Vercelli, 6 feb – Brutta (e assurda) avventura per Paolo Tiramani, sindaco di Borgosesia.
L’uomo è stato aggredito da un immigrato marocchino pluripregiudicato e “candidato” all’espulsione dall’Italia.


E’ stato proprio il primo cittadino del comune piemontese a narrare come si sono svolti i fatti che lo hanno visto protagonista: “Siamo al puro delirio. Lunedì a Borgosesia, la mia città, sono stato minacciato e aggredito da un delinquente seriale, di nazionalità marocchina, che dinanzi a testimoni mi ha mostrato una lima, urlando che me l’avrebbe infilata nella pancia. Ringrazio vigili e carabinieri, prontamente intervenuti, che lo hanno arrestato. Ma non è possibile continuare così

Tiramani, politico appartenente al Carroccio e membro della commissione Affari speciali, fu tra le autorità in prima linea tra quelle che hanno richiesto l’espulsione del pericoloso individuo sulla base dei crimini commessi in passato e della sua indole violenta. Continua infatti il sindaco di Borgosesia: “Quest’uomo ha una serie di precedenti penali alle spalle: minacce con coltello alle assistenti sociali, abuso di alcolici, incendio della casa popolare in cui era ospitato. Per questo un anno fa, da sindaco, ne chiesi e ottenni l’espulsione“.

Ciò che Tiramani non aveva considerato, tuttavia, era una “scappatoia” burocratica che ha offerto all’instabile nordafricano di continuare a “soggiornare” nella nostra nazione.
“Dopo sei mesi al Cie ha ricevuto un permesso per motivi religiosi perché si è dichiarato ateo e, in quanto tale, non rimpatriabile in Marocco” questa la ragione di tale assurda permanenza in Italia del criminale socialmente pericoloso.

Questa libertà di azione e movimenti concessa al marocchino ha permesso, indirettamente, di “concedersi” l’ulteriore aggressione nei confronti di quello che ritiene uno dei “colpevoli” della sua condizione. Non solo, Tiramani aggiunge un ulteriore dettaglio ironicamente preoccupante: “E questa mattina è stato di nuovo fermato per furto“.

Ilaria Paoletti

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