Roma, 17 ago – Tutte le imprese rivoluzionarie necessitano della presenza di una figura di “collaudo”. Purtroppo, però, a volte a costo di ottenere grandi risultati, il pegno da pagare è enorme. A volte, addirittura, è richiesto un sacrificio di sangue. Questo è l’esempio di Giuseppe Burei.


L’uomo dei record

L’aeronautica è stata creata per colpire il nemico dall’alto attendendo il momento opportuno. Molti membri di questo reparto, in Italia, erano “fuoriusciti” da altre sezioni dell’esercito tra cui la cavalleria, in particolare.

Giuseppe Burei nacque a Pordenone nel 1894 ed al suo nome sono affiancate grandi imprese tra le quali il primo volo su di un caccia monoplano e alcuni primati a bordo di un idrovolante per il trasporto dei passeggeri. Burei combatté anche al fronte negli ultimi anni del primo conflitto mondiale in forza alla 72° Squadriglia Caccia. Finita la guerra, insegnò l’arte del volo e del mitragliere alla Scuola di volo della Gabardini a Cameri, un paese in provincia di Novara.

L’esperienza alla Macchi

Ma la storia di Giuseppe Burei è conosciuta per la sua collaborazione con l’Aeronautica Macchi, l’attuale Alenia Aermacchi. Divenne primo pilota collaudatore e portò l’azienda di Varese ad alti livelli in ambito aeronautico. Per prima cosa, batté il record di altitudine per il reparto anfibi portando il suo M.C. 94 ad oltre 6400 metri di quota. Siamo nell’aprile del 1937.

Nel maggio dello stesso anno stabilì il record di velocità su circuito chiuso di 2000 km fermandosi a poco meno di 250 km/h. Il suo ultimo volo risale al 28 agosto 1938 quando, mentre stava testando un nuovo esemplare del M.C. 94, un’avaria fece precipitare il velivolo . Il pilota italiano morì nello schianto nei pressi di Mornago, in provincia di Varese.

Tommaso Lunardi

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