Brigitte Bardot contro il buraRoma, 16 mar – La leggendaria attrice Brigitte Bardot torna a provocare scalpore con le sue dichiarazioni poco inclini ad assecondare la favola della società multietnica felice. E lo fa in occasione di una intervista per l’uscita, a febbraio, del suo libro “Répliques et Piques”, una raccolta di oltre mille frasi ed aforismi della star del cinema venute fuori da interviste, documentari, libri e film, divise per tema.


Non li posso più di vedere, gli islamisti. Praticamente ovunque in Francia vedo burqa, è inammissibile. Che vivano come vogliano nei loro paesi d’origine ma qui non pretendano di imporre i loro costumi, le loro usanze e discriminazioni d’altre epoche: la Francia non è questo“, afferma senza mezzi termini l’ex modella e cantante. Che poco dopo aggiunge: “Non mi sono battuta contro l’Algeria francese per poi accettare una Francia algerina. Io non metto bocca sulla cultura, l’identità ed i costumi degli altri. Che allo stesso modo non si tocchino i miei”.

Ottantatré anni, ritiratasi dal mondo del cinema negli anni Settanta, Brigitte Bardot non è certo nuova ad uscite simili. Oltre ad essere molto attiva nella tutela dei diritti degli animali fin dagli anni Sessanta, infatti, “B.B.” già nel 2003 era stata fortemente contestata per alcune frasi giudicate offensive nei confronti dell’Islam contenute nel libro “Un grido nel silenzio” e connesse alla pratica musulmana dell’uccisione rituale degli animali tramite sgozzamento. Nel 2001, del resto, era stata condannata a pagare una multa di 4mila euro per istigazione alla violenza ed all’odio razziale per le parole contenute in un altro suo libro “Le carré de Pluton”, in cui, attraverso “Una lettera aperta alla mia Francia perduta“, aveva preso di mira l’immigrazione islamica e la forte presenza di moschee in Francia. Multa salata anche nel 2004 e nel 2008, quando rischia anche il carcere, per le stesse ragioni: la ferma opposizione all’ “islamizzazione della Francia”. Ecco perché Brigitte Bardot viene da molti considerata vicina al Fronte Nazionale di Marine Le Pen, alla quale riserva elogi anche nell’ultima intervista: “mi piace molto e da molto tempo“, spiega lasciando trapelare le sue simpatie anche per Francois Fillon, ex primo ministro ed oggi candidato all’Eliseo per i repubblicani.

L’Unione Europea? “Dobbiamo uscire. Bruxellex rompe le palle”, ha dichiarato l’attrice, che sulle carenze di questa nuova Francia ha le idee molto chiare: “Sono stata cresciuta nei valori dell’onore, del patriottismo, dell’amore e del rispetto per il mio paese. Quando vedo quello che è diventato, mi dispero. Quando constato quello che hanno fatto di un paese in cui la ricchezza intellettuale, la qualità del linguaggio, della scrittura, il primato nell’architettura, nella moda, nell’eleganza erano riconosciuti nel mondo intero, mi deprimo”. Di chi è la colpa? “Della sinistra, che odia tutto ciò che è lussuoso, elegante, tutto ciò che è un po’ fuori dall’ordinario“, risponde senza mezzi termini Brigitte Bardot.

Emmanuel Raffaele

2 Commenti

  1. il burka,che poi avrebbe un altro nome che mi rifiuto di imparare almeno finchè muhammed non conoscerà il nome del produttore dei Joy Division (visto che questa sarebbe la MIA cultura…) altro non è che la proiezione psicologica di un popolo fondamentalmente complessato,che spera bardando ed umiliando la donna,che questa non vada a tradirlo sessualmente in giro (ammesso e non concesso che anche in quelle aree ci sia qualcuno amante dei boilers anzichè delle BB del cinema); stesso concetto è la motivazione del divieto di guida in alcuni Paesi o dell’andare sempre in gruppo accompagnate da un parente “maschio”….

    interessante notare poi che nessuno di questi Paesi del burka o del velo,nonostante alcuni siano ricchissimi…siano stati capaci a produrre una (non due,una) Università che figuri nelle prime cento mondiali; ove si trovano da quelle Statunitensi a quelle Nipponiche,da quelle Svizzere a quelle Israeliane…

    bisognava quindi veramente essere noii dei dementi per pensare di poter fare società con l’anti-società,così come l’idea di fare economia vincente con dei “geni” che sono riusciti a far fallire i loro rispettivi Paesi pur essendo nella media ricchissimi di risorse.

    assistendo alla fine della nostra società,non ci rimarrà -come i perituri del Titanic- ascoltare l’armonia della produzione del suono di un Martin Hannett tenendo magari sul video “il riposo del guerriero” del 1962,perchè altra sorte,se non quella di affondare negli abissi ci verrà riservata.

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