Roma, 21 ago – Òscar Camps, l’eroe catalano “salva-naufraghi”, il fondatore della Ong Proactiva Open Arms, ha un passato di “schiavista”. Sì, perché il soccorritore di clandestini nel Mediterraneo qualche anno fa ha avuto vertenze e scioperi a oltranza da parte dei suoi dipendenti per condizioni di lavoro antisindacali, con orari da schiavi e licenziamenti senza giusta causa. Per non parlare poi del ramo commerciale dell’Ong, una vera e propria macchina macina-soldi, la cui contabilità è quanto meno opaca.
Quando la sua azienda si chiamava Proactiva Serveis Aquàtics e gestiva i soccorsi sulle coste spagnole, l’attivista di Barcellona ha dovuto fare i conti con 80 suoi dipendenti che hanno scioperato a oltranza per condizioni di lavoro prossime allo schiavismo. “Proactiva è un incubo, non parlano al lavoratore, impongono orari inaccettabili e le condizioni di lavoro sono pessime, i soccorritori vanno oltre le 1.750 ore annuali che l’accordo stabilisce e, ricordiamo, noi salviamo vite”, denunciarono i lavoratori nel 2016.
Ciononostante, Camps prosperava tranquillamente e faceva rotta verso premi e riconoscimenti per il suo impegno umanitario, il tutto con la “benedizione” di Ada Colau. La sindaca di Barcellona (nella foto sotto mentre “vara” il primo viaggio della nave di Proactiva Astral verso la Libia) ha fatto avere a Camps un contratto per le operazioni di soccorso dal valore di 2,13 milioni all’anno, il più redditizio di tutta la Spagna.
Calau
Camps gestisce personalmente le questioni amministrative della sua azienda, firmando di suo pugno contratti e licenziamenti. E a tal proposito, nel 2015, la sua azienda è stata condannata dalla Corte Superiore di Giustizia delle Isole Baleari (Tsjb) per cinque licenziamenti ingiusti. Nell’isola di Ibiza, i dipendenti di Camps all’epoca hanno riferito di aver lavorato per Proactiva “senza personale sanitario“, lamentando diverse irregolarità, anche amministrative.
Insomma, Camps, prima di far rotta per Lesbo e trasformare la sua azienda nella Ong che oggi tutti associano al salvataggio in mare dei “profughi” recapitati dagli scafisti, era una specie di boss del “caporalato“, diremmo in Italia.
Adolfo Spezzaferro


6 Commenti

  1. Disoccupati in cerca di una poltrona,si Danno da fare come possono,intanto magna qui magna li’ mettono in tasca un gruzzoletto.

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