Roma, 14 set – Il Regno Lombardo – Veneto era una delle zone cui il Piemonte ed i Savoia erano più interessati. Sulle orme di Daniele Manin, tantissimi patrioti veneti diedero il sangue per la difesa e la liberazione del loro territorio dall’aquila imperiale. Alcuni erano più esuberanti di altri. Questa è la storia di Pietro Scarpis.


L’antiaustriaco

Al nostro Pietro Scarpis gli austriaci non piacevano per nulla. E non è un eufemismo. La sua gioventù è segnata dalla morte di quattro dei dieci fratelli, già in tenera età, e da quella del padre quando ancora era giovane. Nella sua Conegliano non si sente a suo agio. Le cronache lo descrivono come un ragazzino vivace, a tratti insolente. Si pensi solo che la madre lo mandò a studiare in seminario a Belluno ma, all’età di 16 anni, scappò a Venezia a combattere al fianco degli insorti di Daniele Manin. Il contro assedio austriaco metterà fine all’avventura rivoluzionaria di Scarpis che tornerà a casa.

Il giovane si dimostrerà, al contrario delle premesse, uno studente diligente tanto che, in breve tempo, otterrà anche la laura in giurisprudenza a Padova. Ma questo è solo l’inizio.

Disertore per patriottismo

Quando tornò a Conegliano, alla notizia che Giuseppe Garibaldi voleva liberare l’Italia partendo dalla Sicilia, Pietro Scarpis non esitò. Cercò con altri commilitoni di attraversare il confine ma le vedette austriache lo scoprirono e lo ferirono. Fu così rinchiuso ma, dopo pochi mesi, riuscì a scappare e giungere, finalmente, in Piemonte. Qui venne ammesso all’interno dell’esercito regolare ma, di fatto, sarebbe stato escluso da quella che sarebbe divenuta la spedizione dei Mille.

Con altri tre compagni, Pietro Scarpis disertò e si imbarcò con Garibaldi. In Sicilia combatté a Calatafimi ed a Palermo per poi salire fino a Napoli ed al Volturno dove verrà promosso luogotenente. La morte prematura del compagno ed amico Cesare Bernardi sconvolgerà l’animo del giovane veneto che si costituirà alle autorità piemontesi come disertore. Imprigionato ma, dopo 4 mesi, per intercessione della Regina Maria Adelaide, venne liberato. Fu Garibaldi stesso a chiamarlo per la campagna del Tirolo.

Finita la guerra, Pietro Scarpis diverrà notaio nella sua Conegliano e reggerà alcuni istituti fino alla sua morte, sopraggiunta il 5 maggio del 1900.

Tommaso Lunardi

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