Milano, 21 mar – Gli attimi di terrore della giornata di ieri attraverso la testimonianza di chi quei momenti li ha vissuti in prima persona. Tino, 12 anni, ieri si trovava sull’autobus sequestrato e incendiato dal 51enne senegalese Ousseynou Sy, e ai microfoni del Giornale ha raccontato la sua terribile avventura: “Come tutti i mercoledì stavamo tornando dalla palestra e c’era quell’uomo”, racconta “Ha preso le fascette, io gli ero vicino e mi ha legato”. Tino racconta di essersi “spaventato tanto”.


Il racconto di Tino

 “Ci ha preso i telefoni, ma alcuni ragazzi sono riusciti a tenerli. Aveva tolto i martelletti per spaccare i vetri e aveva bloccato le porte”. Ousseynou aveva preparato tutto prima della corsa che avrebbe dovuto essere l’ultima per questi ragazzini, nascondendo le taniche di benzina sull’autobus, “così – spiega il ragazzo – se un poliziotto avesse sparato sarebbe bruciato tutto. Anche le tendine erano cosparse d’olio in modo tale da prendere fuoco più facilmente”. Nel frattempo, Ousseynou continuava a farneticare alla sua audience atterrita, accusando il governo italiano, colpevole, a sua detta, di avere provocato le stragi di migranti annegati nel Mediterraneo: “Si è fermato all’incirca cinque volte per cospargere l’autobus di benzina”, precisa Tino. Poi l’arrivo dei Carabinieri, che riescono a posizionare un auto davanti all’autobus e fermare il mezzo in corsa: “Ci siamo buttati con l’autobus in corsa, sono caduto e mi sono sbucciato un ginocchio”. Le forze dell’ordine avevano rotto i finestrini ed evacuato il mezzo. “Un mio amico era legato ed è stato ferito alla mano da Ousseynou mentre cercava di tagliargli le fascette. Aveva anche una pistola nei pantaloni. Non aveva pietà quell’uomo”.

La testimonianza della bidella

A fare da eco a Tino, la voce di Tiziana Magarini, 54 anni, bidella della scuola: “Mi sono seduta al primo posto, al fianco dell’autista, e all’improvviso ho visto che si rigirava fra le mani un coltello. Sono rimasta interdetta, ho fissato negli occhi i due insegnanti di educazione fisica, due uomini. Non capivamo”. Il piano, architettato con lucida follia, viene rivelato di colpo: “Mi ha passato delle fascette. E mi ha detto: Lega i professori. Loro sono sbiancati, io ero sempre più disorientata ma mi facevo coraggio: Sarà uno scherzo. Lui si è alzato e ha sistemato dei lucchetti e delle catene per bloccare le porte. Poi mi ha urlato: Falli tacere, falli stare zitti. Sempre in piedi, ha scandito alcune parole: Adesso facciamo un viaggetto. Ha fatto balenare un accendigas e ha estratto per un attimo dalla tasca una pistola“.

La chiamata 

Una bambina testimonierà poi: “Tiziana è venuta verso di noi a ritirare i cellulari, era pallidissima e in quell’attimo abbiamo avuto paura, quasi ci implorava: Questo è matto, cerchiamo di non farlo uscire di testa”. Il senegalese ha poi passato a Tiziana “una tanica di benzina e mi ha urlato di buttarla sul pavimento. Nel caos ho cercato di spargerla giù dalle fessure, verso le porte, cosi da limitare i danni”. Il pullman parte, due insegnanti sono legati a un palo di sostegno, la maggior parte dei ragazzi immobilizzati, ma un ragazzino riesce a chiamare la polizia: “Un pazzo ha sequestrato il pullman, siamo due classi. È armato, vi prego non è uno scherzo, fate presto”.

Il salvataggio

“Accelerava e frenava di botto – prosegue la signora Tiziana – abbiamo rischiato più di una volta l’incidente, ma cercava di non andare troppo veloce per insospettire gli altri conducenti. E continuava a dire: Andiamo a Linate, Linate. E ancora: Voi morite, voi morite, io devo vendicare i bambini morti nel mare“. A un certo punto l’immigrato si è fermato di nuovo e le ha passato un’altra tanica: “Benzina, benzina dappertutto. E poi da un borsone ha tirato fuori coperte e stracci, li ha imbevuti e li ha appesi ai vetri, oscurando la parte anteriore del mezzo”. Finalmente, vengono raggiunti dai mezzi delle forze dell’ordine: “Urlavamo che non sparassero perché avevamo paura di saltare in aria“. I ragazzi vengono fatti uscire dai vetri, l’ultima a rimanere sul mezzo, proprio Tiziana: “Ero con lui, mi sono sentita perduta. Ma un attimo prima che desse fuoco a tutto un carabiniere mi ha afferrato e mi ha spinto fuori”.

Cristina Gauri

5 Commenti

  1. La testimonianza della bidella

    A fare da eco a Tino, la voce di Tiziana Magarini, 54 anni, bidella della scuola: “Mi sono seduta al primo posto, al fianco dell’autista, e all’improvviso ho visto che si rigirava fra le mani un coltello. Sono rimasta interdetta, ho fissato negli occhi i due insegnanti di educazione fisica, due uomini.

    “due uomini ”

    forse due pagliacci di circo , il loro dovere è la difesa degli studenti non accondiscendere le richieste del terrorista vanno cacciati dal loro posto per manifesta incapacita’

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