people's bank of chinaRoma, 7 lug – Non si ferma il cammino di People’s Bank of China. Dopo Eni, Enel, Mediobanca, Generali, Telecom e, più recentemente, Terna e Intesa Sanpolo, la banca centrale della Cina sale con una partecipazione rilevante anche nel capitale di Unicredit e Monte dei Paschi di Siena. E’ quanto risulta dalle comunicazioni alla Consob, obbligatorie quando si supera il 2% nel capitale sociale.
Nello specifico, Pboc ha acquisito il 2.005% di Unicredit e il 2.010% di Montepaschi, per un controvalore complessivo pari a quasi 800 milioni di euro. Nel mirino dell’istituto centrale cinese sembrano così essere entrate le banche, complici anche le turbolenze sui mercati che hanno in parte depresso i corsi azionari.
Prosegue così la lunga marcia -per prendere a prestito da un episodio della storia maoista, ma questa volta in senso contrario: non difesa, ma attacco- della Cina nell’economia italiana. Solo People’s Bank of China detiene partecipazioni per circa 5 miliardi, ma non si contano più le operazioni di fusione ed acquisizoni portate avanti in questi anni, a partire da quando il ministro Tremonti -che pure nel suo libro “Rischi fatali” metteva in guardia dall’espansionismo dell’estremo oriente- si dovette rivolgere al fu Celeste Impero per trovare acquirenti al debito pubblico che aiutassero a tener bassi i tassi d’interesse pagati. Una strategia alla quale hanno attinto a piene mani anche gli esecutivi successivi.
Nell’economia non esistono però cavalieri bianchi, e lo scotto da pagare lo stiamo vedendo: ChemChina su Pirelli, State Grid su Cdp Reti sono solo le avanguardie di una colonizzazione finanziaria ed industriale in atto.
Filippo Burla


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