Roma, 10 giu – Aleksandr Dugin sarebbe dovuto intervenire a un incontro organizzato all’Università di Messina da una serie di associazioni: Città Plurale, Vento dello Stretto e Morgana. La presenza dello scrittore e politologo russo non era però gradita ai pretoriani del pensiero unico, che hanno scatenato la solita bufera tanto stucchevole quanto liberticida. L’ateneo siciliano ha così chiuso le porte a Dugin, annullando il convegno: “Tenuto conto anche delle numerose perplessità manifestate da molti docenti e delle controverse posizioni ideologiche del relatore, non concederà alcun locale per lo svolgimento dell’evento previsto domani”, ha fatto sapere l’università.


Posto che siamo alle solite e che bandire le idee è sempre segno di arroganza pregiudiziale, quali sarebbero le “controverse posizioni ideologiche” di Dugin? Secondo la Fiap, federazione italiana delle associazioni partigiane (ma non ci dite), lo scrittore russo “predica pericolose teorie fasciste. In particolare Dugin si richiama all’ideologo Julius Evola e in Russia ha costituito gruppi nazionalboscevichi, il cui contrassegno era la bandiera del Terzo Reich”. Il vessillo del partito Nazional Bolscevico di Dugin e Limonov usava un vessillo “sincretico” che evocava sia il nazionalsocialismo che il comunismo.

Ma in fin dei conti questi aspetti sono quasi irrilevanti, non solo perché messi in luce dai soliti censori ignoranti come le zucchine, a contare realmente è la scelta di un ateneo che non ammette un confronto ideologico. Agli ottusi conservatori dello status quo, Dugin spaventa per le sue attuali teorie, perché forse più di ogni altro ha espresso ante litteram una visione del mondo multipolare di cui oggi il leader della Russia Vladimir Putin sembra essere il principale fautore.

Paura delle idee

Il populismo è la sfida al pensiero unico – disse Dugin lo scorso anno durante una conferenza organizzata da CasaPound – e per vincere questa battaglia è fondamentale innanzi tutto riconquistare la sovranità spirituale e culturale, altrimenti quella politica non potrà mai essere solida. Serve per questo una visione radicale, intesa come profonda e non superficiale”. Una sfida inaccettabile per chi del pensiero unico si ammanta.

D’altronde a evocare lo spauracchio del pericoloso Rasputin di Putin, ci ha pensato come di consueto Repubblica, definendo Dugin “filosofo nazista” e “di sicuro un seguace di Heidegger (anche lui considerato filonazista e antisemita)”. Ma sì, bolliamo pure uno dei più grandi filosofi del novecento come una sorta di santone che capeggia una pericolosa setta. Un po’ di fango gettato a casaccio serve sempre allo scopo: evitare di conoscere, confrontarsi, studiare. Capre.

Eugenio Palazzini

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