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I Tiger, lo sbarco in Normandia e la resistenza agli Alleati in un libro fondamentale

by La Redazione
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Tiger Waffen-SS

Roma, 26 lug –  Dai diari di guerra dei carristi delle Waffen-SS Ernst Streng e Heinz Trautmann, arriva in libreria I Tiger delle Waffen-SS, il cui sottotitolo è ulteriormente esplicativo: “Russia 1943-1944 – Normandia 1944 – Germania 1945”. Lo sbarco in Normandia, avvenuto il 6 giugno 1944, venne infatti preceduto e succeduto da azioni militari importanti compiute dall’esercito tedesco, anche nelle fasi più critiche. Il testo di Wilhelm Fey, curato in questa edizione da Italia Sttorica Efizioni, sempre pronta a pronta a fornirci approfondimenti originali, grazie a testimonianze dirette, ne rappresenta una documentazione fondamentale. Riportiamo un commento dell’editore e l’introduzione al libro di cui consigliamo caldamente la lettura.

Il commento dell’editore

Queste pagine sono la testimonianza diretta di un giovanissimo equipaggio di un Tiger in tutti i punti più cruciali dei vari teatri di guerra da est a ovest nel 1943-1945, terminante nella zona dei drammatici scontri della disfatta finale intorno a Berlino. Troviamo questi stessi carristi negli attacchi fulminei contro Charkov e Bielgorod nel 1943 e nei combattimenti difensivi tra Kiev e Zhitomir dell’inverno 1943-1944; viviamo con loro l’assalto massiccio delle truppe Alleate sbarcate in Normandia e i contrattacchi dei Panzer e Grenadiere sotto la martellante supremazia numerica, aerea e d’artiglieria nemica; li ritroviamo infine nelle disperate azioni per aprire un varco alla 9ª Armata attraverso le masse dell’Esercito russo tra l’Oder e l’Elba nel 1945.

Edizione riveduta edita da Italia Storica Edizioni, di un classico storico-militare ampliata con decine di rare fotografie, profili a colori e mappe e in appendice una cronistoria delle unità protagoniste, ossia la schwere Kompanie della SS-Panzergrenadier-Division “Das Reich” e dello schwere SS-Panzer-Abteilung 102/502, ordini di battaglia e due testimonianze inedite.

I Tiger delle Waffen-SS, l’introduzione alla prima edizione italiana

«Nel suo testo originale, il racconto di guerra contenuto in questo libro è privo di qualsiasi pretesa letteraria. Sono pagine dei diari di soldati, ritoccate solo quanto è stato necessario per inserire gli avvenimenti in ordine cronologico. Nella versione italiana si è voluto rendere con esattezza lo scarno vocabolario originale, conservando la semplicità quasi banale delle espressioni per non alte rare la straordinaria crudezza ed efficacia del racconto. L’opera è costituita da una serie di istantanee: la guerra come appare, giorno per giorno, minuto per minuto, a chi la combatte in posizione di primissima linea; il risultato d’insieme non è però quello frammentario di un album composto di tante fotografie, ma la visione panoramica di un dramma a livello assai più elevato di quanto non si trovi nei soliti libri di guerra, perché qui protagonista non è la Storia o la Politica, la Strategia o la Tattica, ma l’equipaggio di un carro armato, e quindi il Combattente, il Soldato, e cioè l’Uomo.

L’equipaggio di questo Tiger non polemizza, non sottilizza, non si domanda chi abbia ragione e chi torto nella tremenda tempesta che scrolla il mondo: combatte. Esegue senza discutere, fino al limite delle possibilità umane, ed oltre, gli ordini dei superiori, e quando qualunque ordine viene a mancare, continua a compiere istintivamente il proprio dovere verso la patria e verso i camerati, con una innata e cosciente automaticità che ha del sublime.

Non quindi problemi, spiegazioni o giustificazioni sulle cause e sull’andamento del conflitto, ma solo narra zione della vita quotidiana del soldato di fronte al nemico ed alla morte.

Il lettore, giunto al resoconto dell’ultima drammatica fase della disfatta delle forze germaniche, acquista la convinzione che, malgrado l’ineluttabile rovescio militare, dalla guerra escano unici veri vincitori, al di sopra di ogni illusoria apparenza dei fatti, questi tedeschi.

Cinque giovani carristi, tra i diciassette e i ventitré anni, senza nome né volto, legati fra di loro da un profondo cameratismo e da un alto senso del dovere e dell’amor di patria, ci vengono presentati quale prototipo del perfetto soldato, di quel tipo di uomo, cioè, la cui esistenza sarà sempre necessaria in avvenire – come sempre lo fu per il passato – per la sopravvivenza dei valori superiori di ogni popolo, di ogni nazione, dell’umanità stessa. C’è anche un altro insegnamento da trarre dalla narrazione: i cinque carristi, protagonisti di terribili avventure, dimostrano in ogni circostanza la più incrollabile fiducia nel loro mezzo meccanico. Ed è fiducia ben riposta: il loro Tiger, duramente provato in mille combattimenti, dal fronte orientale a quello di Normandia, funziona e spara fino all’ultimo giorno della difesa di Berlino, uscendo sempre vincitore dai duelli con i carri nemici. Eppure, quel Panzer è costruito in ferro e acciaio, come i Cromwell degli inglesi, gli Sherman degli americani, i T-34 dei russi. La differenza sta nel fatto che, dal progetto e dalla fusione del primo bullone, fino all’ultima riparazione di fortuna ad opera di una Compagnia attrezzi ancora miracolosamente efficiente quando il fronte tedesco è già crollato da un pezzo, l’esistenza e la sopravvivenza del Tiger sono assicurate e seguite da uno stuolo di tecnici ancora più anonimi e altrettanto ammirevoli quanto i protagonisti delle sue vittoriose battaglie.

È che tutto un popolo – uomini e donne, vecchi e ragazzi, industriali e operai, agricoltori e contadini – si è schierato unanime e compatto dietro alle sue Forze Armate e ha partecipato, senza defezioni e con tutto il suo potenziale, al conseguimento degli obiettivi assegnatigli. Dietro i cinque carristi, protagonisti del nostro racconto, vediamo profilarsi l’intero popolo tedesco, con la sua capacità di lavoro, di concordia, di disciplina e di patriottismo, che lo porterà a compiere – malgrado le terribili distruzioni della guerra – quello che oggi è impropriamente definito come “il miracolo tedesco”. Per noi italiani, usciti dall’amara esperienza di una guerra perduta male, fuorviati da giustificazioni che spesso non servono che a far chiudere gli occhi di fronte alle realtà immutabili della vita e a cullarci in illusioni ingenue e spesso colpevoli nei riguardi delle generazioni future, questo racconto fornisce occasione di profonde e interessanti meditazioni».

Roma, aprile 1960

Daria Olsoufieff Borghese

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