Venezia, 26 giu – Doina Matei è una donna libera. La rumena 33enne, che nel 2007 uccise Vanessa Russo conficcandole la punta dell’ombrello in un occhio, si è vista notificare con quattro anni di anticipo il certificato di “fine pena” dal Tribunale di Venezia. La donna era stata condannata in via definitiva nel 2010 a 16 anni di carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale, ma grazie alla buona condotta è riuscita a guadagnare 45 giorni per ogni sei mesi dall’inizio della reclusione.


Dal 2015 in semilibertà

Nel 2015 aveva già ottenuto la semilibertà (le sue foto in costume al mare causarono numerose polemiche). Per nove anni Doina Matei è stata reclusa nel carcere lagunare della Giudecca, poi si era trasferita in una casa vicino Venezia dove comunque aveva l’obbligo di rientro dalle 22 alle 6. Adesso è definitivamente libera.

Doina Matei nel frattempo ha trovato lavoro in una attività legata al mondo della ristorazione ed è madre di due figli. Per i suoi legali ha compiuto un percorso di rieducazione, uno in particolare, Nino Marazzita, arriva a dire: “Era un animaletto, oggi è una signora”. Insomma la narrazione positiva tende a cancellare il profilo della rom di 16 anni che si prostituiva sulla via Tiburtina a Roma e che derubava i passeggeri in metro, pronta ad infilare senza pietà la punta di un ombrello nell’occhio di Vanessa Russo, povera studentessa di 23 anni.

Il dolore della famiglia Russo

La famiglia Russo ovviamente non vive la liberazione di Doina Matei come il culmine di un percorso riabilitativo. Nel dicembre del 2018, Giuseppe Russo, padre di Vanessa dichiarò: “Me l’hanno ammazzata e nessuno ci ha chiesto scusa. Né la sua assassina né lo Stato che tutela più stranieri e i cattivi della brava gente”.

Davide Romano

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