un palco per arrivare a fine mese.

L’iniziativa delle femministe

Alcune organizzazioni femministe avevano da qualche mese dato vita ad una campagna di “sensibilizzazione” atta a far chiudere i club di spogliarello della catena Spearmint Rhino. Addirittura le femministe erano arrivate a pagare degli  investigatori privati che, in segreto, avevano filmato alcuni video nei locali “incriminati” per testimoniare quanto accadesse all’interno. Tutto ciò che erano riusciti a scoprire, tuttavia, è che le spogiarelliste non erano particolarmente ligie alla “no touch rule”, ovvero alla regola che impone alle donne che fanno lo striptease di non toccare i clienti o le loro colleghe. La contravvenzione di questa regola può portare alla revoca della licenza dei locali e provocarne la chiusura.

Ma le spogliarelliste hanno la meglio

Lunedì un’udienza di ben otto ore davanti al consiglio comunale ha finalmente dato voce alle spogliarelliste che, difendendosi in modo appassionato, alla fine l’hanno spuntata: locale di spogliarello e lavoro salvi, per loro. Le femministe, ovviamente, non hanno mandato giù l’affronto finale di queste donne, decise ad autodeterminarsi anche (e soprattutto) senza il loro aiuto. Hanno così promesso di continuare la loro battaglia affinché i locali di strip club chiudano e con loro lo “sfruttamento” (poco importa se volontario) del corpo femminile. Le strip girls, da parte loro, hanno ribattuto accusando le femministe di usargli contro metodi da patriarcato quacchero, dicendo che i loro metodi assomigliano pericolosamente al revenge porn e al puritanesimo nei confronti del porno.

L’esultanza delle spogliarelliste

Celia Lister, una delle rappresentanti delle spogliarelliste, ha dichiarato di essere «al settimo cielo» e ha definito il caso dello strip club di Sheffield «una enorme pietra miliare nel rompere lo stigma sociale che circonda il lavoro sessuale». Heather Watson, collega spogliarellista di Celia ha, invece, messo l’accento su come lei e le sue compagne siano state rese vittime di «oggettificazione, rigetto e tattiche da pornovendetta» da parte delle stesse “paladine dell’uguaglianza” che invece avrebbero ignorato le loro istanze; “siamo state ignorate dalle femministe che, invece pretendono di volerci salvare” dichiara. Secondo un’altra spogliarellista, filmati segreti girati dagli investigatori assoldati dalle associazioni femministe sarebbero una violazione: «Non siamo oggetti sessuali come siamo state descritte. Siamo complesse e sfaccettate come chiunque altra, e in realtà i clienti ci trattano come persone, più delle cosiddette femministe».

E le femministe non ci stanno

Ma le femministe non demordono. Non riescono ad accettare che delle donne decidano liberamente di essere spogliarelliste: «Gli strip club contribuiscono a una cultura nella quale gli uomini ritengono di avere diritti sui corpi delle donne» dice Charlotte Mead, una delle promotrici della campagna.

Ma le stripgirls hanno alleati

Rosa Vince, un’accademica specializzata in oggettificazione sessuale, si schiera insieme ad altri docenti dell’università di Sheffield (e anche insieme ad un cospicuo numero di studenti) al fianco delle spogliarelliste: «In quanto femministe dobbiamo preoccuparci del consenso al contatto sessuale: e questo implica anche credere alle donne quando dicono che il consenso esiste».

Ilaria Paoletti

1 commento

  1. Le puttane sono sempre state migliori di “certe” donne .
    Un tempo le dame di carità ,
    oggi le femministe e tutte quelle che si credono “superiori” .

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