jeremy corbynLondra, 14 set – È passato quasi sotto silenzio la vittoria di Jeremy Corbyn alle primarie del Partito Laburista inglese, vittoria che presenta alcuni aspetti molto interessanti che vanno approfonditi.
Parliamoci chiaro, per evitare fraintendimenti: Corbyn è un vecchio radical-chic britannico che ha passato metà della sua vita a blaterare di diritti civili, di minoranze, di discriminazioni e tutta quella melassa progressista in Italia perfettamente incarnata da gente come la Boldrini. Lo dimostra il fatto che il suo primo atto da nuovo leader del partito è stata la partecipazione alla “marcia per i migranti”.
C’è però una differenza rispetto alla Boldrini e risiede nel programma economico, i cui punti fondamentali possono essere così riassunti:
1) Nazionalizzazione dei settori strategici privatizzati a partire dall’epoca Tatcher, in particolare nei trasporti e nell’energia.
2) Una politica fiscale aggressivamente progressiva, volta a colpire soprattutto i grandi patrimoni finanziari ed immobiliari, che sono esplosi negli ultimi decenni anche grazie ad un sistema tributario ridicolmente schierato in favore dei ricchi, delle banche, delle grandi imprese, degli speculatori e dei redditieri.
3) Finanziare un vastissimo programma di investimenti pubblici volto ad una riconversione industriale dell’economia britannica senza tasse ne debito, semplicemente imponendo alla Banca Centrale la sua monetizzazione.
In particolare il terzo punto potrà ricordare ai lettori più attenti qualcosa. In effetti, è quello che andiamo dicendo da tempo. Se persino una macchietta progressista con le toppe sui gomiti della giacca (da perfetto intellettuale di sinistra) ha la consapevolezza di quale è la posta in gioco, ciò non fa che confermare le nostre tesi.
Consapevolezza, oltretutto, non casuale. Corbyn infatti è legato alla Fabian Society, una antica organizzazione di stampo socialista molto importante per la nascita del Partito Laburista medesimo, che nella Storia si è caratterizzata per un deciso rifiuto di qualunque dogmatica marxista-leninista nella ricerca di una “terza via” il più possibile compatibile con lo stile di vita britannico. Ricerca non esente da alcune frequentazioni che oseremmo dire “pericolose” fra gli anni ’20 ed i ’30.
Tanto per dirne una, sia Oswald Mosley che i militanti della British Union of Fascists provenivano da questa esperienza.
Tutto questo al solo scopo di mostrare una cosa: i tempi stanno cambiando anche nel Regno Unito. In Italia, ovviamente, abbiamo i legacci dell’Euro e dell’UE ad impedirci anche solo di pensare ad un programma del genere. Ma questo non può che essere uno sprono ulteriore per la riconquista integrale della sovranità nazionale.
Matteo Rovatti


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