Roma, 19 set – Tira tira, la corda poi si rompe. E non stiamo parlando dei posti a sedere, con i passeggeri stipati come sardine (per non parlare dei problemi con i bagagli a mano) – ma non è una novità: le condizioni di viaggio sono note a tutti coloro che attratti dal risparmio scelgono la più famosa compagnia low cost europea per i loro spostamenti aerei – ma del personale di Ryanair che, fra hostess e steward bistrattati e piloti che scelgono lidi migliori, si è ritrovata improvvisamente a corto di lavoratori e costretta così a tagliare migliaia di voli. Un danno economico – si parla di almeno 25 milioni di euro, con il titolo che intanto crolla in borsa – e d’immagine non da poco, specialmente perché sta facendo emergere una gestione “particolare” dei propri dipendenti da sempre vagamente sospettata ma mai emersa del tutto.


Complice del velo di omertà attorno a Ryanair una condizione che è parte integrante della lettera di dimissioni che firma chi decide di andarsene. Cosa dice la postilla? Che il dimissionario non rivelerà alcuno dei particolari delle condizioni di lavoro in essere presso il vettore irlandese. Già questo basterebbe a far insospettire. C’è del marcio in Ryanair? Le poche testimonianze sembrano confermarlo. La palma del peggior trattamento va indubbiamente al personale di cabina. Hostess e steward sono pagati attorno ai 16/17 euro per ora effettiva volata (non esiste minimo salariale), l’addestramento è a carico loro, spesso si ritrovano a dover garantire reperibilità senza alcun compenso e anche le malattie non sarebbero pagate. Per non parlare degli obblighi accessori, come quello di vendere a tutti i costi i prodotti del negozio di bordo o della cucina: “Almeno un profumo a testa durante ogni viaggio, un pasto, un prodotto di cibo fresco e 8 gratta e vinci”, si legge in una circolare interna rivelata dal quotidiano The Irihs Times. “Le vendite – prosegue il documento – saranno monitorate attentamente e chi non raggiunge gli obiettivi dovrà spiegare il perché”.

Meglio va ai piloti, i quali possono contare su uno stipendio di ingresso che – su turni di 5 giorni di lavoro e 4 di riposo – sfiora i 2000 euro mensili e può in breve tempo salire fino anche a cinque volte tanto. Ma a molti di essi, pratica comune in Ryanair e che coinvolge anche il resto del personale, è imposta l’assunzione con partita Iva (alcuni addirittura sono assunti tramite agenzie interinali) e gli stipendi e i contributi sono pagati in Irlanda. Non sorprende che, nonostante salari di tutto rispetto – ma che non sempre coprono le esorbitanti spese di formazione a cinque zeri per acquisire le qualifiche – siano comunque stati in 700 (ma con gli abbandoni estivi si arriva a sfiorare i 1000) a lasciare la compagnia nel corso dell’ultimo anno, per approdare in altre realtà, low cost comprese, nelle quali trovare un ambiente più a misura di pilota. Da Ryanair si difendono, spiegando che sono almeno in 3000 ad aspettare per prendere i comandi dei 737 di Michael O’Leary. Ma intanto offrono bonus straordinari fino a 12mila per chi accetterà di rinunciare alle ferie.

Filippo Burla

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