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La battaglia di Mezzo Agosto: l’ultima vittoria sul mare

by Paolo Mauri
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La copertina de “La Domenica del Corriere” del 23 agosto 1942 con un disegno di Achille Beltrame sulla battaglia


Roma, 13 ago – Tra l’11 ed il 13 agosto del 1942 si svolse nel Mediterraneo l’ultimo grande scontro aeronavale tra la flotta inglese e quella dell’Asse che si risolse in una schiacciante vittoria per le forze italo-tedesche.
L’Ammiragliato britannico cercò di rifornire l’isola di Malta, importante base aeronavale a causa della sua posizione strategica nel centro del Mediterraneo a poca distanza dalle rotte di rifornimento dei convogli italiani per la Libia. L’isola, sotto assedio costante sin dal 1941 anche grazie all’intervento del X Fliegerkorps della Luftwaffe, era ridotta praticamente alla fame e necessitava di continui rifornimenti per poter essere “la spina nel fianco” dell’avanzata dell’Asse in nord Africa.
Occorre però sfatare un mito prima di parlare della battaglia: Malta, almeno nelle prime fasi della guerra, non fu mai un serio problema per i nostri traffici navali. Gli stessi inglesi, allo scoppio del conflitto, la consideravano indifendibile e sostanzialmente la abbandonarono al suo destino temendo una pronta invasione italiana (che non ci fu ma che era prevista) nei mesi successivi alla dichiarazione di guerra mantenendo quindi solo un minimo di forze a suo presidio. In seguito l’avanzata delle armate italo-tedesche in Egitto tagliò fuori l’isola tanto che nel 1942 si ricordano solo due tentativi di rifornimento degni di questo nome: il primo in giugno, risoltosi con un’altra importante vittoria della Flotta italiana, il secondo in agosto, argomento di questo approfondimento; dopodiché non tentarono più di rifornire Malta tramite convogli se non nel 1943, quando le sorti del conflitto si capovolsero a loro favore.
Così dopo il fallimento delle operazioni congiunte “Harpoon” e “Vigorous” di giugno, l’Ammiragliato decise di ritentare il rifornimento dell’isola nonostante lo scetticismo del Governo di Londra e del comando del Medio Oriente: nacque l’operazione “Pedestal”. A differenza del precedente tentativo di rifornimento, dove i due convogli partirono sia da Gibilterra che da Alessandria, ora gli inglesi, con la caduta di Tobruk e l’avanzata dell’Asse in Egitto, si trovarono costretti a dover rifornire Malta solo partendo da occidente venendo infatti a mancare la copertura aerea delle basi in nord Africa. Il convoglio avrebbe dovuto quindi passare in un tratto di mare, tra la Sardegna e la Sicilia, costantemente pattugliato da aerei e navi nemiche pertanto, oltre a prevedere perdite elevate nel naviglio mercantile, era necessaria una forte scorta di navi da guerra.
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La petroliera “Ohio” colpita da un siluro del sommergibile italiano “Axum”.


Il convoglio inglese era infatti composto da 13 piroscafi, 2 petroliere e ben 4 portaerei, 2 navi da battaglia, 7 incrociatori e 34 cacciatorpediniere oltre ad altre unità minori. Da parte italo-tedesca venivano schierate la III divisione incrociatori pesanti e la VII divisione incrociatori leggeri, il cui impiego però era subordinato alla scorta di aerei da caccia che come vedremo fu destinata ad altri compiti, oltre a 22 sommergibili (di cui 2 tedeschi), 12 motosiluranti (6 tedesche) e 12 MAS a cui si aggiungono tutti gli aerei da caccia e bombardamento disponibili dispiegati tra la Sardegna e la Sicilia per un totale di 5 gruppi da caccia (3 italiani e 2 tedeschi) e 400 bombardieri e aerosiluranti.
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Il tratto di mare dove si svolse la battaglia


Un giorno dopo la partenza, l’11 agosto, il convoglio inglese mentre transita a nord di Algeri subisce i primi attacchi dei sommergibili. L’U-73 affonda con una salva di 4 siluri la portaerei Eagle menomando pesantemente la capacità inglese di contrasto aereo. Il giorno successivo, con l’avvicinarsi della flottiglia inglese alle coste italiane, nei cieli e sul mare si scatena un vero e proprio inferno di bombe e siluri.
Gli inglesi lamentano la perdita di 6 piroscafi, altri sono gravemente danneggiati, compresa la petroliera Ohio carica di migliaia di tonnellate di prezioso combustibile per Malta, 2 incrociatori vengono affondati dai siluri di sommergibili e MAS e molte altre unità da guerra vengono gravemente danneggiate, compresa la portaerei Indomitable che, col ponte di volo gravemente danneggiato ed in preda ad incendi, inverte la rotta e torna a Gibilterra. Mossa seguita dalle altre forze pesanti inglesi (corazzate, portaerei e 3 incrociatori) per evitare di attraversare il Canale di Sicilia, considerato ad altissimo rischio, memori di quanto avvenuto durante la battaglia di Mezzo Giugno.
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Aerosiluranti SM-79 in volo sul convoglio inglese


Da parte italiana per il momento si lamenta solo la perdita del sommergibile Dagabur, speronato dal cacciatorpediniere inglese Wolverine.
Il naviglio pesante italiano resta invece in porto, questo perché la copertura aerea era appena sufficiente a garantire la protezione dei bombardieri e aerosiluranti e Supermarina considerava altamente rischioso il suo impiego senza i caccia di scorta. Col senno del poi questo sarà un errore tattico in quanto nella serata del 12, quando il grosso della flotta inglese fece dietrofront, se avesse preso il mare sarebbe stato a portata di tiro delle artiglierie la mattina successiva proprio quando il convoglio inglese, pesantemente azzoppato, si trovava disperso in un vasto tratto di mare senza scorta aerea.
Il 13 agosto si registrano altri affondamenti delle forze di scorta inglesi ma gli attacchi dell’Asse cominciano a diradarsi per l’avvicinarsi di quanto resta del convoglio inglese all’ombrello di protezione aerea dell’isola di Malta. Quella sera entrano nel porto de La Valletta solo 3 piroscafi dei 13 partiti, ed i due giorni successivi ne arriva un quarto oltre alla petroliera Ohio che miracolosamente era sopravvissuta ai numerosi colpi messi a segno.
A battaglia conclusa le perdite dell’Asse ammontano a due sommergibili italiani affondati, 41 aerei italiani e 19 tedeschi abbattuti oltre al grave danneggiamento di due incrociatori, il Bolzano e l’Attendolo colpiti da sommergibili in agguato nel Tirreno meridionale; per gli inglesi invece è una disfatta, tanto che non si azzardarono più a rifornire l’isola tramite convogli se non quando le sorti della guerra tornarono ad essere favorevoli per loro.
L’ultima grande battaglia aeronavale nel Mediterraneo si era conclusa con una vittoria italiana, dimostrando che la giusta coordinazione tra forze aeree e navali era la chiave per vincere sul mare. Lezione che apprendemmo tardivamente dagli inglesi ma che, anche con la battaglia di Mezzo Giugno, dimostrammo di avere compreso appieno, purtroppo troppo tardi nel quadro degli eventi bellici.
Paolo Mauri

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10 comments

Massimiliano 13 Agosto 2016 - 1:10

Non fu una vittoria italiana. Ma dell’Asse. Senza tedeschi ne avremmo prese. Perche supermarket era un covo di traditori. Non una sola nave da guerra fu impiegata. Mentre parteciparono solo le armi fedeli. Aviazione e subacquei d’ assalto. Maugeri rimase nei porti. Pronto a scattare su Malta l’otto settembre di un anno dopo.

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Massimiliano 13 Agosto 2016 - 1:11

Volevo dire supermarina. Scusatemi.

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Paolo Mauri 13 Agosto 2016 - 2:35

Sfatiamo anche questo mito: gli inglesi avevano decrittato il nostro sistema di comunicazioni cifrato tra i comandi e Supermarina, basato sul tedesco Enigma, grazie all’operazione Ultra. Pertanto erano a conoscenza dei movimenti delle nostre unità come dei convogli. Quindi le perdite e le mancate vittorie sono state causate da questo e non per colpa di un presunto tradimento degli Ammiragli italiani, che, nei primi anni di quella guerra, si adoperarono per vincere la guerra sul mare, che per noi voleva dire la protezione dei convogli verso la Libia. Qualsiasi considerazione sulla Regia Marina traditrice è da ascriversi al fatto che il segreto su Ultra è stato tolto solo tardivamente nel dopoguerra, quindi una certa storiografia risente ancora di questo falso storico. Va anche considerato che due mesi prima, a metà giugno del 1942, ottenemmo un’altrettanto importante vittoria sul mare, questa volta grazie soprattutto alle nostre grosse unità di superficie, che affronterò più dettagliatamente l’anno prossimo.

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Anonimo 13 Agosto 2016 - 3:10

Caro Paolo. So benissimo il ruolo dei decrittatori. Il mio professore era Alberto Santoni che l’ ha scoperto negli anni 80. Il problema non e’ questo. Il problema e’ stato supermarina o superesercito. I nostri comandi supremi. Che hanno fatto cose ignobili. La battaglia di meta’ agosto poteva essere ancora piu’ risolutiva se fosse stata seguita dall’ occupazione possibile di Malta. Errore strategico e voluto dagli ammiragli.
Discorso lungo. Ti rimando al mio ultimo poeta armato. Ciao.

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Paolo Mauri 13 Agosto 2016 - 3:35

Caro Massimiliano, grazie alle fonti in mio possesso non sono mai stato d’accordo con questa visione un po’ da post-fascismo anni ’70 sulla Regia. E’ pur vero che mancò di ardimento ma il compito della nostra Marina era quello di difendere i convogli, non di cercare il nemico in mare, cosa che riuscì meglio agli inglesi, essendo noi per l’appunto, sempre in mare. Secondariamente nell’articolo ho solo accennato che la presa di Malta sarebbe servita ma molto relativamente (il 94% dei rifornimenti arrivati in Libia è lì a dimostrarlo): gli stessi inglesi si permisero di utilizzarla appieno solo a partire dal 1943, quando la pressione aerea e navale italotedesca erano solo un ricordo rispetto al “bomb alley” di un anno prima. Discorso lungo e complesso, ci sarebbe da scriverci un libro non un articolo, ma mi riprometto di affrontare il discorso “Malta” quanto prima. A presto!

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Dario 13 Agosto 2016 - 1:33

Purtroppo è così, metà degli ammiragli erano venduti agli angloamericani..

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Anonimo 13 Agosto 2016 - 2:15

Caro Dario piu’ di meta’. Praticamente tutto l’alto comando. Venduto per vigliaccheria. Per soldi e per odio al fascismo.

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Giuseppe 14 Agosto 2016 - 6:12

Diciamoci la verità: fino alla decriptazione di Enigma, gli inglesi temevano la nostra flotta (allo scoppio della guerra ervamo la 4^ marina da guerra al mondo), la seconda per sommergibili.
i quesiti da trattare sarebbero questi:
– perchè le macchine enigma tedesche erano a cifrari variabili e quelle italiane invece a cifrari fissi?
– perchè non fù implementata la sperimentazione del “Gufo” (primo rada italiano datato 1936), quando i servizi segreti sapevano che gli alleati stavano facendo lo stesso?
– nonostante si notava la loro importanza su altri scenari perchè (dopo numerose interrogazioni politico militari) si decise di costruire due portaerei solo dopo la disfatta di Capo Matapan?
Malta doveva essere invasa durante queste operazioni di sbarramento marino… la folgore fù istituita e formata per questo, ma poi smistata in egitto per tentare la ripresa del fronte.
Analizzando gli eventi della resa della Regia Marina… qualcosa non torna è vero… ma senza analizzare questi punti parlare di traditori è azzardato.

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Massimiliano 18 Agosto 2016 - 9:43

Paolo. Sono d’accordo con te. Mai avuto fosse da post. Io sono è basta. Ma l’incredibile miopia strategica dei comandi navali. Sta a dimostrare la dabbenaggine; per me tutta in malafede di Supermarina. A Pisa. Tanti anni fa, quando il prof. Santoni spiego’ come i comandanti vendevano, era il 1941, il loro ed il nostro onore per convenienza personale, ho maturato un acceso astio per i militari. Sopratutto Marina ed esercito. L’ avremo persa ugualmente quella guerra. Ma se avessimo avuto Rommel o Doenitz… se ne riparliamo dopo la conquista dell’ Egitto e la battaglia per l’ Iraq…. ciao… se hai bisogno scrivi….

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Alex 18 Agosto 2017 - 2:41

Bannato dalla pagina Regia Marina-Royal Italian Navy per aver opinato la tesi della sconfitta strategica italiana ,sostenuta tra gli altri da Wikipedia:-),allegando il di cui sopra articolo giudicato inattendibile e privo di scientificita’,visto anche lo scarso valore della testata…cosi’hanno sentenziato, alti esponenti del mondo della cultura…:-)

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