Roma, 21 set – Prosegue la vicenda giudiziaria di Francesco Bellomo e, dal suo inizio fino ad oggi, non è stata certamente priva di colpi di scena. L’ex consigliere di Stato, docente e titolare della scuola “Diritto e Scienza” per superare il concorso in magistratura, come molti ricorderanno, sottoponeva alle sue studentesse contratti “particolari” tramite i quali veniva imposto a quest’ultime di seguire un particolare codice di abbigliamento e di condotta durante tutto il corso. La pratica alquanto amena veniva accompagnata poi da ripetute e costanti pressioni che Bellomo e i suoi collaboratori effettuavano sulle corsiste. Tutto ciò ha portato ad una accusa di molestie, mossa proprio da una delle sue allieve, e quindi all’apertura da parte di alcune procure di varie inchieste da Nord a Sud della penisola, in base soprattutto all’ubicazione delle sedi di “Diritto e Scienza”.


L’ex enfant prodige della magistratura, nonostante sia stato destituito all’unanimità dal Consiglio di presidenza della giustizia amministrativa a causa dello scandalo giudiziario, ha continuato a portare avanti la sua attività didattica tra lauti incassi (la società “Diritto e Scienza”, di cui Bellomo è proprietario all’85%, ha un fatturato di quasi un milione di euro) e infinite polemiche.

I processi

Gli ultimi, più recenti, sviluppi del caso Bellomo sono avvenuti presso il Tribunale di Milano. I due pm del capoluogo lombardo hanno chiesto di archiviare la posizione di Francesco Bellomo, accusato di stalking e violenza privata nei confronti di quattro studentesse della sede milanese della scuola di preparazione alla magistratura. La richiesta dei pubblici ministeri risale a luglio ma è lunedì scorso che il gip Guido Salvini si è «riservato di decidere» se archiviare o meno l’indagine. Per i pm di Milano tra Bellomo e le sue adepte c’è stata solo «una rete di scambi connotata da reciprocità», a Bari, invece, la procura non è dello stesso parere tanto che dal 9 luglio scorso l’ex consigliere di Stato è stato sottoposto agli arresti domiciliari, revocati tuttavia dal Tribunale del Riesame il successivo 29 luglio. Se a Milano i pm non hanno trovato «una condotta di sopraffazione né un’abitualità di comportamenti volti ad incidere negativamente sulla serenità e l’integrità psicofisica delle allieve», a Bari, invece, gli inquirenti hanno reperito «sistematiche condotte di sopraffazione, controllo, denigrazione e intimidazione» oltre a «prostrazione e soggezione psicologica».

Ai cronisti presenti a Milano dopo la discussione davanti al gip, l’avvocato di Bellomo Beniamino Migliucci ha detto: «Le studentesse erano libere di accettare i contratti, qualcuna li accettava altre no, nessuna di queste ha mai ricevuto pregiudizi, l’unico cambiamento in positivo per loro è che sono diventate magistrati».

Vicenda Bellomo: croce e delizia della nostra magistratura

Ecco la vicenda a questo punto, usando come traccia le parole: «…l’unico cambiamento in positivo per loro è che sono diventate magistrati», può offrire almeno un significativo spunto di riflessione. Partendo dal presupposto non ci sarebbe nulla di male se un giudice utilizzi il suo fascino per sedurre le studentesse del suo corso privato, è invece alquanto preoccupante che una donna, diventata magistrato, abbia accettato assurde, bizzarre e insensate clausole di un contratto che imponeva un dress code da seguire durante il corso, di lasciare il fidanzato se ritenuto mentalmente inferiore e di condividere in rete ogni tipo di dettaglio sessuale (pena, se così non fosse stato, il pagamento di una penale di 100mila euro).

Una ragazza che accetti di vestire in un certo modo, di truccarsi in un certo modo, di mettere tacchi a spillo, di ricorrere a ritocchi di chirurgia estetica per essere più gradita al “guru” del diritto Bellomo, è, senza troppi dubbi, una persona soggetta a facile circonvenzione, di conseguenza non è in grado di ricoprire il delicato incarico di magistrato in quanto priva dell’equilibrio mentale necessario per sentenziare sulla vita delle persone. Oltretutto, stando alle dichiarazioni della sua ex allieva Rosa Calvi, pare che l’ex consigliere di Stato, pochi giorni prima della prova scritta del concorso per magistratura, fornisse alle allieve predilette delle “dispense speciali” che il più delle volte vertevano su temi presenti poi nelle tracce dell’esame. Considerando che proprio le studentesse del corso di Francesco Bellomo hanno passato il concorso in percentuale maggiore, chiunque sarà costretto in futuro, per sua sfortuna, ad entrare in Tribunale avrà di che temere.

Alessandro Boccia

1 commento

  1. Bellomo ? E’ bruttissssimo !!!
    ecco perché doveva
    molestare le donne …. (mai fatto in 60 anni … mica ero un cesso simile ….)
    ma la foto è recente ?
    mi pare un pischello , non un insegnante ,
    poi che consigliava allo stato ????
    😅😅😅😅

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