Roma, 13 ago – La necessità di visibilità e la smania di protagonismo di alcuni sostenitori delle Ong travalica il senso del buon gusto, persino rispetto a quelle persone che dicono di voler aiutare. A dimostrarlo è la nuova “opera d’arte” (o per meglio dire installazione) dell’artista italiano Federico Clapis. La discutibile creazione del Clapis si intitola Welcome (?) e ritrae un bambolotto nero, presumibilmente un profugo, aggrappato ad uno zerbino recante, appunto, la scritta Welcome (benvenuto).


L'”opera” calata in acqua dalla Mare Jonio

Clapis ha pubblicato sul suo canale YouTube il video della sua ultima performance, in cui è possibile vedere l’artista, a bordo della nave Mare Jonio, calare in mare il bambolotto e lo zerbino. Nelle intenzioni di Clapis, la sua “opera” verrà poi recuperata messa all’asta per sostenere la Ong a cui appartiene l’equipaggio della Mare Jonio, la Mediterranea (sì, quella a cui appartiene l’ex disobbediente Casarini e che “qualcuno” ha definito “un dono di Dio”).

Il film in uscita il 21 agosto

Nel video, l’operazione di Clapis ha come sottofondo la canzone colonna sonora de Il Re leone, Il cerchio della vita. Questo brano è la colonna sonora che apre Il re leone. L’intento provocatorio, immaginiamo, sia quello di creare il parallelismo tra il leoncino Simba appena nato presentato alla società e il neonato nero lasciato affogare dagli italiani brutti e cattivi. Tutta l’operazione anticipa l’uscita del film, che ci sarà il 21 agosto. Ne è prevista una versione in 3D.

L'”artista” Clapis

Federico Clapis nasce come fenomeno del web. E’ diventato infatti noto al pubblico facendo il comico su YouTube, cantando canzoni a dir poco demenziali e interpretando stacchetti sulle coppie e la loro mania del selfie. Dopo questo inizio scintillante, si è riscoperto artista. Nelle opere e nelle intenzioni sembra qualcosa a metà tra Jeff Koons e la ricerca dello choc a buon mercato che abbiamo già visto da Cattelan. Insomma, niente di nuovo sotto il sole, se non la volontà di scandalizzare a tutti i costi, puntando il dito contro le contraddizioni e il benessere di questo mondo occidentale malato nel quale, però, questi “artisti” trovano spazio, sostegno economico e libertà d’espressione – e pure il nemico “cattivo” da film che gli fa fare la figura dei “duri e puri”. Erano meglio i pitali di Duchamp.

Ilaria Paoletti

3 Commenti

  1. Proveniendo da una formazione ‘classica’ – al di la’ delle ovvie considerazioni sull’utilizzo a scopi bassamente e patentemente (e dichiaratamente!!) commerciali del solletico alla parte piu’ ‘umana’ della popolazione – mi siano consentite alcune riflessioni… Che cos’e’ che e’ ‘arte’? Perche’ oggi la c.d. ‘arte’ / i c.d. ‘artisti’ devono a tutti i costi essere ‘fuori dal coro’ o prendere a pugni nello stomaco i ‘fruitori’ (ma questi ultimi esistono ancora o sono gia’ specie in via di estinzione?)… Qualcuno oggi si e’ mai interrogato – davanti a tali abominevoli manifestazioni, piu’ ‘propaganda’ (pubblicita’?) che altro – sul significato del ‘bello’ o della ‘estetica’?… Penso proprio che Fidia, Prassitele, Apelle e i loro sodali si siano piu’ volte rivoltati nelle loro tombe… Grazie per l’attenzione

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