Bolzano, 6 mar – Di questi tempi sembra sempre più difficile riuscire a comprendere dove stia il bene, oppure arrivare a scegliere il minore tra i mali che la modernità ci pone davanti. Tale scelta talvolta capita anche su questioni politiche, lavorative o ambientali e sono proprio questi alcuni dei principali punti che ruotano attorno a una lunga discussione iniziata 5 anni or sono in Alto Adige, e che sembrerebbe essere terminata giuridicamente ieri.


In seguito ad una lunga battaglia legale tra i contadini e le famiglie di Malles, piccolo comune della Val Venosta confinante con l’Austria e la Svizzera, la Corte dei conti ha sentenziato che il referendum popolare contro l’uso dei pesticidi nei campi agricoli nei pressi delle abitazioni residenziali, promosso dal primo cittadino e dai suoi elettori, non andava attuato. La pena pecuniaria richiesta direttamente al sindaco Ulrich Veith ammonta a 24mila euro di risarcimento ed è destinata a far discutere gli ambienti della giustizia.

Al referendum, datato 2014 e indetto per il divieto di pesticidi nelle coltivazioni, su 5.230 cittadini aveva partecipato ben il 70% della popolazione, ottenendo un clamoroso exploit per la causa ambientalista. Di seguito nel municipio altoatesino seguirono le ordinanze emesse dal sindaco che prevedevano il divieto all’uso di pesticidi troppo vicini alle case, con l’obiettivo ultimo di una graduale transizione verso un’agricoltura biologica.

Secondo la Procura della Repubblica però, nonostante il plebiscito, la consultazione popolare di Malles risulterebbe incredibilmente illegale. Il sindaco Veith si difende asserendo che il comitato promotore costituito nel 2013 da 74 membri, ha raccolto le firme secondo la procedura, con una corretta sottoscrizione, e non avrebbe fatto mancare i requisiti legali per l’attuazione. L’esposto alla Corte dei conti è stato presentato da un gruppo di agricoltori, presumibilmente appartenenti al Südtiroler Bauernbund, ovvero l’associazione che rappresenta i contadini di madrelingua tedesca in termini economici, sociali, culturali e politici.

Come per la maggioranza politica che governa il comune venostano, anche il Bauerbund ha tra le sue fila molti uomini di spicco della Svp, storico partito di raccolta della popolazione di madrelingua tedesca, ciononostante in questi anni la lega dei contadini aveva osteggiato in ogni modo il risultato del referendum vinto a stragrande maggioranza dai sostenitori della difesa dell’ambiente e della democrazia diretta. Già nel 2016, 44 agricoltori protestarono al Tar esponendo le proprie ragioni e, quest’ultimo, aveva decapitato il referendum sospendendone immediatamente gli effetti dinnanzi alla popolazione sbigottita. Nelle due settimane che seguirono l’attuazione della delibera, si approvava in tutta fretta la Lex Malles, norma che interpretava in senso restrittivo la competenza agli enti locali in materia ambientale.

Una situazione che ha del paradossale; dove ancora una volta si fronteggiano mondo del lavoro, in questo caso più antico e “fuori moda” ma pur sempre con una ‘spruzzata’ di modernità, contro la salute delle famiglie di un paesino a 1.000 m s.l.m., già baciato dalla natura e da una vita più sana rispetto al grigiore metropolitano. In mezzo ai contendenti però troviamo una giustizia strana, a noi finora quasi incomprensibile, che condanna un sindaco per aver rispettato la volontà popolare dei suoi cittadini, seguendo le regole. Come in altre zone d’Italia, in Alto Adige sono in molti adesso a domandarsi quanto la politica provinciale della stella alpina influenzi le decisioni dei giudici e quanto questi interpretino in buona fede e correttamente le leggi.

Andrea Bonazza

4 Commenti

Commenta