Roma, 14 set – Il governo giallofucsia, o giallorosso, o rossorosso, ha in programma di ricavare quattrini per la prossima legge di bilancio non grazie alla ripresa dell’economia, ma dall’aumento delle tasse. Ciò che accomuna grillini e piddini è la sostanziale distanza da una qualsivoglia forma di riconoscimento della libertà basilare, come è quella di utilizzare il proprio denaro come pare e piace.


Difatti, la proposta che sta circolando in queste ore e che sarebbe stata accolta dal nuovo esecutivo quasi con emozione consisterebbe nel limitare pesantemente l’uso del contante e nel tassare i prelievi bancari.

Contante e libertà

Oltre a volersi togliere lo sfizio di limitare la libertà di tutti noi, il fine ultimo pare sia quello di far emergere i pagamenti a nero effettuabili tramite l’uso del denaro contante, al contrario infattibili con l’utilizzo delle carte.

Emerge come al solito il (falso) paragone con ciò che accade all’estero e immancabilmente l’Italia sarebbe un paese arretrato ancora distante anni luce dalle profonde civiltà che hanno imposto la sparizione dei quattrini di carta. E il motivo per cui noi saremmo restii a utilizzare le altre forme di pagamento riguarda il nostro essere dei delinquenti evasori incalliti, sempre molto di più degli altri.

In realtà non è così, nel senso che questa continua flagellazione è una reazione al senso di inferiorità che proviamo nei confronti degli altri e utilizziamo per farci accettare, e l’accanimento contro l’uso del contante fa parte della deriva liberticida cui siamo sottoposti da tempo immemore, col preciso scopo di rendere l’individuo un essere informe facente parte di una generica collettività “erasmus e carta di credito”.

Basta utilizzare la logica, senza doversi ergere al rango di esperti economisti. Laddove un soggetto ha guadagnato dei soldi lecitamente, non è affatto chiaro il motivo per cui egli debba pagare quella che si presenta come una vera e propria penale per poterli ritirare dal circuito bancario regolare ove li ha depositati.

La tassa sui quattrini che “rientrano” viene imposta quando si tratta di somme illecitamente accantonate, come accade con i classici condoni per i soldi detenuti all’estero. Nel caso di specie, al contrario, trattasi di denaro lecitamente ottenuto e regolarmente accantonato. Il contante è pacchiano e la carta austera: è molto europeista questa visione lugubre della vita.

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Ma quale lotta all’evasione

la questione della lotta all’evasione è poi la solita baggianata politicamente corretta che non tiene conto della realtà, ossia di un paese in cui la pressione fiscale è tra le più alte al mondo e dove pochissimi hanno ancora il coraggio di affermare il principio per cui le tasse non sono bellissime e, se troppo alte, scoraggiano il lavoro e incoraggiano le vie alternative per poterle schivare.

Ormai anche un marziano capirebbe che, in un modo o in un altro, la politica dovrebbe partire da questo punto, e se questo governo schiva abilmente la questione è solo perché l’emersione del sommerso rappresenta per i giallofucsia la possibilità di assestare altre stangate alla classe media.

Manca inoltre un principio cardine con cui lo Stato può imporre delle tasse: quale servizio otterremmo dalla tassa sui prelievi? Se Di Maio e Zingaretti pensano di far passare il reddito di cittadinanza o le manie ecologiste gretine come nuovi servizi da finanziare, sono ben lontani dalla realtà dei fatti. La gente comune, che ha le scatole piene di questo atteggiamento moralista, terrà il malloppo sotto il materasso mandando in frantumi i sogni di incasso di grillini e piddini. La libertà ha un odore migliore delle fetide emanazioni del loro moralismo peloso.

Lorenzo Zuppini

2 Commenti

  1. è un’idea partita e suggerita da Confindustria…..informatevi, o meglio – se siete moralmente onesti – rettificate la notizia

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