Banche PopolariRoma, 25 mar – Con l’approvazione anche da parte del Senato, 155 i voti favorevoli e 92 i contrari, diventa legge la riforma delle banche popolari.


La parte più importante del decreto riguarda il superamento dell’attuale assetto del sistema. Le popolari con attivo superiore agli 8 miliardi di euro dovranno infatti, entro 18 mesi, trasformarsi pienamente in società per azioni, superando il principio “una testa – un voto” che regolava fino ad oggi i rapporti in assemblea. A parziale e temporanea compensazione è stabilito che, per un periodo massimo di due anni, potrà essere stabilito, un limite del 5% al diritto di voto. Sarà la banca stessa a decidere, tutelandosi così da eventuali scalate ostili. Al termine del periodo, comunque, il voto capitario non sarà più contemplato.

Con la conversione in legge del decreto si apre ora un domino che coinvolgerà numerosi istituti. Il primo indiziato è la Banca Popolare di Milano, che già da tempo studiava forme di aggregazione con la sua omonima dell’Emilia-Romagna. Secondo in ordine di grandezza, ma primo per importanza politica, è il caso di Banca Etruria, l’istituto del quale è presidente Luigi Boschi, padre del ministro Maria Elena, che da tempo non naviga in buone acque. Bper avrebbe già sondato il terreto per un’eventuale fusione con la popolare toscana. Sotto gli occhi dei riflettori anche la genovese Carige, che per far fronte alle richieste della Bce-Eba deve procedere con un ulteriore aumento di capitale. Sulla stessa lunghezza d’onda anche Monte dei Paschi di Siena, alle prese con una lunga crisi e conseguente dolora ristrutturazione e che, pur non essendo una popolare, potrebbe essere oggetto di una fusione. Ubi banca è indicata come possibile partner.

La riforma è passata grazie alla fiducia posta dal governo, non mancando di lasciare un importante strascico di critiche. E non solo di natura politica. Matteo Salvini punta il dito contro il conflitto d’interessi del ministro Boschi: “C’è una indagine della Consob aperta sulle banche. Non so se è corretto che ci sia un ministro che ha un papà che lavora in banca mentre il governo fa un provvedimento sulle banche”. Secondo la senatrice Del M5s Laura Bottici, “il vero intento del dl è mettere alcune nostre banche popolari nelle mani degli speculatori finanziari o salvarne altre”. Dal punto di vista più tecnico, invece, scrive Leonardo Becchetti, professore di Economia a Tor Vergata: “Il decreto è un provvedimento affrettato, che minaccia di rivelarsi un boomerang, essendo in palese contraddizione con la libertà di iniziativa economica e con la volontà dei soci proprietari di quote di capitale nel momento in cui hanno deciso di acquistare quote di quelle banche invece che di altre”. La questione sarebbe quindi a livello di carta fondamentale: “Secondo il parere di quattro illustri costituzionalisti -prosegue sempre Becchetti- questa decisione viola almeno sei articoli della Costituzione e rischia pertanto di essere cancellata in caso di ricorso alla Consulta”.

Filippo Burla

1 commento

Commenta