Atr 72Parigi, 24 gen – Secondo una voce che gira da qualche tempo nei corridoi di Finmeccanica, Mauro Moretti sarebbe intenzionato ad acquistare da Airbus il restante 50% delle quote di ATR. Mossa non certo poco oculata, soprattutto se si pensa all’anno appena chiuso.


Il consorzio, che neanche una decina di anni fa si dava per spacciato, ha infatti chiuso un 2014 da record confermando la propria leadership sul mercato dei cosiddetti velivoli da trasporto regionale. ATR ha chiuso l’anno appena trascorso portando a casa 160 ordini fermi a cui si aggiungono 120 opzioni con un fatturato di 1,8 miliardi di dollari.

Il suo rateo produttivo è salito di oltre il  60% rispetto agli ultimi cinque anni Passando dai 51 velivoli del 2010 agli 83 di quest’anno.

Durante il 2014, che ha visto anche un cambio al vertice che vede l’Italiano Francesco Bagnato lasciare il posto al francese Patrick de Castelbajac, il consorzio varcato la soglia del millesimo ordine, firmato dalla compagnia Papuasia Airlines Png per l’acquisto diun ATR 72, ed ha siglato un contratto record con la compagnia aerea indonesiana Lion Air che ha portato a 100 il numero di ATR ordinati, il più grande ordine cumulativo della sua storia celebrato in Italia alla presenza del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

Grazie a questo incredibile risultato ATR controlla il 47% del mercato mondiale del trasporto aereo regionale. Inoltre lo stock di ordini piazzati, per un totale di 6.8 miliardi di dollari, gli consente un margine di tre anni di lavoro ed una disponibilià tale da consentire un ulteriore ampliamento del mercato e del rateo produttivo. Il 2015 vedrà infatti l’apertura di un ufficio di rappresentanza commerciale a Tokyo e un nuovo centro ricambi a San Paolo per saldare sempre più i propri legami verso nuovi mercati emergenti ed ha annunciato di voler incrementare il proprio rateo produttivo fino a 90 velivoli con il tentativo, nel 2016 di raggiungere quota 100.

Non c’è che dire, per il bene dell’industria nazionale gli auguriamo mille di questi anni, magari sotto piena egida Finmeccanica.

Cesare Dragandana

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