Roma, 28 ago – Il Mediterraneo è (almeno per adesso) libero dalle Ong. La nave Aquarius, della Ong Sos Méditerranée e Medici senza frontiere, bloccata da una settimana al largo della Tunisia, è tornata ieri al porto di Marsiglia, per uno scalo di durata indefinita: deve chiarire la sua situazione amministrativa. L’Aquarius deve “chiarire la sua situazione politica e amministrativa relativa alla bandiera di Gibilterra”, aveva dichiarato la stessa Ong lo scorso 16 agosto su Twitter, annunciando il ritorno della nave nella città francese.
Sos Mèditerranée si era sbrigata a rientrare a Marsiglia dopo l’annuncio di Gibilterra della sua decisione di togliere la sua bandiera alla nave. Questo perché, anche se l’Ong ha sempre negato, l’Aquarius non sarebbe stata registrata per svolgere attività di salvataggio, è l’accusa di Gibilterra. Una volta che la bandiera di Gibilterra verrà rimossa, la nave potrebbe salpare di nuovo, con la bandiera tedesca, che aveva prima di essere noleggiata da Sos Méditerranée e Medici senza frontiere. Ma è ancora tutto da vedere. Anche perché l’Aquarius, aveva dichiarato nei giorni scorsi il governo di Gibilterra, “è tornata brevemente alla bandiera principale (quella della Germania) e batte ora bandiera di Panama grazie a un noleggio a scafo nudo dal 20 agosto“. Ma il sito dell’International Maritime Organization non è stato aggiornato e la nave risulta ancora sotto bandiera di Gibilterra.
Con il ritiro dell’Aquarius, allo stato attuale nel Mediterraneo non ci sono navi Ong alla ricerca di “profughi”. L’unica ancora in navigazione, la Open Arms dell’Ong spagnola Proactiva Open Arms, ha fatto ritorno nel porto di Barcellona, dove potrebbe restare ancora per settimane. “Dovevamo rinnovare dei certificati e quindi passare alcune ispezioni“, dicono dalla Ong di Òscar Camps, l’ex bagnino dal passato quanto meno oscuro.
Le altre navi sono in stato di fermo a Malta. La Sea-Watch 3, che batte bandiera olandese, è bloccata nel porto della Valletta dai primi di luglio, sempre per problemi di registrazione. Non può navigare neanche Sea-Eye, Ong tedesca con due navi di ricerca e soccorso, la Sea-Eye e la Seefuchs. Il blocco della nave Seefuchs, battente bandiera olandese e ferma attualmente a La Valletta, è dovuto sempre a questioni di registrazione.
Poi c’è la Lifeline, sempre battente bandiera olandese, che è sotto sequestro: il comandante Claus Peter Reisch è agli arresti domiciliari e sta affrontando un processo perché era entrato illegalmente nelle acque del Paese, senza una corretta registrazione dell’imbarcazione. La sentenza potrebbe arrivare a metà settembre. Reisch ha già annunciato che, in caso di condanna, farà ricorso. E che l’Ong di Dresda sta lavorando per mettere in mare una nuova nave.
Infine, c’è la Iuventa dell’Ong tedesca Jugend Rettet, sotto sequestro dal 2 agosto 2017 a Trapani. A metà luglio sono stati notificati 20 avvisi di garanzia ai componenti dell’equipaggio, allo staff di Medici Senza Frontiere e a quello di Save the Children per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Insomma – chi per questioni amministrative, chi per questioni giudiziarie – le navi delle Ong sono ferme, non possono andare a soccorrere i clandestini nelle acque libiche. E forse, per il futuro, la linea dura dei porti chiusi portata avanti dal governo italiano potrebbe disincentivare il “traffico” nel Mediterraneo.
Adolfo Spezzaferro


1 commento

  1. aahahahha adesso che si dovrebbero cuccare i deportati da loro stessi perchè sono stati presi con le mani nel barattolo della marmellata che bandiera metteranno? Io propongo la bandiera con l’unicorno…andate a lavorare buffoni!!

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