Gaza, 31 mar – È di 16 morti e oltre 1400 feriti – ma il bilancio sembra destinato ad aggravarsi – il bilancio degli scontri andati in scena ieri in Palestina dove, durante la “Marcia del ritorno” organizzata da Hamas al confine fra la striscia di Gaza e Israele, l’esercito di Tel Avv ha aperto il fuoco contro i manifestanti.
Erano quasi 30mila i palestinesi scesi in strada a 70 anni dall’esproprio delle terre che nel 1948 portarono alla formazione dello Stato di Israele. Giunti nei pressi del confine sono iniziati i momenti di tensione: lanci di pietre e di copertoni incendiati da una parte, lacrimogeni (sparati anche da droni) e pallottole di gomma dall’altra. Ad un certo punto l’esercito israeliano ha però iniziato a sparare proiettili veri sui manifestanti. Ed è stata la carneficina.
Il motivo dell’attacco indiscriminato sarebbe da ricercarsi nel fatto che le truppe poste a difesa del confine avrebbero “identificato alcuni terroristi che cercavano di condurre attacchi, camuffandosi da manifestanti”, spiega, senza tuttavia fornire alcuna prova, il generale Eyal Zamir. E risuonano sotto una voce diversa gli “avvertimenti” lanciati alla vigilia della manifestazioni, che a posteriori risuonano come delle vere e proprie minacce: “Chi si avvicina oggi al confine si mette in pericolo. Invito a procedere con la propria vita senza farsi coinvolgere in provocazioni”, aveva twittato ieri, in arabo, il ministro israeliano della difesa Avigdor Liberman.
Assordante il silenzio della comunità internazionale. A partire dall’Onu, che nonostante il massacro andato in scena ieri si esprime con il contagocce auspicando solo una generica “moderazione” da entrambe le parti.
Le autorità palestinesi non sembrano comunque farsi intimidire. “Il nostro popolo non concorderà mai nel considerare il ritorno solo come uno slogan”, ha tuonato il capo di Hamas Ismail Haniyeh, annunciando che come da programma le manifestazioni proseguiranno fino al 15 maggio prossimo, anniversario della Nakva, la “catastrofe” che segnò l’inizio dell’esodo. Intanto il presidente palestinese Abu Mazen ha proclamato per oggi una giornata di lutto nazionale per quelli che sono già stati soprannominati i “martiri di Gaza”.
Nicola Mattei


5 Commenti

  1. Sono sicuro che prima o poi i popoli occidentali pagheranno un caro prezzo per aver tollerato plateali abusi del diritto internazionale a favore di pochi privilegiati. Mi auguro soltanto che non saranno i nostri figli a pagare per le nostre manchevolezze.

  2. A volte preferisco andare controcorrente , tanto mi fanno schifo i terroristi islamici quanto alcuni integralisti ebrei , ma definire hamas una allegra brigata di manifestanti che ricordano un antico sopruso mi pare ipocrisia pura………hamas significa terrorismo bieco e tribale………..per quanto riguarda l’onu , oramai organizzazione politica comunista di froci , pedofili e puttaniere si chiedano informazioni ai profughi e alle profughe haitiane………emergeranno fatti indegni ……….l’onu è un palazzo di parassiti nullafacenti e raccomandati , tale e quale alla burocrazia europea da junker in giù.

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