Roma, 20 sett – Oscar Farinetti, il patron di Eataly, è stato tra gli artefici dell’operazione di cessione del marchio  Lurisia alla Coca-Cola Company. Ma il grande personaggio simbolo del radical chic non si pente di questa cessione né la ritiene contraria ai principi di “italianità” del cibo che porta avanti: “Nel’68 anche io ero contro l’imperialismo delle multinazionali. Ma da allora queste realtà sono cambiate e migliorate”.


“Coca-Cola creerà nuovi posti di lavoro”

“Il fatto che Atlanta metta dei soldi per investire in un’azienda artigianale italiana è un ottimo segnale per il nostro Paese” dichiara Farinetti. “Creerà nuovi posti di lavoro, continuerà a comprare il chinotto dagli agricoltori savonesi che aiutiamo da anni. E salvaguarderà lo stile e le radici tricolori del marchio”. Questa teoria secondo la quale i capitali stranieri che investono nelle realtà industriali nostrane le vogliano implementare è stata più volte sconfessata; l’ultimo esempio è quello del marchio di lingerie La Perla, simbolo della manifattura made in Italy, che è stato acquistato dalla holding olandese Sapinda e va incontro 126 licenziamenti per la sua storica sede di Bologna.

Lurisia “crescerà in tutto il mondo”

Secondo Farinetti è “sicuro” che la multinazionale proprietaria della Coca-Cola abbia comprato il marchio di bevande Lurisia al fine di farlo “crescere in tutto il mondo”. Insomma, a dire di Farinetti tutto andrà bene e di certo il colosso statunitense saprà prendersi cura di Lurisia anche se “in qualche modo non ce n’era nemmeno bisogno”, perché, dice, “non ha senso avere in portafoglio la Lurisia per poi non valorizzarla per quello che è”.

Petrini (Slow Food) prende le distanze

Ma c’è qualche pasionario “coerente” ai concetti di filiera e di autenticità che storce il naso, come Carlìn Petrini, capo di Slow Food, che invece ha preso le distanze dall’operazione di cessione e di acquisizione da parte della Coca-Cola.  Farinetti invece ci tiene a evidenziare che capisce la posizione di Petrini: “C’è l’evento ‘Cheese’ in corso e non potevano fare altrimenti” e sostiene che tra poco anche quelli di Slow Food seguiranno le sue scelte: “tra un po’ si siederanno a un tavolo con la Coca-Cola per parlare dello spirito dell’accordo e dei progetti del gruppo Usa. E poi vedremo”.

“E’ nell’interesse di tutti”

Resta il problema della coerenza dei principi del “manifesto” di Eataly sui cibi e le bevande di qualità con l’associazione ad un marchio che da sempre vende bibite gassate piene di zuccheri ed è una multinazionale alimentare che poco a che a fare con lo slow food e il rispetto dell’ambiente e delle culture dei singoli paesi. Farinetti ribatte: “Non vedo nessuna incoerenza”. “A volere essere radicali si può decidere che vogliamo ribaltare il modello sociale in cui viviamo chiedendo la chiusura delle multinazionali” insiste. “E’ molto più efficace nel lungo termine dialogare anche con le grandi aziende internazionali, convincendole ad accettare i nostri valori e le nostre regole. È nell’interesse di tutti”. O nel suo interesse? D’altronde, Farinetti politicamente nasce come sostenitore di Matteo Renzi e alla Leopolda, per poi effettuare una brusca virata verso Lega e M5S non appena questi sono giunti al governo. Adesso che il suo ex cavallo politico è tornato prepotentemente alla ribalta, Farinetti dimostrerà di avere in politica la stessa coerenza che nutre nei confronti dell’autenticità del cibo italiano?

Ilaria Paoletti

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