Roma, 10 mag – Apprendo da un articolo su La Stampa di oggi che quasi 120 librai affiliati alla catena Feltrinelli chiedono, con lettera spedita alla direzione, che il libro intervista a Matteo Salvini scritto da Chiara Giannini e pubblicato da Altaforte Edizioni non sia loro imposto per la vendita. Leggendo i pochi stralci pubblicati parrebbe di capire che la messa al bando debba colpire l’editore e che il protagonista del libro sia bersaglio solo in quanto spauracchio di una strategia commerciale di vertice che, probabilmente, imporrà, a tutti i negozi fisici, di esporre il libro in bella vista. In altri termini, si può soprassedere sulla circostanza che Feltrinelli faccia affari con i titoli del marchio Altaforte – nei primi tre mesi del 2019 il colosso editoriale ha fatto ordini alla “piccola” casa editrice per centinaia di copie e per titoli diversi -, a patto che tale scelta non sia imposta ai singoli librai affiliati alla catena. Sono numerosissime le segnalazioni di potenziali acquirenti ai quali viene risposto, presso punti vendita Feltrinelli sparsi un po’ in tutta Italia, che il titolo prescelto non è ordinabile, nonostante Altaforte sia inserita tra i fornitori di Feltrinelli sin dall’inizio della propria attività.


L’alternativa alla Feltrinelli

Dovrei gridare allo scandalo e alla censura, ma, in tutta sincerità, ritengo che la scelta sia assolutamente condivisibile. Magari chi legge penserà che sono impazzito, che non c’è coerenza con quanto dichiarato dall’editore, che sto smentendo tutti coloro che hanno, giustamente, criticato la censura subita da Altaforte al Salone di “casaLagioia”, già Salone del Libro di Torino. Forse è vero, ma sono certo che tutti coloro che attribuiscono un valore militante  inteso come senso di appartenenza ad una comunità in marcia, quale che sia la direzione o il contesto – allo svolgersi della propria esistenza, possano comprendermi. Quando abbiamo deciso di intraprendere l’ardito progetto della casa editrice ci siamo più volte detti, che avremmo voluto rappresentare l’alternativa alla Feltrinelli, per il variegato mondo di destra, sovranista, nazionalista, tradizionalista e chi più ne ha più ne metta. Nella nostra ottica militante è stato da subito stabilito che, entrando in una libreria Altaforte, il curioso come l’informato, il dotto come il semplice, avrebbero potuto soddisfare la propria necessità di uscire dal politicamente corretto e culturalmente dominante. Abbiamo iniziato convinti che ai lettori di Saviano non manchino le modalità di acquistare un suo libro, ma che tra gli svariati canali di distribuzione non potesse mai esserci Altaforte. È censura? Io penso di no. Lo sarebbe se cercassi di impedire, a chi di quei testi riempie le proprie vetrine, di diffonderlo. Sono convinto che lo spirito che ha animato il fondatore della Feltrinelli sia stato lo stesso e che, in presenza di confini ben tracciati – vale per tutto – tutto sia più semplice e meno conflittuale. Da oggi si sa che entrando in un punto vendita Feltrinelli si cerca non un libro, ma una visione dell’esistenza. Da oggi si sa che la opposta visione va cercata altrove. Da oggi tutti sono chiamati a fare una scelta, circostanza che rende le persone più vicine all’uomo e meno al consumatore. E, detto tra noi, trovo giusto che sia così.

Il Salone non è “campo neutro”

Non è che io voglia suddividere il mondo in neri, bianchi e rossi, né tantomeno nascondere differenze e conflitti esistenti all’interno dei singoli colori, ma trovo insopportabile che i confini siano cancellati da logiche di mercato travestite da libertà di espressione. Persino la vicenda del Salone di casaLagioia, già Salone del Libro di Torino, contribuisce a far chiarezza. Da oggi si sa che quello non è “campo neutro”, spazio di confronto e scambio di idee aperto a tutti. Quello è un fortino occupato e militarizzato da quella parte del mondo libraio emanazione della visione di Feltrinelli. Il fatto che ci siano mille altre case editrici rappresenta una semplice distorsione mercatistica, ma nulla toglie alla sostanza. Da oggi la gente lo sa e ogni volta che una nebbia si dirada, i confini riappaiono e le scelte diventano tali. Anche quelle delle istituzioni pubbliche, generose finanziatrici dell’evento, troppo spesso pilatesche nell’intendere il proprio ruolo. Comprendo, condivido e apprezzo che molti intellettuali e politici abbiano criticato la scelta di escludere Altaforte dalla kermesse, ma, in tutta sincerità, sogno una politica in grado di creare alternative, o quantomeno di favorirne la nascita. Sogno una politica che assecondi le iniziative private finalizzate a creare altri fortini di pensiero, perché questa non è la via per generare conflitto, ma quella per spegnerlo. Se ogni visione dell’esistenza ha una casa propria, non sente la necessità di occupare quella dell’altro.

La risposta pervenuta ai librai dissidenti dal direttore vendite di Feltrinelli, non poteva che iniziare in modo roboante “la diversità e la libertà di opinione sono il sale della democrazia. Lo dice anche la nostra Costituzione”. Avrei quasi potuto credergli, se avesse ritirato la propria partecipazione al Salone di CasaLagioia, dimostrando con i fatti che quello è “campo neutro”; non avendolo fatto, invece, questa frase puzza un sacco di “non possiamo permetterci di non avere questo libro. Sia per il mancato introito, sia per il rischio che tanta gente – che oggi rappresenta la maggioranza relativa del Paese – capisca chi siamo”. Ecco, io preferisco sempre chi si pone con la propria faccia al giudizio del mondo.

Andrea Antonini – Responsabile editoriale Altaforte edizioni

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