Roma, 6 giu – L’omicidio di Mazzola e Giralucci? In fondo i due missini se la sono un po’ cercata. Andando a stringere, è con questa agghiacciante sentenza che possiamo riassumere le polemiche per la presentazione della graphic novel “Brigate rosso sangue”, edita da Ferrogallico, prevista per il prossimo 14 giugno a Padova presso la Sala Anziani di Palazzo Moroni girae il 19 giugno alle 16 a Roma presso la Sala Stampa del Senato della Repubblica. A Padova, insieme al curatore Mario Bartoluzzi, interverranno il senatore Andrea Ostellari, il consigliere comunale Davide Meneghini, l’editore Marco Carucci e l’avvocato Marcello Vinci. A Roma con Ragno, Ostellari, Bortoluzzi e Carucci, ci saranno anche Ignazio La Russa e Piero Mazzola, figlio di Giuseppe.


L’omicidio avvenne il 17 giugno 1974, nella sede del MSI di via Zabarella 24, a Padova, dove un commando brigatista fece irruzione e uccise a freddo il trentenne Graziano Giralucci e Giuseppe Mazzola, un ex carabiniere in pensione già sessantenne che teneva la contabilità. Le Br rivendicarono quell’attacco, che fu il primo omicidio commesso e rivendicato dal gruppo terroristico. Eppure, 45 anni dopo, ricordare due militanti di un partito politico uccisi come cani, non si può. Data la veste istituzionale delle due prime presentazioni, infatti, sull’iniziativa di Ferrogallico si sta consumando un’ignobile cagnara. Cominciando, tanto per cambiare, col propalare le solite fake news sull’editore. Il Mattino di Padova, per esempio, titolava: “Mazzola e Giralucci, il fumetto di CasaPound presentato in Comune assieme alla Lega”. Fumetto di CasaPound? Si gioca, ovviamente, sull’equivoco, mettendosi in scia delle polemiche sul salone del libro di Torino e su Altaforte, dalla quale, tuttavia, Ferrogallico è ben distinto.

Stragismo ideologico e giustificazioni

Ma c’è chi si è spinto oltre. Il Corriere del Veneto, per esempio, ha riportato l’opinione di Carlo Fumian, docente di Storia contemporanea all’università di Padova e autore di alcuni saggi sul terrorismo rosso, che ha pensato bene di criticare il fumetto con queste parole: “Non fa bene alla verità storica approfittare di questa commemorazione per sminuire, anzi, quasi cancellare, le responsabilità dei gruppi neofascisti, a cominciare da Ordine nuovo, che si fecero strumento della strategia della tensione (coperti e finanziati dai servizi segreti), a loro volta insanguinando l’Italia con stragi mostruose. Da questo punto di vista, il fumetto è una banalizzazione ‘militante’ e a dir poco parziale della violenza politica degli anni ’70, di cui non si sentiva il bisogno”.

Ordine nuovo? Le stragi? Le responsabilità dei gruppi neofascisti? Cosa c’entra tutto questo con due innocenti ammazzati senza motivo, per pura volontà di stragismo ideologico, per mero disprezzo antropologico? Se volessimo riprendere uno dei mantra cari alla sinistra stessa, potremmo chiosare: “E allora Ordine nuovo?”. In senso strettamente analitico, le parole del professore non hanno alcun senso: per parlare di un singolo episodio di cronaca degli anni ’70 dobbiamo ogni volta ricostruire il contesto globale? A meno che non si voglia sostenere che gli omicidi di Mazzola e Giralucci siano in qualche modo spiegabili alla luce della violenza neofascista. Cioè, in un certo senso, comprensibili, giustificabili. A meno che non si voglia dire che, in fondo in fondo, se lo sono meritato.

Giorgio Nigra

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