Roma, 13 ago – Capita spesso, leggendo svogliatamente gli editoriali di Repubblica, di assopirsi. La stucchevole banalità dei presunti detentori dell’inoppugnabile verità, è il miglior sonnifero quotidiano. Non ci sono pecorelle che tengano. Eppur qualcosa si smuove quando a scrivere è il Barbapapà. Di colpo la mera supponenza si tramuta in tracotanza, che non è nova (per scomodare il Sommo Poeta) ma è pur sempre degna di attenzione. Perché se dal fango non nascono fiori, dal livore spuntano strafalcioni. Così, tentando al solito di fornire una lezione di storia alla plebe incolta, Eugenio Scalfari è riuscito a partorire una sequela di castronerie da far accapponare la pelle anche ai capponi di Renzo.


Il dittatore Salvini

Il vegliardo fondatore di Repubblica è convinto, e pretende che i lettori lo siano altrettanto perché lo sostiene lui, che Matteo Salvini voglia sciogliere le Camere per tornare al voto e proclamarsi dittatore del Paese. Letteralmente, secondo Scalfari “potrebbe proclamarsi presidente dell’Italia”, che a suo avviso è “una definizione” che “salverebbe le forme ma manterrebbe la sostanza: presidente dell’Italia equivale alla parola dittatore senza però pronunciarla e lasciando le apparenze verbali di una posizione costituzionalmente apprezzabile. Naturalmente un Parlamento ci sarebbe ma interferirebbe di ben poco sulle attività del presidente dell’Italia”. Dunque svegliatevi dal sonno ubriaconi, perché “Salvini fa di tutto in questi giorni per camuffare la soluzione che ha in mente ma se il corpo elettorale comprendesse bene le intenzioni del capo della Lega, non è affatto escluso che Salvini non ottenga i voti necessari”.

L’imperatore Numa

Per illustrarci meglio queste visioni da indagatore dell’incubo, Barbapapà ricorre ai soliti paragoni storici. Prescindendo però dall’immancabile fascismo citato a sproposito, a colpire è il parallelismo con l’antica Roma. “L’evoluzione col passar degli anni – scrive Scalfari – accentrò il potere fino a creare personaggi che governavano di fatto in modo personalizzato vasti territori: Scipione l’Africano, Numa Pompilio, Pompeo, Silla, ma soprattutto Giulio Cesare e i suoi successori: Ottaviano, Marcello, Agrippa, Augusto, Nerone, Claudio”. Santi numi e santo Pompilio, il secondo re di Roma (nato nell’Urbe nel 754 a.C.) scopriamo così che successe a Scipione l’Africano (nato nell’Urbe nel 236 a.C.) e che controllò “vasti territori”.

Sarà una svista? Certo, infatti dopo Numa Pompilio ci fu sicuramente Pompeo (nato nell’Urbe nel 106 a.C.) mica Tullio Ostilio. Poi ecco Silla ma “soprattutto” Giulio Cesare e i suoi successori. E chi saranno i successori? Ottaviano (bene, siamo agli imperatori), Marcello (passiamo ai consoli e facciamo un salto di circa due secoli), il famoso “imperatore” Agrippa (torniamo ai tempi di Ottaviano) e poi finalmente arriviamo a lui: Augusto. Ma non lo aveva già citato? Ah no parlava di Ottaviano, dunque Augusto sarà un altro. Ma chi dunque? Non sarà che il Barbapapà ha sparato nomi a caso?

Il depositario Romano (Prodi)

Chissà, in fondo a noi zucche vuote del popolino non è dato chiedere né sapere. Perché Scalfari ci spiega che in Italia “la democrazia di massa non è mai esistita nel senso che quando è accaduto la parola popolo ha ceduto a quella di popolino. Il vero popolo è una minoranza e il popolino in gran parte della storia degli ultimi cinquecento anni ha dato luogo al populismo: una massa di persone che cedono alla guida di un capo e invadono territori anche estesi dove cominciano a governare, cioè a governarsi. Queste sono forme di democrazia ma durano poco se da questa massa populista non cominciano ad emergere le classi dirigenti”.

Dunque al bando la democrazia “di massa” e viva l’oligarchia, di cui lui magari farà parte come console onorario (oppure come imperatore, è la stessa cosa suvvia). E non dimenticate che “Risorgimento, Resistenza, Democrazia sono tre fenomeni connessi tra loro e ancora esistenti e operanti, anche se minoritari”. E che “il partito che ne è depositario è quello Democratico, attualmente guidato da Nicola Zingaretti con il concerto di Gentiloni, Fassino, Minniti, Franceschini e molti altri. Una classe dirigente c’è e si estende a Calenda e soprattutto a Walter Veltroni e a Romano Prodi”. Capito caproni? Stiamo parlando dei nuovi Ottaviano, Augusto, Agrippa e perché no, magari anche un Numa Pompilio buttato là che male non fa.

Eugenio Palazzini

3 Commenti

  1. L’ Italia purtropp è ancora una gerontocrazia e si vede sia da questo Scalfari che parla a vanvera credendosi un genio e sia da un Mattarella che si permette di bocciare Ministri proposti dagli eletti dal popolo in totale contrasto alla costituzione.Aggiungiamoci il Berlusca che da anni sbaglia i numeri parlando di migliaia anzichè milioni e che invece di ritirarsi e lasciare spazio a forze nuove, crede di poter fare ancora l’ago della bilancia.
    E nemmeno a dire che questi vecchi sarebbero senza pensione se non lavorassero; è proprio il sistema che li lascia questo spazio esagerato.I vecchi è giusto che diano consigli ma non devono intralciare chi si deve costruire un futuro, cioè il popolo italiano e i suoi giovani

  2. Tutti Hur-Fascisti , come sostenuto da un altro fesso come Barbapapa’ .
    Ma che squole hanno frequentato sti cialtroni ????

    E la kultura sarebbe di sx ? (con la k di sicuro !) e , viste le loro abitudini il prefisso cul …. è lgbth ilmno …

    Per altro i 7 RE sono sicuramente personaggi “mitologici” cui non possiamo attribuire rilevanza storica .

    In antico Romano :

    ‘A vecchio ! vedi che Numa nun è mai esistito davero !!!!

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