Roma, 7 ago – “Gli aiuti economici non aiuteranno mai l’Africa a svilupparsi. Affinché questo avvenga occorre che l’Africa applichi una politica che favorisca la crescita e lo sviluppo”. Parole di questo tipo vengono dette da anni da tutti i sovranisti e invece molti saranno sorpresi nell’apprendere che a fare questa dichiarazione è stato il presidente del Ghana, Nana Akufo-Addo. In un discorso fatto davanti ai membri africani della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, il presidente del Ghana ha sottolineato come decenni di aiuti non hanno fatto niente per aiutare l’Africa a svilupparsi e eventualmente lo sviluppo non arriverà dagli aiuti economici bensì dallo sviluppo economico.
Akufo-Addo ha anche aggiunto che dipendere dagli aiuti economici crea anche tensioni coi contribuenti dei Paesi donatori i quali hanno il diritto di sapere come sono spesi i loro soldi. Dichiarazioni di questo tipo sono rare da parte dei politici africani e questo dimostra che anche in Africa si inizia a capire che le politiche di crescita e sviluppo sono la sola via per uscire dalla povertà. A essere onesti il presidente del Ghana ha sempre creduto a queste politiche, tant’è che ha lanciato il piano Ghana beyond aid (Ghana oltre gli aiuti economici) puntando su due obiettivi: Planting for jobs e One district one factory initiative.

La crescita del Ghana

Il primo progetto ha lo scopo di dare incentivi ai contadini ghanesi per aumentare la produttività dell’agricoltura al fine di arrivare all’autosufficienza alimentare. Il secondo è invece un piano volto a creare almeno una fabbrica in ognuno dei 216 distretti del Ghana al fine di industrializzare il paese. In questo caso l’obiettivo è quello di usare queste fabbriche per trasformare le materie prime in ordine da creare valore aggiunto e quindi generare più ricchezza. Al momento è un po’ presto per dire se questo porterà dei risultati ma per ora è possibile dire che l’azione del governo ha portato il Ghana ad avere uno dei tassi di crescita più alti non solo dell’Africa ma del mondo intero. 
Giuseppe De Santis

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