Isis petrolio Russia
Un’autocisterna in fiamme dopo essere stata colpita dall’aviazione russa

Damasco, 28 dic – La Russia fa sul serio. Laddove i bombardamenti americani non hanno pressoché sortito alcun effetto, quelli dell’aviazione ex sovietica stanno invece colpendo duramente una delle fonti di sostentamento dell’Isis, vale a dire il contrabbando di petrolio. Il greggio è estratto dai pozzi conquistati fra Siria e Iraq e poi trasferito, per la successiva lavorazione, in Turchia, rendendo il ruolo di Ankara nei confronti dell’Isis sempre più ambiguo. Nonostante i fatti fossero noti, le incursioni degli aerei della coalizione non hanno mai colpito veramente al cuore questo lucroso business di Daesh. Ci ha dovuto pensare la Russia, grazie al cui intervento le milizie fondamentaliste sono, dopo anni di vittorie, in ritirata. Secondo il generale Serghei Rudskoy, Mosca avrebbe, solo nell’ultima settimana, distrutto 17 convogli carichi di oro nero. Cifra che raggiunge le 2mila unità da quando Putin ha deciso di schierarsi dalla parte di Assad, partecipando attivamente alla guerra. Per dimostrare quanto affermato, Rudskoy ha fatto vedere delle immagini che mostrano gli attacchi dei cacciabombardieri. Nel video si vedono camion e cisterne andare in fumo: “Le immagini aeree sono riprese nelle vicinanze di Zakho”, ha spiegato il generale. “C’erano – ha proseguito Rudskoy – 11,775 fra autocisterne e camion fra i due lati del confine turco-iracheno”. Proprio la Turchia “rimane il punto finale della rotta del contrabbando”, ha precisato. Grazie ai bombardamenti selettivi, la Russia avrebbe almeno dimezzato gli introiti derivanti all’Isis dallo smercio di greggio, da 3 milioni a meno di 1.5 milioni di dollari al giorno.


https://www.youtube.com/watch?v=xJB4vd1Tf68

Roberto Derta

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