Roma, 27 mag – Stando alla pletora di lamentele e di urla di dolore delle femministe impazzite rimbalzate da un social all’altro, il Patriarcato ha ottenuto il suo tributo di vittime oppresse anche ai seggi della tornata elettorale appena conclusa. E non stiamo parlando della vittoria della Lega – che a giudizio dei movimenti femministi e pro lgbt sta per segnare l’inizio di un’epoca di oscurantismo, costellata di esecuzioni in pubblica piazza di omosessuali, abolizione del suffragio femminile, fustigazioni di adultere; ci riferiamo a quanto accaduto nei seggi elettorali, dove, a detta dei suddetti movimenti, sono state registrate delle gravissime violazioni dei diritti di donne e di individui genderfluid.


Certificati sessisti

Ad esempio, l’aberrazione di stampare il cognome del marito dell’elettrice a fianco di quello da nubile sul certificato elettorale delle italiane residenti all’estero. Mio Dio, dove siamo finite, nel Medioevo? «Ricevo il mio certificato elettorale in cui per la prima volta al mio cognome é affiancato quello di mio marito senza averlo mai richiesto. Si tratta di un errore di procedura o di una scelta del ministero?». Se si contatta l’ambasciata italiana per un chiarimento, la risposta è questa: «Per queste elezioni il ministero degli Interni ha stampato anche il nome dei coniugi sul certificato elettorale». In base all’articolo 13 della legge 30 aprile 1999, «per le donne coniugate il cognome può essere seguito da quello del marito» in caso di rilascio e aggiornamento della tessera elettorale. Niente di illegale quindi, e soprattutto niente di male, ma le pasionarie non sono d’accordo. «È una grave violazione di diritti delle donne, per la quale le donne nemmeno protestano». Forse non protestano perché non è una violazione e non viene percepita come tale dalle persone sane di mente, e che hanno altro a cui pensare?

Le file transfobiche

Ma non è finita qui. Sulla pagina Facebook di Abbatto i muri, che sempre ci delizia con perle deliranti di lotta al Patriarcato e le loro battaglie per i diritti al 90% completamente inutili o superflue, viene pubblicato il lamento di una follower che denuncia quest’altra grave violazione al seggio di Berlino: «Non sapevo però che avrei trovato al seggio due file separate per votare. Uomini e Donne. Due fogli scritti a mano attaccati con lo scotch ai tavoli mi imponevano l’umiliazione di mettermi in fila secondo una divisione binaria a cui non credo e che non mi rispecchia». Insomma, la tizia si lamenta perché non c’era la fila genderfluid. Stoicamente decide di manifestare il proprio dissenso: «Avrei voluto urlare, ma so che bisogna mantenere la calma». Effettivamente a chi non viene da urlare di fronte a due file suddivise per sesso? E conclude: «Ci potevano dividere in regioni, in quartieri, in ordine alfabetico…. hanno deciso di dividerci per genere». Che brutalità. I commenti sotto lo status sono ancora meglio, tutti all’insegna delle soluzioni pratiche da adottare per ovviare allo scempio della divisione uomo-donna. «L’unica divisione non discriminatoria è per lettera dell’alfabeto. Posto che si debbano fare due file per 4 stalli , AM ed NZ, se sono tre file, AG , HP e QZ», suggerisce una utente. «Già mi ero lamentata con questo sistema scandaloso al seggio.. Vedo che continuano.. Finché la gente non si ribella a questa pazzia!», le fa eco un’altra. Meno male che la lgbt polizei vigila incessantemente.

Cristina Gauri

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