Colorado Springs, 10 nov – Alla fine si scoprì che le scritte razziste conto i militari americani erano un montatura, perché a scriverle è stato un cadetto di colore, un afroamericano. Ma facciamo un passo indietro e ricostruiamo le cose. Circa un paio di mesi fa alcune scritte razziste, che prendevano di mira i militari di colore, erano state rinvenute davanti alla stanza di cinque studenti afroamericani nel dormitorio della scuola preparatoria all’accademia militare per allievi ufficiali dell’aviazione americana (USAFA) che ha sede in Colorado. Gli aspiranti cadetti devono frequentarla per 10 mesi prima dell’ammissione vera e propria.


Era ancora calda l’emozione suscitata dai fatti di Charlottesville e Ferguson, e con essa le polemiche nei confronti dei suprematisti bianchi. Poi ci si erano messi anche i giocatori afroamericani della NFL, che si sono inginocchiati per protesta durante l’inno nazionale. Insomma, un momento in cui sembrava che solo le forze armate non fossero interessate da episodi razziali.  

Sulla scia di questo sentimento di uguaglianza e di condanna di ogni forma di discriminazione fece il giro della rete il video del discorso del tenente generale Jay Silveria, sovrintendente dell’USAFA, l’accademia militare per allievi ufficiali dell’aviazione americana che ha sede in Colorado. In uno dei passaggi più intensi il militare americano, che per l’occasione aveva radunato tutti i cadetti, aveva detto: Se non siete capaci di trattare qualcuno con dignità e rispetto, allora dovete andarvene”. Applausi, standing ovation, mass media che parlano di “discorso potente”, di “lotta al razzismo”, di condanna.

Il colpevole razzista, lui stesso target delle offese, dopo aver ammesso la sua responsabilità, è stato espulso dall’accademia. La notizia è stata data dalla stessa accademia, che tuttavia si è trincerata nel silenzio, per evitare di far parlare ancora di sé. Il cadetto afroamericano razzista verso se stesso e i suoi simili, nel confermare la sua colpa, pare abbia detto di aver fatto tutto per scherzo. Chissà, forse aveva bisogno che qualcuno lo insultasse ma non trovando un modo per potersi lamentare e gridare alla discriminazione ha fatto tutto da sé.

Anna Pedri

 

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