Roma, 29 giu – Il Franco Cfa è sempre stato criticato fin dai tempi di De Gaulle, ma certamente le critiche sono diventate più acute negli ultimi anni e si basano per la maggior parte su alcuni argomenti. Vediamo di individuarne i principali.


Franco Cfa: una valuta coloniale

Il Franco Cfa è una valuta coloniale è cioè una sorta di traccia di colonizzazione. E quando parliamo di colonizzazione ci riferiamo all’immagine negativa della dominazione, cioè alla l’influenza di un popolo su un altro. La conseguenza è che i paesi che continuano ad usarlo sono ancora sotto il dominio francese: quindi il Franco Cfa sarebbe uno strumento dell’imperialismo e del neocolonialismo francese.

Dal momento che il Franco Cfa è ancorato all’euro, ciò lo rende una valuta forte, interpretata dagli economisti che la difendono come “un sussidio per le importazioni” nelle zone che lo adottano e, dall’altro lato, una “tassa sulle esportazioni”. Quindi il sistema monetario non favorisce le esportazioni e questo spiega il saldo negativo. Il Franco Cfa sarebbe quindi uno strumento che ostacola la competitività delle imprese africane a livello internazionale.

Il Franco Cga toglie a questi paesi africani la loro sovranità monetaria, la loro indipendenza finanziaria perché questa moneta è ancora, fino ad oggi, a quasi 60 anni dall’indipendenza, fatta in Francia e non è una moneta appartenente alle singole nazioni. La valuta è quindi una questione di sovranità nazionale e quindi la Francia dovrebbe rinunciare alla produzione di questa moneta a beneficio delle banche centrali africane.

La politica monetaria imposta dalla Banque de France sulle due banche centrali della zona Cfa è basata molto più sul controllo dell’inflazione che sugli obiettivi di crescita, mentre nessun paese può svilupparsi senza crescita. L’obiettivo di controllare l’inflazione al di sotto del 3% porta a una razionalizzazione del credito nella zona. L’obbligo di depositare valuta estera presso il Tesoro francese riduce la capacità finanziaria degli Stati membri di finanziare progetti di sviluppo nei paesi interessati. In altre parole, gli Stati interessati dovrebbero utilizzare almeno una parte delle somme costituite con il tesoro francese per finanziare progetti sociali e progetti di sviluppo. Inoltre, questi depositi creati per garantire la parità fissa tra l’euro e il Franco Cfa costituiscono un benefico per le multinazionali e soprattutto quelle che sfruttano i giacimenti minerari africani

La protesta contro il Franco Cfa

I gruppi anti-Cfa sono fatti di attivisti, professori universitari, ministri o ex ministri, mentre dall’altro lato i difensori della moneta sono presidenti, ministri, funzionari pubblici delle due banche centrali. Le manifestazioni di strada contro il Franco Cfa sono spesso organizzate in alcune capitali africane (Niamey, Bamako, Dakar …) per iniziativa di alcune organizzazioni mentre in altre capitali come Lomé, le manifestazioni che chiedono la fine del sistema monetario sono semplicemente proibite. Vengono fatte numerose conferenze che sono organizzate nelle università, sui canali televisivi e radiofonici, per informare sulla necessità di abbandonare il Franco Cfa.

In Senegal si è per esempio costituito un fronte antifrancese che organizza numerose conferenze e manifestazioni sottolineando la necessità per i paesi africani di acquisire la propria sovranità monetaria. Uno dei leader intellettuali di questo movimento è il professore togolese Kako Nubukpo, che è stato coautore di un libro redatto con un gruppo di esperti internazionali intitolato “Portare l’Africa fuori dal servizio volontario”. La critica di Kako Nubukpo gli è valsa la sua uscita dal governo del Togo nel 2015, apparentemente su richiesta della Bceao, la banca centrale degli Stati dell’Africa occidentale. Più tardi ,a dicembre 2017, Nubukpo è stato sospeso dalla sua posizione all’OIF (l’organizzazione internazionale della francofonia ) per le sue posizioni sul Franco Cfa.

La musica e i socia al network stanno costituendo uno strumento di estrema rilevanza contro la presenza francese in Africa. Infatti il famoso rapper senegalese Didier Awadi ha espresso il proprio totale e assoluto disappunto nei confronti della presenza del franco Cfa. Nel giugno del 2018 una dozzina di musicisti africani ha diffuso un video musicale di sette minuti contro il racket attuato dai francesi in Africa. Per quanto riguarda l’uso dei social network questi hanno dato  molta visibilità alla protesta dell’attivista franco-beninese Kemi Seba fondatore della ONG Urgences Panafricanistes che non ha esitato a bruciare un ticket di 5mila FCFA. Con questa azione provocatoria, quest’ultimo ha cercato di denunciare questa moneta, che ha descritto come uno “scandalo economico e politico dell’ordine coloniale”. In risposta, la Bceao ha presentato una denuncia alla corte di Dakar. Kemi Seba è stato incarcerato e rilassato pochi giorni dopo.

Le reazioni di Parigi non devono sorprendere in alcun modo dal momento che nel 2013 il Senato francese ha esplicitamente sottolineato come la zona del franco abbia continuato a contribuire all’influenza della Francia. Uno dei vantaggi che la presenza francese consegue attraverso il Franco Cfa è certamente quella nell’ambito della diplomazia internazionale, contesto all’interno del quale il suo status di membro permanente del consiglio di sicurezza dell’Onu viene legittimato anche dalle ex colonie che sono sotto la tutela di Parigi. Infatti le questioni di natura economica e politica che riguardano le ex colonie francesi – in modo particolare per esempio la Costa d’Avorio – sono strettamente controllate e indirizzate dalla Francia.

Roberto Favazzo

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