Schermata 2015-08-03 alle 10.01.07Palermo, 3 ago – Il cerchio si stringe attorno all’ultimo boss dei boss: undici uomini che si ritiene siano legati al capomafia Matteo Messina Denaro (che a giugno ha festeggiato 22 anni di latitanza) sono stati arrestati nell’operazione “Ermes” condotta dalla polizia di Stato e coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Palermo.
Colpito il sistema di comunicazione del padrino, che si basa sull’arcaico ma efficace metodo dei “pizzini”: il centro di smistamento dei bigliettini era in un casolare nelle campagne di Mazara del Vallo.
Arresti e perquisizioni sono stati eseguiti nelle province di Palermo e Trapani da personale delle Squadre Mobili delle due città con il coordinamento del Servizio centrale operativo della polizia di Stato e la partecipazione del Ros dei carabinieri. I provvedimenti restrittivi riguardano i capi del mandamento di Mazara del Vallo e dei clan di Salemi, Santa Ninfa, Partanna, ritenuti feudi di Messina Denaro.
L’indagine ha svelato le rigide regole della macchinosa comunicazione degli ordine tramite i famosi bigliettini. I pizzini, ripiegati fino all’inverosimile e chiusi con dello scotch, erano smistati durante i summit e poi nascosti sotto terra. Al termine delle riunioni gli uomini di fiducia li prendevano e li davano ai destinatari. Da questi ultimi i biglietti dovevano essere letti e distrutti immediatamente. Le risposte dovevano giungere entro massimo 15 giorni.
Per comunicare fra loro, gli arrestati usavano metafore agricole, parlando in modo apparenetmente innocente di “concime” e “favino”. Gli scambi dei bigliettini a un certo punto hanno subito un arresto, che gli inquirenti ricollegano a un temporaneo possibile allontanamento di Messina Denaro – il cui nome è presente in alcune conversazioni intercettate – dalla Sicilia.


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