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Roma, 13 apr – Questa mattina a circa 80 miglia dalle coste libiche si è rovesciato un barcone carico di immigrati diretto verso l’Italia. Il bilancio di questa ennesima tragedia è di nove morti accertati.

I cadaveri sono stati già recuperati in mare dalla Guardia Costiera che è ancora impegnata nelle ricerche di eventuali dispersi supportata da un aereo Atr 42. Si contano, per ora, 144 persone salvate. I superstiti sono stati imbarcati su una nave della Marina Militare coinvolta nell’operazione Triton che si sta dirigendo verso le coste della Sicilia.

La sciagura avviene a poche ore da un tweet della stessa Guardia Costeria che annunciava che solo nel fine settimana sono stati più di 2.700 gli immigrati
soccorsi a largo delle coste italiane di cui 1.100 solo nella giornata di ieri nel Canale di Sicilia. Prendendo in considerazione anche la giornata di venerdì, il numero sale ad oltre 5.000.

Questi numeri impressionanti non fanno che confermare i dati divulgati dall’agenzia per il controllo delle frontiere europee Frontex che parla di 276 mila persone entrante illegalmente in Europa di nel 2014 (il triplo rispetto all’anno precedente) di cui 170 mila solo in Italia. E la situazione è destinata a peggiorare in considerazione dei conflitti nell’area del Mediterraneo con la previsione di 500 mila profughi  pronti a sbarcare nel continente nel 2015.

Si continua così a far fronte a questa situazione emergenziale con le inutili operazioni di monitoraggio delle coste del dispendioso programma Triton (2,9 milioni di euro di budget mensile).

Sta di fatto che invece di programmare degli interventi risolutivi nelle aree a rischio, il fatto di recuperare cadaveri in mezzo al mare e consentire l’invasione di immigrati che fuggono dalle zone di guerra e poi una volta sbarcati sulle nostre coste si dileguano senza alcun controllo, rimane la soluzione più efficace partorita dalle istituzioni europee.

Alberto Maglio

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