Roma, 28 feb – Questo mercoledì Călin Georgescu è stato fermato e interrogato dalla polizia rumena. Un arresto che getta una luce inquietante e sinistra su tutta la politica europea.
Le accuse contro Georgescu
I fatti ormai sono noti. A novembre Georgescu aveva vinto in maniera sorprendente il primo turno delle elezioni presidenziali. Un risultato che era stato però annullato dalla Corte costituzionale per presunte interferenze russe, con le nuove elezione che si dovranno tenere a maggio. Se già l’intervento della magistratura per ribaltare il voto popolare era apparso un fatto grave, con l’arresto di Georgescu le cose sono ulteriormente peggiorate. Peraltro, sembrerebbe che l’arresto sia avvenuto mentre il politico rumeno si stava recando a presentare formalmente la propria candidatura in vista delle prossime elezioni. Georgescu è stato rilasciato diverse ore dopo il fermo ed è stato accolto da una folla di sostenitori. Le accuse contro di lui sono istigazione ad azioni contro l’ordine costituzionale, diffusione di notizie false, aver creato un’organizzazione “a carattere fascista, razzista o xenofobo”, e promuovere in pubblico “il culto di persone colpevoli di crimini di genocidio contro l’umanità e crimini di guerra”. A ciò si aggiunge il tentativo di silenziarlo con il divieto di apparire sui mass media o di creare account sui social media.
Quando sono i “democratici” ad ammettere che la democrazia non funziona
Il peso e, al tempo stesso, l’inconsistenza delle accuse – Georgescu è un politico populista, per certi versi post-ideologico, a cui più che altro viene contestata la vicinanza alla Russia di Putin, insomma più un Salvini che un Codreaunu – dimostrano tutta l’ipocrisia della situazione: in nome della democrazia e sbandierando un inesistente pericolo fascista si uccide la libertà. Questa, peraltro, era la morale anche di un film come Vogliamo i colonnelli di Mario Monicelli. In più, le vicende sembrano procedere verso un piano inclinato, con il sistema “democratico” costretto a scelta sempre più goffe e disperate. Dal voto di novembre dove Georgescu aveva raccolto il 22,3 per cento dei voti, secondo i sondaggi ora viaggerebbe al 38,4. Ma l’arresto di Georgescu dimostra la debolezza della democrazia in modo ancora più radicale che per le ambiguità e le contraddizioni della democrazia. Non è solo il disconoscimento del rapporto amico/nemico che secondo Schmitt anima la politica e che prevede un riconoscimento reciproco (in quanto il nemico non è nemico in senso morale o assoluto), squalificando quest’ultimo. C’è anche una sottovalutazione della capacità di ragionare e di scelta dei singoli cittadini, sottovalutazione che porta a mettere in dubbio quella inviolabilità dell’individuo e quella legittimità del voto popolare su cui dovrebbero fondarsi i sistemi democratici. L’eversione di Georgescu consisterebbe nell’usare TikTok ed aver potuto contare su lauti finanziamenti, come a dire che per vincere delle elezioni basti la propaganda. Questo significa affermare che le persone sono troppo stupide per poter decidere, tanto che la propaganda equivale a una sorta di costrizione, di violenza, e che quindi la democrazia semplicemente non funziona.
Michele Iozzino