Roma, 4 apr – In un’epoca in cui le contraddizioni del capitalismo terminale sembrano trascinarci verso un esito catastrofico, L’Avanguardia Italiana (Polemos Forgia Editrice, 94 pp.; 12,00€) si presenta come una raccolta provocatoria e visionaria, capace di restituire senso e direzione a chi si rifiuta di accettare il declino come destino. Non si tratta semplicemente di un’opera intellettuale, ma di un atto di militanza culturale, una chiamata all’azione rivolta a chi percepisce l’urgenza di una rinascita attraverso il mito, la tecnica e la memoria profonda.
Riappropriarsi della tecnica: L’Avanguardia Italiana
Fin dalle prime pagine, il lettore è condotto tra le ceneri ardenti della civiltà contemporanea, dove la speranza non è negata, ma riconquistata. I riferimenti agli antichi valori indoeuropei e alle scritture epiche — dai Veda all’Iliade — non sono nostalgia, ma archetipi da reinterpretare in chiave attuale. È proprio in questa tensione tra passato e futuro che si sviluppa l’anima archeofuturista del volume: una visione in cui la tradizione non è statica, ma matrice di nuove possibilità.
Una delle riflessioni più potenti e controverse riguarda la Tecnica, spesso demonizzata da certi ambienti identitari. Francesco Boco sottolinea come molti autodefiniti “alternativi” siano in realtà prigionieri delle stesse categorie monoteiste e lineari del pensiero moderno, finendo per opporre dicotomie semplicistiche — tecnica contro natura, progresso contro purezza — che sfociano nel neo-luddismo. La vera sfida è invece riappropriarsi della tecnica come espressione dell’anima indoeuropea, come strumento mitico e creativo.
In questo senso, la raccolta si distingue per la varietà e la profondità dei suoi autori: Andrea Anselmo esplora la dimensione iniziatica dell’opera di Ernst Jünger e il suo legame con Guillaume Faye; Adriano Scianca indaga il concetto di forza, tanto a livello filosofico quanto pratico; Carlomanno Adinolfi propone una sintesi tra barbarie e civiltà; Guido Taietti analizza la guerra all’eroismo e il nodo della singolarità tecnologica; Francesco Boco, infine, amplia la riflessione sulla tecnica come destino e non come strumento neutro.
Superare le false alternative del pensiero dominante
Questi contributi, pur diversi per stile e contenuti, sono uniti da una tensione comune: superare le false alternative imposte dal pensiero dominante e riconnettersi con una fonte metastorica dell’identità. Il passato, il presente e il futuro non sono linee disgiunte, ma si fondono in un’unica sfera per chi ha la volontà di potenza necessaria a rivendicarle.
L’Avanguardia Italiana è quindi molto più di una raccolta di saggi: è un’offensiva culturale, un laboratorio di pensiero radicale che sfida i dogmi del nostro tempo e propone una visione europea in cui il mito, la memoria e il futuro si fondono in un unico orizzonte operativo. Un’opera per chi non teme di guardare il caos negli occhi e rispondere con un atto di creazione.
Sergio Filacchioni