Roma, 4 giu – Kim Yong-chol, l’ex braccio destro del leader nordcoreano Kim Jong-un e che il quotidiano di Seul Chosun Ilbo aveva dato per internato in un campo di lavoro, è riapparso ieri nella copertura della Korean central news agency. Secondo l’Ilbo infatti, l’ex capo dei servizi militari stava scontando il fallimento del secondo summit con gli Usa del 27-28 febbraio, ad Hanoi, mentre il capo negoziatore Kim Hyok Chol era stato giustiziato a marzo per spionaggio a favore degli Stati Uniti. Stando invece all’agenzia di stampa Kcna (e secondo quanto riportato dall’Ansa), invece, Yong-chol stava “assistendo a uno spettacolo amatoriale tenuto domenica dalle mogli di militari”, seduto poco lontano dal leader supremo, accompagnato dalla first lady, Ri Sol-ju. E’ probabile quindi che quella dei campi di rieducazione fosse l’ennesima bufala su Kim Jong-un: un po’ come quella del  missile terra-aria sparato contro un collaboratore che si era addormentato durante una parata militare o quella dello zio di Kim fatto sbranare da decine di cani per essersi opposto ad una sua decisione.


La sorella del Leader

Ricordiamo che Yong-chol, in quanto vice presidente del Partito dei lavoratori, aveva incontrato due volte Donald Trump alla Casa Bianca, avendo il segretario di Stato Mike Pompeo come diretto interlocutore. Kim Yo Jong invece, sorella minore del leader nordcoreano, ha fatto il suo ritorno in pubblico per la prima volta dopo oltre 50 giorni, in occasione dei ‘Giochi del popolo’ tenutisi a Pyongyang. Martedì i media coreani hanno dedicato ampio spazio a Yo Jong, presente assieme ad altri alti funzionari al May Day Stadium di Pyongyang da 150mila posti. La sua apparizione in pubblico mette quindi in dubbio il fatto, riportato da tutti i media, che il fratello le avesse imposto di “mantenere un basso profilo” dopo il fallito vertice sul nucleare con Washington. O forse il periodo low profile era semplicemente finito, chissà. Confermata anche la presenza di Kim Yong Chol, che smentisce decisamente l’ipotesi dell’epurazione e del campo di prigionia. 

Cristina Gauri

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