Rocco SiffrediRoma, 27 feb – In occasione dell’elezione del Napolitano bis, qualche parlamentare situazionista ebbe la pensata geniale di dar vita a quello che fu un vero e proprio happening artistico: Laura Boldrini che legge il nome di Rocco Siffredi all’aula del Parlamento. Per il pornoattore di origine abruzzese, l’inserimento fra i papabili per il Quirinale fu il coronamento di una carriera tutta basata sui suoi 24 cm di dimensione artistica.


Nel vasto e folcloristico mondo della pornografia, che tanti personaggi pittoreschi ha visto avvicendarsi davanti alla macchina da presa, solo Rocco ha saputo imporsi nell’immaginario collettivo con tanta potenza. Le sue performance, stavolta da vestito, all’Isola dei Famosi, stanno conquistando anche una fetta di italiani che non necessariamente ha nel proprio scaffale dei dvd pellicole come Fantastica Moana, 30 maschi per Sandy o True Anal Stories.

Se nel reality Rocco non può certo cimentarsi in ciò che sa fare meglio, il mestiere che l’ha reso famoso e la dote naturale che lì l’ha instradato vengono comunque continuamente evocati grazie ai continui doppi sensi da caserma a cui egli stesso si abbandona. Un erotismo da bar che normalizza, attenua e rende inoffensiva la carica trasgressiva del porno. Ma la verità è che lui è proprio così. Non è che resti sempre nel personaggio, è che il suo non è proprio un personaggio. In lui non c’è distanza, non c’è mediazione dal suo mondo, dal suo mestiere e dal suo stesso organo. Fanno un tutt’uno.

Anni fa, la solitamente sboccata Luciana Littizzetto ci fece un viaggio Milano-Roma nell’ambito di una trasmissione Rai che consisteva appunto nel mettere in un’auto due personaggi dello spettacolo e riprenderne i dialoghi. Per lei fu un vero trauma. Dichiarerà anni dopo: “Un’esperienza assurda, ha un solo argomento. Scesa dalla macchina non ne potevo più. Un minchione assurdo, in tutti i sensi”.

L’indignazione da vecchia zia di una che scrive solo sketch sulla zona pubica è un po’ patetica, ma nell’osservazione c’è del vero: Rocco è puro istinto, pura animalità. In questo, se non altro, è più credibile di quel fenomeno artefatto di Valentina Nappi. Di fatto, Siffredi non ha mai voluto fare il filosofo, anche MicroMega ha cercato di calarlo in quel ruolo. Anzi, non ha mai voluto fare altro che il pornoattore. “L’hard era quello che volevo fare fin da ragazzino”, ha dichiarato. Tant’è che quando lo obbligano a tener su le mutande, finisce per piangere in prima serata. Che brutta fine.

Adriano Scianca

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