Roma, 8 ago – Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nonostante la proverbiale flemma, ogni tanto si esprime ad alta voce e lancia messaggi piuttosto chiari. E forse sarebbe meglio non lo facesse, visti i paragoni quantomeno fuori luogo che tende a tirar fuori. In occasione della 61esima commemorazione dei 136 lavoratori italiani che persero la vita nella miniera di Marcinelle in Belgio, Mattarella ha infatti visto bene di paragonare i “migranti” che oggi accogliamo in Italia a spese dello Stato, agli italiani che andavano a lavorare nelle miniere di carbone e che persero tragicamente la vita proprio mentre svolgevano il loro duro lavoro.


Riferendosi al dramma di Marcinelle, il presidente della Repubblica si è espresso così: “Un motivo di riflessione verso coloro che oggi cercano anche in Italia opportunità che noi trovammo in altri Paesi e che sollecita attenzione e strategie coerenti da parte dell’Unione Europea”. Peccato che gli italiani che morirono a Marcinelle non furono ospitati in alberghi a spese dei cittadini belgi, non ricevettero alcun sussidio statale, non ottennero status di rifugiati. Nessuno pensò poi di regalare ai loro figli la cittadinanza attraverso lo ius soli. Non risulta neppure che si resero protagonisti di disordini pubblici, episodi criminosi o manifestazioni per reclamare cibo migliore. Gli italiani dormivano spesso in umili stanberghe, lavoravano a testa bassa ogni giorno, in silenzio e con profonda dignità. Erano poi europei, a differenza delle migliaia di “migranti” che ogni giorno sbarcano sulle nostre coste. In quanto tali oggi, come i belgi, sarebbero cittadini comunitari con i diritti che ne conseguono.

Il paragone di Mattarella è quindi del tutto fuori luogo e decisamente vergognoso, considerata la situazione che vive oggi la nostra Nazione. Abbiamo il tasso di disoccupazione più alto d’Europa ma accogliamo chiunque a nostre spese senza prevedere serie politiche lavorative per i cittadini italiani. E Mattarella pensa bene di mettere sullo stesso piano un nigeriano comodamente sdraiato su un letto di un albergo a quattro stelle con tanto di wifi gratuito, ad un italiano che morì in una miniera di carbone in Belgio.

Eugenio Palazzini

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